La grave crisi economica e sociale che stiamo vivendo, ci deve spingere a rivedere e mettere in discussione le teorie alla base delle politiche economiche, “per rendere onore ai gigli del campo che non seminano e non filano…
In questo anno della crisi finanziaria e pensando anche alla crisi che sta vivendo tutto il mondo del lavoro nel nostro territorio viene spontanea una riflessione ed un esame di coscienza “socio-economico”.
È necessario, penso, in questo momento storico, ri-vedere i presupposti culturali delle politiche economiche.
Non sono un economista, ma ho letto qualcosa a questo proposito.
Ci sono alcune teorie (ad es. la Scuola di Chicago) le quali affermano che l”interesse personale guida i mercati verso risultati di maggior efficienza. Il governo non deve intervenire nell”economia, poichè gli individui razionali, perseguendo il proprio interesse personale, prevengono o curano rapidamente la maggior parte dei guasti del mercato.
La recente crisi economica ha messo, però, in discussione questa tesi.
Non sempre gli uomini di affari sono razionali e non sempre i mercati si autocorreggono, se non c”è un”etica, una morale della persona.
Allora la domanda che dobbiamo porci è: l”avidità è positiva? La ricerca dell”interesse personale migliorerà l”interesse globale? La risposta è non sempre. C”è una branca della ricerca economica che conferma l”antica convinzione che –una volta saziati i bisogni essenziali– il denaro ha una relazione debole con la felicità. Una volta che il prodotto interno lordo pro capite di un paese supera un moderato livello di reddito, le società – bisogna ribadirlo – non diventano più felici solo perchè divenute più ricche.
La verità è che l”uomo “desidera” sempre di più. Siamo immersi in una routine edonistica. Più abbiamo e più vogliamo avere (una casa più grande, una macchina in più, l”ultima generazione dei telefonini:). Lo stoico Seneca, al suo tempo, già così commentava: “Per quanto tu possieda molto, se c”è uno più ricco di te, ti sentirai inferiore proprio di quanto lui ha in più”.
È l”invidia che mantiene in forza l”edonismo in cui viviamo.
E allora sarà necessario superare l” “interesse personale” , anche negli “affari economici”, per “promuovere”, tutti, una vita etica di carità, e di dedizione all”interesse comune, che rischia oggi di diventare anacronistica.
Papa Giovanni XXIII affrontò questo tema nell”enciclica Mater et Magistra (1961): “La ricchezza economica di un popolo non è data soltanto dall”abbondanza complessiva dei beni, ma anche e più ancora dalla loro reale ed efficace redistribuzione secondo giustizia a garanzia dello sviluppo personale dei membri della società, ciò che è il vero scopo dell”economia nazionale“ (n. 61).
In altre parole, solo se sapremo guardare oltre il nostro interesse personale, sopravviveremo, e tutti.
Dobbiamo, in sintesi, secondo la bellissima espressione di Giovanni Paolo II, “globalizzare la solidarietà”.
E allora sarà necessario ri-esaminare alcuni presupposti delle politiche economiche attuali.
Mi piace concludere queste brevi riflessioni con uno scritto del celebre economista Jhon Maynard Keynes, il quale affermava che solo facendo tale esame di coscienza saremo capaci di “ritornare ad alcuni dei princìpi più solidi e autentici della religione e della virtù tradizionali: che l”avarizia è un vizio, l”esazione dell”usura una colpa, l”amore per il denaro spregevole, e che chi meno s”affanna per il domani cammina veramente sul sentiero della virtù e della profonda saggezza. Rivaluteremo di nuovo i fini sui mezzi e preferiremo il bello all”utile. Renderemo onore a chi saprà insegnarci a cogliere l”ora e il giorno con virtù, alla gente meravigliosa capace di trarre un piacere diretto dalle cose, ai gigli del campo che non seminano e non filano“.
(Fonte foto: Rete Internet)

