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Torre Annunziata, la storia infinita di Capo Oncino

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In questo Paese sembra che non esistano più cittadini ma solo acquirenti. Per questo motivo le pubbliche amministrazioni, quando non svendono il territorio ne impediscono la libera fruizione. Questo è quanto accade all’ombra del Vesuvio.

Sulla carta, il nostro, è un paese libero e sulla carta, solo tra le impolverate pagine del diritto civile, siamo liberi di muoverci sul nostro territorio. Se invece andiamo un po’ più a fondo, se cerchiamo di osservare la nostra realtà con gli occhi di uno che vive altrove, e non come chi è abituato a subire e talvolta reiterare il continuo sopruso della nostra mafiosità, allora forse proveremo indignazione per tutte quelle cose che sono ormai entrate nel nostro vivere quotidiano e forse, solo forse, potremmo intendere che tanto liberi proprio non siamo.

Il primo caldo ci invita al mare, il nostro bello e martoriato mare. Ma quanti di noi hanno la fortuna di viverlo in piena libertà? L’Italia ha 7.458 km di costa ma spesso questa non è fruibile o per lo meno non lo è liberamente per tutti. Se infatti si vuole godere di una spiaggia, oggi, sulla nostra congestionata costa, si deve passare per le forche caudine dei cosiddetti lidi, quegli stabilimenti balneari di cui la scorsa estate abbiamo già avuto occasione di discorrere. Certo talvolta esistono le cosiddette spiagge libere ma, e qui entriamo nello specifico del nostro discorso, queste sono spesso precluse a chi vuol farne uso.

Abbiamo scelto, a compendio di questa situazione, il caso di Capo Oncino, a Torre Annunziata. Questo luogo, dove le vestigia del Vulcano sono ancora evidenti con i suoi costoni di lava, era il preferito dagli oplontini per trascorrere le giornate di sole e senza la costrizione di esborsare l’obolo per l’accesso al mare.

La cittadina, tra il Golfo e il Vesuvio, ha una costa ormai urbanizzata, così come gran parte del litorale vesuviano e dove, pur non avendo tratti di ferrovia che restringono la costa come a Torre del Greco, è evidente la diffusione edilizia incontrollata che rende fruibile la balneazione solo in pochi e ristretti punti. Nel caso di Torre Annunziata poi si aggiunge anche l’opera di un’industrializzazione vecchia e nuova che ha spolpato il territorio e reso praticamente al limite della vivibilità le sue spiagge. È il caso della Salera, presso il porto, dove sono state scaricate tonnellate di idrocarburi, tanto da poter vedere la macchia nera, a forma di pipistrello, anche da Google Earth.

Ma tornando a Capo Oncino, lo scorso mese di luglio vi fu la frana di un costone roccioso che cadde rovinosamente a mare ma per fortuna, vista in quel momento la presenza di bagnanti, nessuno si fece male anche perché l’area era stata transennata con delle funi dai promotori dell’omonimo comitato che da allora ne ha condiviso la sorte. C’è da dire che la zona di Capo Oncino era già in osservazione per una serie di piccoli crolli avvenuti in precedenza e già l’amministrazione locale aveva manifestato l’intenzione, poi frustrata dall’opposizione popolare, di voler chiudere la spiaggia.

Ad ogni modo la zona viene definitivamente chiusa con l’intervento della magistratura che impose al sindaco, Giosuè Starita, la sistemazione di un cancello e un avviso di garanzia per omissione di atti di ufficio. Nel frattempo, la Provincia, che aveva in itinere una decina di progetti per la messa in sicurezza della costa napoletana, grazie anche all’intervento del Comitato, fece rientrare anche Capo Oncino in quel contesto, mettendolo definitivamente e in breve tempo (i lavori sono terminati a fine marzo) in sicurezza, con reti metalliche e con la messa in opera di scogliere artificiali.

Solo allora però, il comune, nonostante le segnalazioni del Comitato, si rese conto che esistevano ancora delle ordinanze per a messa in sicurezza dei balconi di alcuni edifici che si affacciavano sulla spiaggia, vanificando praticamente il nulla osta della procura per lo sblocco del cantiere. Il giudice impone quindi la messa in sicurezza di quei balconi, che termina anch’essa celermente ma allo stato attuale, l’accesso al litorale, è ancora proibito.

Questo è un paese dove è facile pensar male, anche perché spesso lo si fa a ragion veduta e quasi sempre con pronostico favorevole ma recandosi su quella spiaggia si potrà facilmente notare la vicinanza di chi, oltre a sporcarla con i suoi rifiuti, avrebbe anche l’interesse a far sì che il bagnante passasse da lui invece di vivere liberamente e gratuitamente il suolo demaniale, e chissà quanti altri interessi privati lederebbe l’apertura di Capo Oncino alla libera fruizione della cittadinanza. In effetti si vorrebbero conoscere le ragioni per le quali il comune oplontino tergiversa, eppure, il Comitato e Legambiente Torre Annunziata, lo scorso sabato, hanno pure prelevato quintali si spazzatura che lì è arrivata e a prescindere i divieti.

Basterebbe poco a questo punto, vista la stagione, per guadagnarsi la benevolenza degli elettori, basterebbero due chiavi per aprire quei catenacci che serrano quel cancello ormai solo simbolico, ma è evidente che parliamo di tutt’altra politica.

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