Una rockstar fuori dalle scene e con una vita ormai monotona raggiunge gli Stati Uniti per un ultimo saluto al padre morente. Il viaggio fornirà l”occasione per fuggire dalla noia e interrogarsi sulla propria esistenza.
Cheyenne è una rockstar in pensione da 30 anni. Ogni mattina si sveglia e si trucca come se fossero ancora gli anni Ottanta e dovesse tenere un concerto; invece la sua giornata passa in modo tranquillo e ordinario: un caffé con Mary, una chiacchierata con un amico, lo sport con la moglie.
Cheyenne è soprattutto un sopravvissuto. Il passato non lo tormenta, né soffre per l’oblio dorato in cui è confinato. Eppure tutto in lui sembra appartenere ad un altro tempo. La sua calma, il volto sereno ma perso, la saggezza che confina con una geniale idiozia, lo collocano in un mondo isolato, una sorta di vecchio reperto venuto da chissà dove e che cerca ancora qualche uso possibile, qualcosa che lo porti lontano dalla noia e, forse, anche da quel trucco diventato l’ultimo disperato tentativo di rivendicare un’identità. Un’improvvisa chiamata dagli Stati Uniti – con la notizia della malattia del padre – offrirà lo spunto per un viaggio e per un piccolo cambiamento.
Dopo i successi festivalieri, Sorrentino si cimenta con una coproduzione internazionale nella quale il richiamo esercitato dal talento straordinario di Sean Penn è una delle carte vincenti. Tutta la prima parte del film è perfetta. La rockstar che se ne va a passeggio col suo trolley per le strade di Dublino, appariscente ed eccessiva nel trucco e nei vestiti, eppure dedita alle attività più banali, è una figura cinematografica indimenticabile. Sono le immagini a creare il personaggio, il volto strepitoso di Sean Penn, la capacità innata di Sorrentino di fissare la stranezza più grande nel dettaglio e riuscire a renderla concreta, reale. In mano ad altri registi, il film sarebbe scivolato nella macchietta più grottesca, quasi ridicola.
Al contrario, This must be the place (il titolo cita una canzone dei Talking Heads) si regge su una malinconia autentica che, dietro al trucco, alla parlata lenta e ai capelli ingombranti, ha la sua radice profonda nel sentirsi inutili e fuori dal tempo. Ma qualcosa nell’impianto del film comincia a vacillare dal momento in cui la storia si sposta negli Stati Uniti. Nella prima parte Cheyenne è il protagonista assoluto, bizzarro, di un mondo ordinario e grigio che sembra girargli intorno senza scalfirlo. Nella parte americana, Sorrentino circonda Sean Penn di una serie di luoghi e personaggi tipici della tradizione del road movie – cadendo anche nel clichè – che sembrano quasi coprire il protagonista e spingerlo ai margini, confinato in un conflitto con il padre che non può essere il vero centro del film.
E non può esserlo perché la costruzione psicologica e narrativa dell’opera non ha la forza di supportare un discorso talmente complesso. Paradossalmente, è lo stesso Cheyenne a chiarirlo, rispondendo alla moglie che gli chiede se fosse alla ricerca di se stesso con un significativo “Sono nel New Mexico, non in India”. La molla che spinge la rockstar a intraprendere il viaggio, splendidamente costruita nella prima parte, è l’insistente sensazione di inutilità. Il rapporto tormentato con il padre diventa l’aspetto critico del film: Sorrentino ci costruisce la seconda parte, ma senza dargli la profondità di analisi necessaria. Così col passare dei minuti l’opera sembra sfilacciarsi, perdersi in personaggi e scene costruiti a tavolino, ammassando intorno a Cheyenne una danza di caratteri e situazioni bizzarre spesso fini a se stesse.
Il risultato è un film discontinuo. La forza della prima parte, eccezionale rappresentazione di una maschera tragicomica, si diluisce quando la narrazione diventa più complessa e affollata e Cheyenne si perde negli stereotipi del road movie e dei rapporti padre-figlio. Nonostante questo difetto, This must be the place rimane un ottimo film, non il migliore di Sorrentino, ma comunque in grado di regalare l’immagine meravigliosa di un personaggio destinato a rimanere nella storia.
(Fonte foto: Rete Internet)
Regia di Paolo Sorrentino, con Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson
Durata: 120 minuti
Uscita nelle sale: 14 ottobre 2011
Voto 7/10





