A due anni dal terremoto dell”Aquila la gente sa di non essere più al centro dell”attenzione. Troppa ancora la precarietà. Servono fatti, non più parole. Di Don Aniello Tortora
A due anni dal terribile sisma del 6 aprile 2009, a L’Aquila si rinnova il lutto. Oltre ventimila persone hanno preso parte nella notte tra il 5 e il 6 aprile scorso alla fiaccolata, organizzata dai comitati ma anche da semplici cittadini per commemorare il terremoto che causò 309 vittime e oltre 1.600 feriti. Il corteo era aperto da uno striscione con la dicitura: "Per loro, per tutti, i familiari delle vittime. L’Aquila, 6 aprile 2009", e a seguire: "È triste leggere negli occhi di mamma e papà la certezza che neanche stasera tornerò a casa", accompagnato dalle foto degli studenti morti. Alle 3 e 32 minuti, ora del terremoto, sono stati letti i nomi delle 309 vittime del devastante sisma. Le campane della chiesa delle Anime Sante hanno poi suonato a morto con 309 rintocchi.
Per il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente: "L’anno scorso c’era molta più aspettativa. A distanza di due anni sento che tra la gente sta subentrando un senso di sfiducia. E questo significherebbe la morte della città". Blocco completo della ricostruzione pesante – ha aggiunto – i soldi ci sono ma sono fermi da un anno e mezzo. La ricostruzione del tessuto socio economico non è ancora iniziata. L’anno scorso c’era tensione ma anche aspettativa, anche perché il governo era stato molto presente. Ora veniamo da un anno in cui si va avanti stancamente. Sentiamo di non essere più al centro dell’attenzione del Paese". Per il sindaco altra questione urgente da risolvere è quella sul rilancio economico e produttivo.
Leggendo le cronache dei giornali si ha l’impressione che il secondo anniversario sia più duro del primo. Dalle interviste degli aquilani traspare un po’ di sfiducia nel domani, anche perché hanno preso coscienza che l’Aquila non sarà riabitabile per moltissimo tempo. Per lunghi anni ancora saranno lontani dalle loro abitudini, dalle loro radici. Dalla loro vera vita. I riflettori mediatici sono tremendi: si sono spenti da tempo e sembra quasi a tutti che i problemi all’Aquila non esistano più. Come sta avvenendo, del resto per il dramma-Giappone. Le conseguenze di questo stato di cose si riverseranno, irrimediabilmente, sull’intera popolazione, di tutte le età. Le persone anziane, certamente, non ritorneranno dove sono vissuti tutta una vita e finiranno i loro giorni negli alloggi di fortuna, sparsi tutt’intorno.
Ma anche i piccoli saranno espropriati della loro “normalità”, perché cresceranno nelle new town e non conosceranno la città in cui giocavano, andavano a scuola e vivevano una vita feriale e normale i loro padri o i loro nonni. Ma anche per gli altri sarà difficile tornare a vivere come prima, anche per la crisi di un lavoro che non c’è più. Forse oggi, a due anni dal sisma, c’è più consapevolezza di una perdita, del dramma vissuto e che si continua a vivere.
Il Commissariato per la ricostruzione ha rivelato alcune cifre che devono far pensare. Al 5 aprile sono ancora 22.947 gli aquilani “sistemati in soluzioni alloggiative a carico dello Stato” (le new town, cioè, e i “moduli abitativi provvisori”), mentre 13.561 godono del “contributo di autonoma sistemazione” (un aiuto per l’affitto) e 1.295 sono assistiti in “strutture ricettive” e di “permanenza temporanea” (gli alberghi e le caserme). In tutto, 36.693 persone in attesa. Quasi un’altra città.
Il Presidente Napolitano, in visita all’Aquila ha lanciato un messaggio di speranza e di un impegno per il futuro, affermando che “gli aquilani non devono avere la paura di essere dimenticati perché, per fortuna, la coscienza civica del nostro paese e degli italiani non è al di sotto del dovere del ricordo e della vicinanza”. Un giorno gli aquilani torneranno nella loro “città promessa”, che, anche se molto lentamente, sta risorgendo. L’Aquila tornerà a volare, secondo la bellissima immagine di Papa Benedetto. Con l’aiuto di tutti. Soprattutto del governo, che dopo gli spot mediatici della prima ora, deve, adesso, dimostrare, concretamente, di stare vicino alla gente aquilana. Basta con i “miracoli” delle parole. Servono i fatti, quelli veri.
(Fonte foto: Rete Internet)






