Anna Rosa Rancella è la giovane figlia di Salvatore, avversario delle primarie del candidato sindaco Giuseppe Auriemma. Voleva candidarsi ma il veto del partito non lo ha consentito, ora replica con un manifesto pubblico.
Uscirà in queste ore il manifesto pubblico con il quale Anna Rosa, giovanissima figlia di Salvatore Rancella fa chiarezza sul motivo per il quale né suo padre, che pure aveva preso parte alle primarie, né lei stessa che avrebbe voluto essere nella lista del Pd per le elezioni del 25 maggio non compaiono tra le fila dei candidati al consiglio comunale in sostegno di Peppe Auriemma. La chiama «disavventura politica», Anna Rosa, ma precisa, così come già il papà aveva fatto: «Nonostante il trattamento riservatomi, vi invito ad appoggiare il candidato del centrosinistra».
I fatti: Rancella padre era tra gli sfidanti delle primarie e, come è noto, non l’ha spuntata contro Auriemma. Lui, come hanno del resto fatto gli altri candidati, doveva poi essere nelle liste in sostegno del vincitore. Voleva però esaudire il desiderio della sua figliola: quello di mettersi in gioco, candidandosi in prima persona. Che non sarebbe certo stato un male per le liste del Pd dove i giovani, specialmente i giovanissimi come Anna Rosa, latitano. E i voti dei Rancella sarebbero stati assicurati. La profferta ha però scatenato un singolare caso nel Pd, tanto da far scomodare, la sera prima della presentazione delle liste, sia Cimmino che Carpentieri. Senza risultato alcuno, nonostante ore di discussione. Il «Niet» ad Anna Rosa (pare le avessero proposto la candidatura nella lista Somma Bene Comune, sempre in appoggio di Auriemma a patto che il padre si candidasse nel Pd: ci chiediamo, per chi avrebbe votato la mamma?). Risultato: tutti e due fuori, per scelta.
«Avevo proposto di candidarmi, ma il Pd per motivi ancora oscuri ha rifiutato. Alcuni hanno avuto il coraggio di definire immorale la mia candidatura – dice Anna Rosa – altri hanno parlato di mancato rispetto delle regole che però erano già state violate da tutti gli altri. Di fatto mi hanno escluso, preferendo candidati scelti in maniera casuale ed improvvisata. Mi chiedo: è immorale un padre che fa spazio alla propria figlia? È normale che per consentirlo venga chiesto al padre di candidarsi in un partito e contestualmente alla figlia di farlo in un altro? È corretto un partito che non accetti una ragazza tra le proprie fila, nonostante non abbia giovani nella propria lista? È davvero democratico un partito che impedisce ad una SOLA ragazza di candidarsi semplicemente per paura? Nonostante il trattamento riservatomi, Vi invito comunque ad appoggiare il candidato sindaco del centrosinistra, non porto rancore e non sono abituata a ripagare con la stessa moneta. E forse è proprio questa la differenza tra giovani e “vecchi”».
Un proclama duro ma con l’aplomb giusto e l’ironico hashtag #statesereni.

