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Somma Vesuviana celebra il sacro Fuoco di Sant’Antonio Abate

Viaggio nelle credenze popolari nostrane, tra simbolismi e curiosità.

 In occasione della tradizionale festa de "O’ fuoco è Sant’Antuono" del 17 gennaio, il gruppo folk "Zì Riccardo e le donne della tammorra", che da oltre quarant’anni è sulla scena portando la musica e le danze tradizionali napoletane in tutto il mondo, allieterà la serata con canti e balli dal ritmo coinvolgente.

L’appuntamento è alle ore 18,30 nei pressi della Parrocchia "S. Maria di Costantinopoli" in località Rione Trieste di Somma Vesuviana. Da lì partirà un corteo, preceduto dalle ballerine di danza folcloristica, che arriverà a via Colle, dove alle ore 20 ci sarà l’accensione del falò per salutare l’entrata del carnevale. Subito dopo, al suono ritmato delle tammorre, inizieranno balli e canti dell’antica civiltà contadina.

Vediamo le origini culturali di questa antichissima festa.
Il 17 gennaio il calendario cristiano festeggia Sant’Antonio Abate, uno dei santi più venerati per le sue battaglie contro i demoni. La tradizione cristiana vuole che Sant’Antonio Abate, detto anche Sant’Antonio d’Egitto o Sant’Antonio del deserto, per la sua provenienza, venga rappresentato nell’iconografia e nella letteratura come il protettore degli animali.
Secondo la credenza popolare, la presenza del maiale è da far risalire storicamente ad un «privilegio» dell’Ordine Antoniano del 1095, secondo il quale i monaci allevavano i maiali per il loro lardo, che veniva usato come medicamento contro il «fuoco di Sant’Antonio», la più dolorosa forma di herpes.

Sant’Antonio, festeggiato da Nord a Sud, si celebra sia con una benedizione agli animali impartita sul sagrato delle chiese, sia accendendo grandi falò per purificare il terreno da sterpi e foglie. Per la devozione popolare, il Santo è il patrono del focolare domestico perché capace di sottomettere fiamme e demoni, per cui al fuoco apotropaico si associa una forte valenza animica.

Buona parte delle feste cristiane si sono sovrapposte agli antichi culti pagani ed ogni rito che vede l’accensione di un fuoco si richiama alle usanze celtiche, in particolare ai fuochi accesi in onore del dio Lug, la divinità più importante nel pantheon celtico. Lug era colui che risorgeva assicurando la resurrezione dell’uomo e, ogni anno, il ritorno della primavera, della luce: dunque portatore di fecondità e di nuova vita. Era figlio della Grande Madre celtica cui erano consacrati i cinghiali e i maiali, animali anche in precedenza dedicati alle divinità protettrici della fertilità, come Demetra, o la latina Cerere.

Anche in India, il 13 gennaio, c’è la festa di Lohri, essa si celebra, precisamente, nel Punjab. A tale festa è associata proprio l’accensione di un falò per celebrare le attività rurali e il raccolto, ma anche per simboleggiare la purificazione e la vittoria della luce sul male.

La festa di Sant’Antonio Abate si collega anche al carnevale e ai riti della rinascita, al tempo della Quaresima prima e della Pasqua poi, diventando un momento particolarmente fecondo di significati. L’immagine del Santo è particolarmente interessante anche da un punto di vista iconografico. Sant’Antonio impugna un bastone a forma di T, il «Tau» egiziano/greco, al quale veniva attribuita la forma simbolica della vita futura: il santo, infatti, scese nel regno dei diavoli, durante la risalita, fece prendere fuoco al bastone, e così appena giunto sulla terra poté accendere una catasta di legna per gli uomini e donargli così il fuoco. Da allora il fuoco ha riscaldato l’umanità.

Un altro elemento è il campanello che il Santo porta con sé: tale simbolo risale a quando, per un’epidemia portata dai maiali, si dovettero uccidere tutte le bestie ammalate, tranne quelle che allevavano i monaci, distinguibili da un campanello legato intorno al collo. Il significato del campanello è da ricercare nel ciclo congiunto alla morte e alla resurrezione, anticamente simbolo del ventre materno. Il campanellino è anche associato ad un tradizionale rito che si svolgeva a Macerata Campania (CE): un tempo si usava far bere acqua dal campanellino di «Sant’Antuono» a quei bambini che avevano difficoltà ad iniziare a parlare in modo da aiutarli.

Da Nord a Sud, da Est a Ovest, il rito del sacro fuoco coinvolge gli animi in un’atmosfera sicuramente suggestiva e partecipativa. Tra canti, balli, folklore e cibi locali tradizionali, la città di Somma Vesuviana apre le danze per festeggiare insieme il sacro fuoco di «Sant’Antuono» e per tramandare, alle generazioni future, usanze che non andrebbero mai perdute.
(Fonte foto: Rete Internet)

CULTURALMENTE

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