Il sindaco Piccolo, dopo alcune contestazioni, replica piccato: “Era una riunione politica”.
Fare il punto sulla «questione idrica», sulle «bollette pazze»: con questo obiettivo, giovedì scorso, presso la sala Agorà di piazza Trivio, si è tenuta l’assemblea per l’acqua pubblica «Stop Gori» indetta dal movimento politico La Città Cambia – Sinistra per Somma, con gli interventi dell’avvocato Giuseppe Grauso (referente regionale della rete civica per l’acqua bene comune), del sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, del sindaco di Roccarainola Raffaele De Simone e del referente di La Città Cambia, Lorenzo Metodio.
«Soggetta al potere politico e finanziario di pochi, la Gori è sempre più strumento d’una politica clientelare finalizzata ad utilizzare l’azienda e il suo consiglio di amministrazione come supplemento dei partiti che amministrano il territorio – scriveva il movimento civico nella nota che annunciava l’evento – come cittadini e come utenti sentiamo il dovere di ribellarci, unendo le forze affinché si metta fine ai soprusi della GORI. Negli anni passati abbiamo chiesto invano al Sindaco di allora di firmare l’adesione alla rete dei sindaci dell’ATO 3 per la ripubblicizzazione della gestione dei servizi idrici. Ora facciamo appello a questa nuova amministrazione affinché inverta la rotta e prenda in considerazione il percorso virtuoso iniziato da alcuni Sindaci dell’ATO 3».
Il movimento aveva già promosso in passato iniziative pro acqua pubblica, un problema ora tornato attuale perché, come spiegano i referenti di La Città Cambia «Molti di noi si sono visti arrivare a casa le cosiddette bollette pazze, relative alla riscossione di cartelle pregresse del periodo antecedente al 2012, che hanno colpito i cittadini del nostro territorio». Nell’assemblea l’obiettivo era fare chiarezza e ci ha pensato l’avvocato Grauso. «Alcuni comuni dell’Ato 3 hanno intrapreso un percorso virtuoso, scrivendo anche al Presidente del Consiglio, e cercando di riprendere le redini della gestione della questione idrica che spetta alle amministrazioni comunali – ha spiegato il legale – d’altro canto c’è la questione delle bollette pazze, che fanno riferimento ad un buco di bilancio di 122 milioni di euro della società, e non c’è nulla di pazzesco in questo.
Ora la riscossioni di queste bollette è stata momentaneamente sospesa, ma si tratta più di un modo per prendere tempo a mio avviso. Perché si è creata questa situazione? Perché la Gori fino al 2006 iscriveva nel bilancio introiti superiori a quanto realmente fatturava, perché i comuni che avevano l’onere di decidere la tariffa avevano deciso una determinata tariffa fino al 2008, nel 2007 si approva nel solo Cda senza passare per i comuni una pianificazione economica e finanziaria che eleva significativamente le tariffe e quindi nei bilanci viene inserita questa tariffa e non quella deliberata dai sindaci. Si tratta di una tariffa che i sindaci fino al 2009 si rifiuteranno di applicare. Tuttavia nel 2012 approveranno i conguagli da riconoscere a Gori per un valore di 38 milioni di euro. Una sorta di delibera “salva Gori”.
Nello stesso momento però venne approvata una delibera nella quale si prevedeva che la Regione si sarebbe fatta carico della maggior parte dell’importo del recupero dei conguagli. Questa delibera non può però essere applicata per una serie di inadempienze normative e quindi la Gori chiede all’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas di inserire quella somma nella fatturazione delle bollette 2013. Tuttavia l’Autorità riconosce che la Pianificazione è incompleta e chiede alla Gori di inviarla nuovamente. Nel frattempo l’Autorità si spoglia del potere di approvare tale delibera e questo potere torna ai comuni nel 2014. Ed è da qui che scaturisce il fenomeno delle bollette pazze.Noi abbiamo già impugnato al Tar tale delibera.
Da un punto di vista privatistico, c’è da dire che è sbagliato che gli utenti attuali debbano pagare anche per quelli del 2006 e oltre. Inoltre c’è da dire che nel 2012 voi non sapevate che le vostre bollette sarebbero state rincarate dai conguagli e quindi non avete potuto orientare i vostri consumi. Sotto questo aspetto noi abbiamo predisposto un reclamo anche da un punto di vista privatistico». Il sindaco di Roccarainola, De Simone, ha definito l’acqua «l’oro del futuro». «Ecco perché le multinazionali vi si sono lanciate – ha continuato il primo cittadino, anche lui avvocato – a Roccarainola noi siamo titolari per la lungimiranza di amministratori del passato di due pozzi, e l’acqua che proviene quindi dal sottosuolo viene venduta ai comuni limitrofi. Ma il mio paese non ne recupera nulla, anzi le tariffe idriche sono uguali a quelle degli altri paesi del territorio. Prima della Gori, fino al 2006, i costi idrici erano decisamente più bassi.
C’è sicuramente un’illegalità politica anche nella gestione della Gori, ed è anche contro questo che la mia amministrazione si sta battendo. “Gori, acronimo di gestione ottimale delle Risorse idriche”, ma questa gestione ottimale io non la vedo. Nel mio paese ci sono anche buche, acqua che fuoriesce. Ma la gente spesso se la prende con il Comune, senza considerare che le responsabilità non sono nostre. Nel 2011 abbiamo fatto causa alla Gori per i danni che ci arreca. Inoltre credo fermamente che noi politici non possiamo privatizzare l’acqua, tutto possiamo privatizzare tranne l’acqua. Non è possibile che oggi stiamo a discutere di questa società che non dovrebbe nemmeno esistere. Il primo passaggio che il comune di Somma Vesuviana dovrebbe fare è mettere per iscritto che l’acqua non può essere privatizzata».
Il sindaco Pasquale Piccolo ha invocato, a questo punto, regole certe. «Il problema è la gestione della Gori, gestire l’acqua pubblica è un qualcosa di molto difficile. Il problema va risolto a monte, la gestione privatistica comporta dei costi che comunque bisogna pagare, al di là del nome della società che sia Gori o altro». Il sindaco De Simone ha poi invitato il collega Piccolo a fare fronte comune. Successivamente però, il sindaco di Somma Vesuviana ha affidato – dopo aver letto alcuni commenti su social e stampa – il suo commento ad una nota: «Le mie risposte in assemblea sono state chiare e decise , sicuramente non ho fatto demagogia, campagna elettorale o populismo, visto che sarebbe stato molto più semplice e popolare aderire all’iniziativa – dice il sindaco – il mio unico interesse sono i cittadini ai quali vanno date risposte in modo chiaro anche se possono sembrare impopolari.
È sotto gli occhi di tutti l’impegno mio e dell’amministrazione comunale nell’intervenire, giusta causa, sulla questione delle bollette "partite pregresse" . Senza voler apparire il paladino della Gori o di altri preciso che la Gori è solo il gestore dell’acqua ma il vero organo istituzionale e’ l’ ATO 3 che dovrebbe operare gli opportuni controlli e che in questo caso e’ il responsabile dell’aumento incriminato. La presa in carico da parte del comune della gestione dell’acqua e nel nostro caso parliamo di un comune sottodimensionato per risorse umane ed economiche, comporterebbe un aggravio di tributi nonché una spesa non minima per manutenzione e ripristino di impianti.
La riunione di giovedì non era il luogo idoneo a prendere decisioni così impegnative le cui conseguenze vanno analizzate ed esaminate in modo tecnico ed analitico per cui non è preclusa nessun tipo di decisione come ho già sostenuto nei miei interventi. Ma visto come e’ stato artatamente interpretato il mio intervento ritengo di non aver partecipato ad un’assemblea pubblica, il cui fine doveva essere un momento di confronto, ma ad una riunione politica».
(Fonte foto: Facebook)





