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Solidarietà al Vescovo di Acerra

Monsignor Antonio Di Donna attaccato da politici e da qualche giornalista per aver lanciato un duro monito alle istituzioni locali affinchè si attivino per porre fine al dramma ambientale che affligge da anni territorio e popolazione locali.

L’ennesima polemica contro un uomo di chiesa, che ha solo difeso le sue “pecore”, in pasto ai “lupi” politici, che, con la complicità della camorra e dei “colletti bianchi” delle istituzioni (gente senza scrupoli né morale), da un ventennio a questa parte stanno assassinando un territorio.

Ci stanno ammazzando, in nome del dio danaro e del dio profitto a tutti i costi. Esprimo la mia piena solidarietà a Mons. Di Donna, Vescovo di Acerra. E’ stato attaccato dai soliti politici incompetenti e da qualche giornalista (amante della polemica e non della verità) solo perché ha fatto il suo dovere di pastore. L’inceneritore di Acerra (la cui localizzazione abbiamo inutilmente contrastato anni addietro) da giorni ormai è nell’occhio del ciclone per l’arrivo di camion pieni di ecoballe provenienti dal sito di stoccaggio ebolitano di Coda di Volpe.

Dopo i numerosi sit-in di protesta dei cittadini, a prendere la parola contro l’incenerimento delle ecoballe nell’impianto acerrano è stato monsignor Antonio Di Donna, che nel corso dell’omelia della Santa Messa celebrata al cimitero alla commemorazione dei defunti, ha lanciato un duro monito alle istituzioni locali affinchè Regione, Prefettura e Comune si attivino per porre fine al dramma ambientale che affligge ormai da anni territorio e popolazione locali.

«Ho il timore che Acerra sia vittima di un disegno più grande e che la popolazione sia destinata a diventare scarto perchè i signori della distruzione del creato e della morte così hanno deciso», ha dichiarato il vescovo in un cimitero gremito di persone, tristemente noto per accogliere al suo interno i tanti giovani morti di tumore negli ultimi anni in seguito all’aggravarsi di un inquinamento ambientale che miete ogni anno sempre più vittime tra adulti e bambini. Schierandosi al fianco delle centinaia di cittadini che in questi giorni hanno protestato contro l’utilizzo dell’inceneritore di Acerra per lo smaltimento delle ecoballe provenienti dal sito di stoccaggio di Coda Di Volpe ad Eboli, il vescovo ha precisato:

«Condivido le preoccupazioni di queste mamme e dei loro figli, perché ogni famiglia ad Acerra vive il dramma di un malato di cancro». Rivolgendosi poi alle istituzioni, Monsignor Di Donna ha invitato gli amministratori locali a prendere tempestivamente i dovuti provvedimenti e a dialogare con la popolazione, «evitando di far cadere su Acerra il peso del problema rifiuti di tutta la Campania e dando finalmente le garanzie giuste per il risanamento del territorio». Da quì l’appello al governatore Caldoro e al prefetto di Napoli affinchè sospendano l’arrivo delle ecoballe da Eboli e l’invito al sindaco di «fare un atto di coraggio contro lo smaltimento di quei rifiuti», dopo la richiesta del primo cittadino di un incontro urgente con Regione, Comune e cittadini per discutere della questione.

I timori che avevamo sull’inceneritore sono purtroppo diventati realtà. Non sappiamo cosa viene bruciato in quel “mostro”, tra l’altro militarizzato (alla faccia della democrazia e della trasparenza). Ancora una volta è la città di Napoli il vero problema: la raccolta differenziata non raggiunge più del 20%. Il nostro territorio non può continuare ad essere considerato l’“immondezzaio” dell’intera Campania.Tanti nostri comuni sono virtuosi e raggiungono in molti casi più del 60 % della raccolta differenziata. E’ questa la strada da percorrere per evitare la costruzione di impianti inquinanti per la loro costruzione e, soprattutto, per la loro manutenzione poco trasparente. Le nostre terre hanno bisogno di bonifiche e di messa in sicurezza, non di altra spazzatura che, tutto sembra essere, fuorché “eco”.

Mi sembra essere ritornato indietro di dieci anni, quando anche noi, del triangolo della morte, lottammo contro il “potere” per scongiurare certi fenomeni. Anche allora ci ritrovammo contro Istituzioni e giornali. Anche allora si cercò di zittire la chiesa. Ma le nostre intuizioni erano vere. Stavamo rompendo le uova nel paniere a tanta gente, che, senza scrupoli, per una manciata di euro, ha rubato la speranza e il futuro ai nostri figli. Come chiesa continueremo a denunciare le “strutture di peccato” presenti sul nostro territorio. La nostra gente ha bisogno di “aria pulita”, non solo nel senso fisico. Soprattutto nel senso morale. La vera “monnezza”, in questo caso, alligna nel cuore di qualcuno. E si deve convertire.

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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