Un mio ex alunno (?), mi dice che saranno appaltati i servizi presso il cimitero di Ottaviano. Le solite chiacchiere sulla città. Lo strano caso di Serra Olerano: è un paraustiello? La parola “cooperativa” mi ricorda qualcosa. Ma che cosa?
Gli dei ogni tanto mi puniscono per la mia abitudine di andare a prendere il caffè mattutino fuori Ottaviano. In un bar a Madonna dell’Arco, proprio mentre mi accingo a sorseggiare, un tale, tracagnotto, brizzolato, in giacca, e con cravatta reggimentale, che sta all’altro capo del banco , per caso mi nota, mi osserva, poi scartabella il libro della memoria, poi sgrana gli occhi, infine esulta: “:il professore Cimmino:.”, posa la sua tazza, corre a togliermi dalle mani la mia, mi abbraccia; e pone la fatale domanda, mi avete riconosciuto ? Sono stato un vostro alunno, sono Barozzi, Salvatore Barozzi: o dice: Marozzi? O forse dice Tarozzi, e snocciola un elenco di compagni di classe: era il 1980. Io, guardando commosso il mio caffè che si spegne nel freddo, dico a Tarozzi la solita bugia: certo che ti ho riconosciuto, non sono ancora rimbambito. Mo’ che stai facendo, come te la passi ? E lui si fa serio, corruga la fronte, abbassa la voce, e rivela: se non vi avessi incontrato, tra qualche giorno sarei venuto a casa vostra. Mi servono notizie sulla storia del cimitero di Ottaviano: solo voi mi potete dare una mano.
” Non esagerare – gli dico – Su Ottaviano ho scritto poco. Ma qualche notizia ce l’ho. Il cimitero sta a Ottaviano, ma accoglie da sempre anche i defunti di San Giuseppe Vesuviano. Venne aperto in un clima burrascoso, perchè i Sangiuseppesi e gli abitanti di Terzigno lo volevano a San Giuseppe, ma vinsero gli Ottajanesi e i Sangennarellesi, che lo volevano a Ottajano. In seguito le acque si calmarono, e quando San Giuseppe divenne comune autonomo, il cimitero venne retto da un consorzio, che lo amministrò e ancora lo amministra in pace e in amore, come si addice alla sacralità del luogo. Ma a che ti servono queste notizie?”
“Io faccio parte di una organizzazione che gestisce i servizi cimiteriali: operiamo già in sette comuni.. ” mi dice, compunto, il Tarozzi, o Marozzi: lo osservo con attenzione, per tentare di ricordare, e intanto la sua faccia passa dall’espansione della cordialità alla contrazione del dubbio e della prudenza: insomma fa la faccia da faina: sta decidendo fin dove spingersi, e dove mettere punto. ” Le notizie – dice – le userò come introduzione, come “cappello” al progetto con cui parteciperemo alla gara di appalto per i servizi nel cimitero di Ottaviano. Anche questi dettagli servono a dar la misura della nostra efficienza, della nostra professionalità.”
“Perchè, ci sarà una gara d’appalto a Ottaviano?” gli domando. Mi guarda sorpreso: “Non lo sapete ? Eppure voi scrivete articoli sulla politica ottavianese. Pensavo che..”. ” Pensavi male. Scrivo su Ottaviano di tanto in tanto, ma non ho nè il tempo, nè la voglia, di stare appresso alla cronaca quotidiana, anche se ammetto che nella cronaca si trovano gli argomenti più gustosi. E dunque ci sarà questa gara d’appalto..”. Lui si scioglie: ” Stiamo già preparando la cooperativa per gareggiare..” ” La cooperativa ? Ma non partecipate a tutte le gare d’appalto con la stessa società?”. Barozzi ride, mi scruta sbalordito: ma questo è veramente il prof. Cimmino, quel Cimmino che ci rompeva l’anima con Tucidide e con Guicciardini? :. partecipare a una gara con la stessa società.. Mah.. ” Ma, professore, – la sua voce ha il tono di una elegante cazziata – ogni Comune, come dire, ha le sue caratteristiche, ha le sue necessità. A Serra Olerano, per esempio, mettemmo nella cooperativa uomini di fiducia della nostra organizzazione – ci mancherebbe -, ma anche il prete del paese e il proprietario di una fabbrica di ceri ci diedero dei nomi. Un servizio più completo di così? Vincemmo l’appalto: i cooperatori lavoravano alla luce del sole, e noi, seduti nell’ombra, controllavamo che tutto procedesse secondo le regole dell’arte. Per Ottaviano le cose sono più difficili:” E poi scatta l’allusione che ci perseguita da quaranta anni: ” A Ottaviano, voi mi capite:”.
No, questo tizio non è stato un mio alunno: questa faccia da mustelide non l’avrei dimenticata. ” Anche tu con questa tiritera su Ottaviano – gli dico incavolato -, e basta, mo’:..Ottaviano è una coppa di cristallo, è l’ idea stessa della trasparenza. Puoi stare tranquillo. Sarà una gara limpidissima, con regole chiarissime, e con giudici da suscitare l’invidia di Minosse e di Salomone.”. ” Se lo dite voi” mi concede Barozzi, ma lo spasimo dei sopraccigli svela che qualche dubbio continua a morderlo. Mi saluta con un freddo “arrivederci”. Chiedo al barista di prepararmi un altro caffè. Seguirò questa gara per l’appalto dei servizi cimiteriali momento per momento, a partire dal bando : poi prenderò il risultato, cercherò il Barozzi Tarozzi, o come cavolo si chiama, e glielo sciorinerò sotto gli occhi. Guarda, Marozzi, come si fanno le gare, a Ottaviano:..
In questo momento scopro che Serra Olerano non esiste. Quel tizio ha volutamente sbagliato il nome, o ho capito male io? Vuoi vedere che ha ricamato un >paraustiello ? A me ? La notte dormo agitato: sono stato troppo educato con Tarozzi. E poi la parola “cooperativa” scatena un vespaio di mezzi ricordi e di spezzoni di idee associate, che non riesco a mettere a fuoco:..
Quasi quasi la costituisco anche io una cooperativa, e partecipo alla tenzone: lo farei veramente, se non fossi da sempre un sostenitore estremista dell’incinerazione e della dispersione delle ceneri.





