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Sant’Anastasia. Zona Rossa: Sarà possibile demolire e ricostruire?

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Il sindaco Esposito sta spendendo tutto sè stesso sulla eventualità che nella zona rossa si potrà demolire e ricostruire. Vediamo se davvero sarà possibile.

Scaricato nel dimenticatoio il refrain “Il rischio Vesuvio non esiste e la normativa sulla Zona rossa è una truffa confutabile a livello scientifico, m’impegnerò per una sua radicale revisione o addirittura abolizione”, il sindaco Esposito si attacca ora a un altro ritornello: ”Zona rossa finalmente si cambia, sarà possibile demolire e ricostruire” e con tale slogan continua a tappezzare le vie del paese.

Esaminiamo le possibilità concrete di simili interventi sul tessuto urbano di Sant’Anastasia.
La prima definizione puntuale dei possibili interventi sugli edifici esistenti risale alla legge 457/1978 che, all’art. 31, così li classificava: manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione. In nessuno di questi interventi era contemplata la demolizione e successiva ricostruzione e questo significava che detta ricostruzione, a seguito di demolizione, era equiparata a nuova edificazione, con la conseguente necessità di dover rispettare le norme urbanistiche esistenti all’atto della ricostruzione, in termini di distanza, altezza, volumetria, superficie coperta, ecc. e non quelle preesistenti.

Ciò comportava in genere l’impossibilità di ricostruire l’edificio dopo la demolizione. A Sant’Anastasia ne abbiamo avuto un esempio concreto in Via Garibaldi, risalente agli anni ’80 del secolo scorso. Successivamente, con il testo unico sull’edilizia, DPR 380/2001, viene ripresa, all’art.3, la classificazione degli interventi di cui alla legge 457/1978 e, nella classificazione della ristrutturazione, viene inserita anche la demolizione e successiva edificazione di un fabbricato con la stessa volumetria e sagoma di quella preesistente.
Con la circolare 4174/2003, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti esprimeva il parere che la demolizione e successiva ricostruzione di un fabbricato non obbligava al rispetto degli indici di fabbricabilità, altezza, distanze, indici volumetrici, previsti per i fabbricati di nuova costruzione, ma solo della volumetria e sagoma preesistente. Parere confermato dalla successiva L.R.28/2009, n.19, come modificata dalla L.R. 1/2011, n.1.

A Sant’Anastasia è tuttora vigente il piano regolatore generale, redatto quando Esposito era vicesindaco, e tale strumento prevede per la zona A (vecchio nucleo abitativo, in cui insistono edifici che possono presentare la convenienza della demolizione e successiva ricostruzione) la redazione di piani di recupero, piani avviati dall’amministrazione Iervolino e abbandonati dalle successive Pone e Esposito. In assenza di tali piani, sono consentiti solo interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo, esclusa la ristrutturazione e, di conseguenza, la demolizione e successiva ricostruzione.

Il territorio di Sant’Anastasia, inoltre, oltre ad essere soggetto nella sua globalità a tutela paesaggistica, è sottoposto ai vincoli del piano paesistico (ex Galasso) che, per il nucleo abitato a monte della vecchia strada del Vesuvio (già Via Ottaviano), consente la ristrutturazione edilizia e, quindi, la possibilità di demolizione e successiva ricostruzione, limitatamente agli edifici realizzati dopo il 1945. Il perché di questa disposizione si comprende se si considera la finalità di un piano paesistico che è di preservare, tra l’altro, i valori storici e ambientali di un territorio. La demolizione di edifici antichi, che caratterizzano la peculiarità di un centro, ne farebbe perdere per sempre la memoria storica che, di certo, non si riacquisterebbe con la ricostruzione di fac-simili.

Sant’Anastasia per di più fa parte della cosiddetta “Zona rossa”, soggetta al rischio Vesuvio, e sottoposta alla ormai più che nota legge regionale 21/2003. Tale legge consente per tutto il territorio comunale solo adeguamenti funzionali e di natura igienico-sanitaria sugli immobili esistenti.
Con delibera di giunta regionale 64/2012, in questi giorni al vaglio del consiglio regionale per l’approvazione, questi interventi, d’incerta caratterizzazione nella loro formulazione, sono convertiti in “manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro-risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia”, che non lasciano equivoci d’interpretazione.

Verrebbe, quindi, consentita la ristrutturazione che consentirebbe, una volta approvata la suddetta delibera, di provvedere anche alla demolizione e successiva riedificazione degli edifici, come va sbandierando il sindaco Esposito che, evidentemente, immagina che i proprietari d’immobili siano nella spasmodica attesa di poterli demolire e ricostruire. Questo, però, sarebbe possibile solo a valle di Via Arco- Via A. D’Auria- Via Somma, in quanto a monte rimane vigente l’attuale piano paesistico fino a quanto non sarà redatto e approvato il nuovo piano dalla Regione Campania, previsto dalla citata delibera regionale 64/2012. Il che è da prevedere che sarà né semplice né breve, se si considera che l’attuale piano paesistico ha impiegato circa dieci anni per venire alla luce e che la citata delibera regionale 64/2012, approvata dalla giunta in febbraio di quest’anno, è pervenuta al consiglio regionale solo in questi giorni e che la prima seduta è andata deserta.

D’altra parte non è prevedibile, allo stato attuale, se i vincoli che gravano sul territorio di Sant’Anastasia saranno confermati o modificati e in quale misura dal nuovo piano paesistico.
Anche le pratiche di condono edilizio, altro slogan del sindaco Esposito, dovranno attendere il nuovo piano per essere esaminate e definite. A conclusione, sorge legittima la domanda: queste esternazioni continue del sindaco Esposito sono profferite in buona o cattiva fede?

Se in buona fede, perché l’architetto Graziani, assessore all’urbanistica, non provvede a istruirlo adeguatamente su queste tematiche, anziché limitarsi a fargli da semplice cassa di risonanza?

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