I Vigili sostengono di non aver visto il contrassegno e la cittadina, dopo una breve lotta con la burocrazia, ha preferito pagare la contravvenzione.
In questa lettera arrivata in redazione, il sig. Vitullo ci racconta tutto il disappunto per un episodio che ha visto protagonisti lui e la moglie e la rassegnazione, se non lo sconforto, che li ha assaliti nel dover confrontarsi con la burocrazia per tentare di far valere le proprie ragioni. Com’è finita? Non è difficile da immaginare; talvolta si è più tranquilli a pagare una multa, seppur ingiusta, che sfibrarsi con uffici e funzionari che si dicono impotenti di fronte alle ragioni di cittadini “normali”.
Ecco una storia di ordinaria burocrazia.
Il giorno 06 maggio 2014 accompagnavo mia moglie a ritirare dei documenti presso il CAF in via Romani, n. 10 dove vige il divieto di sosta.
Premetto che mia moglie non guida ed è in possesso di regolare contrassegno d’invalida. Saliti in macchina costatavo che sul parabrezza vi era stata lasciata una copia del verbale per violazione di divieto di sosta, per un importo di euro 28,70 se pagavo entro 5 giorni,caso contrario la somma dopo sarebbe stata di euro 41.
Seduta stante rintracciavo i 2 vigili che avevano accertato la violazione per divieto di sosta chiedendo il perché avessero elevato il verbale in quanto sul cruscotto vi era bene esposto il contrassegno degli invalidi e poi il D.P.R. del 24 luglio 1996 n.503 recita che si può sostare purché il veicolo non costituisca grave intralcio al traffico. Pertanto chiedevo che annullassero il verbale: i Vigili erano dispiaciuti ma non potevano annullarlo ed aggiungevano sullo stesso verbale che non avevano notato il contrassegno invalido.
Potevo, però, rivolgermi al giudice di pace o al Prefetto per l’annullamento: la marca da bollo per l’istanza al giudice è di circa 40 euro non rimborsabile e per l’istanza al prefetto dovevo incaricare un legale.Pertanto ho preferito pagare il verbale: oltre il danno anche la beffa.
Luciano Vitullo

