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Sant’Anastasia. Con l’isola ecologica il sindaco è finito in un vicolo cieco

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Dopo mesi di dispute, sono sempre più evidenti i pacchiani passi falsi commessi dal primo cittadino. Ma altri errori sono stati fatti, senza che qualcuno abbia mosso un dito.

Alle nostre precise e dettagliate argomentazioni sull’illegalità commessa, delocalizzando l’isola dal primo sito in via Gramsci e posizionandola in via Petrarca, a ridosso della scuola Elsa Morante, il sindaco Esposito adduce giustificazioni assolutamente risibili. Una prima volta si giustifica per un preteso intervento della Provincia di Napoli che avrebbe revocato l’autorizzazione sul primo progetto, guardandosi bene dall’esibire o per lo meno citare qualsiasi documentazione a proposito.
Una seconda volta cita presunti errori progettuali nella redazione del primo progetto, tale da rendere non eseguibile l’opera. Anche in questo caso non specifica di quali errori trattasi, con l’aggravante che tali affermazioni spargono dubbi sulla professionalità dei membri dell’ufficio tecnico del comune.

La verità è che si è voluto favorire un consigliere di maggioranza, contrario alla prima localizzazione, come abbiamo ampiamente riportato e dimostrato nel nostro dossier.
Per distogliere poi l’attenzione dei cittadini da questa grave irregolarità, che ha già arrecato danni alla nostra comunità per il ritardo accumulato nella realizzazione dell’isola ecologica e per il concreto rischio di perdita del finanziamento della Provincia, il sindaco Esposito si dilunga, nelle sue argomentazioni, ad evidenziare che un’isola ecologica non è una discarica e che non provoca danni né ad ambiente né a persone. La nostra associazione non ha mai messo in dubbio la non nocività dell’isola, come abbiamo ampiamente argomentato nel dossier più volte citato.

L’egregio sindaco, però, si guarda bene dal richiamare quanto prescritto dal decreto ministeriale 18/12/1975 circa l’ubicazione di una scuola che deve essere distante da depositi (un’isola ecologica è per l’appunto un deposito di materiali, anche se di rifiuti), ma, fatto ancora più grave, ignora la prescrizione dell’articolo 84 del regolamento edilizio comunale, redatto quando era vice sindaco, che così recita “i depositi di materiali, alla rinfusa o accatastati, visibili dalle strade o spazi pubblici sono vietati nelle zone residenziali”. Certamente una scuola vale più di un semplice spazio pubblico ai fini della tutela. L’isola ecologica nella sua nuova ubicazione sarà certamente visibile dalla scuola Elsa Morante, essendo addirittura adiacente ad essa.

L’ulteriore art. 101, sempre del regolamento edilizio, rincara ancor più la dose là dove recita “i depositi di materiali accatastati o alla rinfusa nelle zone residenziali o nelle fasce di rispetto della viabilità devono essere eliminati entro il termine di due anni dall’entrata in vigore del presente regolamento" (dicembre 1994).

A parziale giustificazione di quest’assurda allocazione dell’isola, nelle sue conferenze stampa asserisce che altri comuni si sono regolati allo stesso modo. Si comporta come quei politici o funzionari pubblici che, colti con le mani nella marmellata, si giustificano asserendo “così fan tutti”. Asserzioni che denotano il degrado che colpisce ormai anche le professioni. Un tempo nessun urbanista, degno di questo nome, si sarebbe sognato di ubicare un deposito di materiali, per di più rifiuti urbani, nelle immediate adiacenze di un edificio scolastico.

Ulteriori dimostrazioni dell’allergia che il sindaco Esposito nutre per i regolamenti e le norme si deducono da altri due episodi molto emblematici.
Il primo riguarda la reazione scomposta alla recente ordinanza del Consiglio di Stato che accoglie il ricorso di alcuni cittadini avverso alla localizzazione dell’isola in adiacenza alla scuola, in difformità alla precedente decisione del TAR, rimandando la decisione definitiva ad un’udienza del 19 marzo 2013. Orbene, anziché prenderne atto, evitando qualsiasi commento sino a sentenza, se ne uscito pubblicamente con questa considerazione: “che bella giustizia…Tribunali dello stesso Paese che dicono cose diverse…s’insinua qualche dubbio!!".

Sembra di sentire un ex presidente del consiglio. Ha fatto poi proseguire i lavori e, successivamente, resosi evidentemente conto delle gravi conseguenze che sarebbero derivate al bilancio del comune, in caso di decisione favorevole ai ricorrenti, ha recentemente dichiarato di volerli sospendere.
Risulta evidente da tutto ciò che sull’isola ecologica il sindaco ha fatto una frittata enorme: per favorire un suo amico (colpito tra l’altro da un’indagine dei carabinieri e sottoposto ad una salata multa per detenzione impropria di suolo pubblico) è finito in un vicolo cieco, con un progetto ritardato di due anni e in un posto sbagliato, con il serio rischio di perdere il finanziamento e la necessità di ripristino dei luoghi dell’attuale cantiere.

Un secondo episodio riguarda il recente intervento sulla pavimentazione di via Arco. I preesistenti cubetti di porfido sono stati non sostituiti da nuovi ma semplicemente ricoperti da asfalto, in barba alle precise disposizioni della Sovrintendenza ai Beni Ambientali che assolutamente vieta simili scempi (per giunta in prossimità di un Santuario del “500).

Il sindaco Esposito è anche allergico al confronto ed al contraddittorio. Negli incontri pubblici, nelle conferenze stampa è sempre una sola voce che parla, la sua. Non sono ammessi interventi di altri né tanto meno alcun dibattito. Cosa ancora più grave è che gli interventi del sindaco si concludono immancabilmente con invettive ed improperi contro singoli ed associazioni non allineati al suo pensiero, oltre a paventare pretese minacce ed intimidazioni alla sua persona senza specificare da che parte provengono.

Bersaglio delle sue invettive sono, nella generalità dei casi, gli abitanti dei quartieri 167 di via Romani, accusati di essere degli intrusi che hanno approfittato della bontà degli anastasiani doc nell’accoglierli, non degni d’essere considerati, malgrado i lunghi anni trascorsi, cittadini a pieno titolo di S. Anastasia. Evidentemente al sindaco Esposito dà fastidio la loro partecipazione alla vita politica ed amministrativa della città. Preferisce i tanti “anastasiani doc” che sono in attesa d’essere da lui graziati per i tanti abusi edilizi commessi e costretti, di conseguenza, ad applaudire le sue esternazioni.

Siamo convinti che la stragrande maggioranza dei cittadini di questo paese giudichino anacronistiche e razziste le sconsiderate affermazioni del sindaco e considerino i cittadini immigrati dei Romani come parte integrante della loro comunità.
Ci meraviglia, invece, l’assordante silenzio dei consiglieri ed assessori che lo sostengono. Costoro non si rendono conto che il loro silenzio diventa corresponsabilità?
(Fonte foto: Rete Internet)

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