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San Sebastiano, ecco i suoi Pirap

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Per la nostra indagine sui PIRAP del Parco Nazionale del Vesuvio esaminiamo per primo il progetto del comune di San Sebastiano, quello che per anni è stato il comune sede dell’Ente Parco, simbolo della rinascita e del riscatto vesuviano.

 Quando si parla di San Sebastiano e soprattutto quando lo si fa in maniera critica cala su di noi un alone giallognolo che ne sfuma i connotati, ogni critica cade nel vuoto o nell’oblio lasciando, in maniera imperitura, la cittadina sul suo incrinato piedistallo dorato. Non parliamo poi quando ci si confronta con gente di altri paesi, che continua a vederla come un paradiso perduto o, per lo meno, mai raggiunto e recepisce con stupore le critiche all’ambita meta.

Anche con i PIRAP l’amministrazione sansebastianese si muove tra le sfumature e le nebbie vesuviane e anche in questo contesto sembra difficile muovere critiche, non si capisce infatti il perché sia stato tralasciato dal progetto in questione il sentiero numero otto dell’Ente Parco, di proprietà del comune di San Sebastiano e in completo stato di disfacimento. Ma andiamo per gradi.

Il progetto PIRAP consiste, come per molti altri comuni interessati ai Progetti Integrati Rurali delle Aree Parco, nella complementarità di due proposte e questo per mantenersi entro i limiti del preventivo progettuale. Nel caso specifico hanno il nome di “Sentiero del Vesuvio a Valle” e “Sentiero del Vesuvio a Monte” e hanno come premessa lo scopo di “riqualificare” l’intero tratto di Via Panoramica Panoramica Fellapane a partire dal suo incrocio con Via Palmieri e fino alla sbarra dove ha inizio il sentiero n°8 del PNV, ovvero al confluire in Via Faraone. L’intervento dovrebbe, secondo l’ignoto ideatore, migliorare l’infrastruttura locale e “contribuire allo sviluppo del contesto rurale, naturalistico e paesaggistico” con la “peculiarità” di elevarne l’attrattiva turistica. Che belle parole! Sembra però che chi abbia redatto tutto questo vivesse in un altro mondo o che l’abbia scritto almeno con i paraocchi.

In effetti, di naturalistico, nell’idea, non c’è nulla! Del resto, i lavori, si fermeranno soltanto di fronte al sentiero, senza toccarlo minimamente e non capiamo quindi la funzione escursionistica e conseguenzialmente turistica di tali opere che si inseriscono in un contesto, da questo punto di vista assai degradato per sporcizia e cattive frequentazioni.

Ma vediamo di che tipo di lavori si tratta. L’intervento è definito di manutenzione straordinaria e prevede la “riconfigurazione in maniera ridotta” della carreggiata, riducendola a 4,00 m di larghezza con la costituzione, su ambo i lati, di una banchina di mezzo metro di larghezza a mo’ di marciapiede. La cosa che ci sembra invece più importante è la creazione di pozzetti di raccolta delle acque superficiali, più alcuni interventi di ingegneria naturalistica nelle “zone prospicienti alla sede stradale”.

Troviamo infatti importante questo passaggio, poiché abbiamo più volte segnalato (LEGGI) la necessità di dover filtrare a monte le acque piovane e il pessimo stato del sistema locale della loro captazione. Da questo punto di vista troveremmo dunque utili tali lavori ma non risolutivi dei problemi che attanagliano San Sebastiano, che, come tutto il Vesuviano, patisce i flussi di acqua pluviale che scendono dalla Montagna e una manutenzione ordinaria praticamente inesistente.

È prevista inoltre una nuova illuminazione, alimentata con sistema fotovoltaico; qui ritorniamo perplessi, per il semplice motivo che è ormai notoria la breve durata di tali pannelli e il loro difficile smaltimento a meno che, non si voglia finalmente mettere in opera la fantomatica centrale fotovoltaica in zona Seimuoje, che attende di essere inaugurata dal lontano 2007.

Come accennato, relativamente a un eventuale riqualificazione del luogo dal punto di vista turistico, come chiaramente allude la relazione illustrativa e tecnica, rimaniamo alquanto perplessi perché, se è vero che fornirebbe un accesso, più degno di questo nome, alle aziende e ai numerosi fondi rurali della zona (realtà che, tra alti e bassi, va comunque avanti a prescindere della strada), non offre nessuna miglioria alla zona, notoriamente invasa, a tutte le ore del giorno, da coppiette e frequentatori dalla dubbia moralità. Il risultato è una strada perennemente sporca; i marciapiedi, presenti dalla Casa del Parco in poi, non sono mai stati un ostacolo per gli assidui frequentatori che con le loro autovetture li sormontano agilmente rovinandone la struttura.

La Casa del Parco poi, unico presidio democratico di quel luogo, è chiusa da mesi, per il trasferimento degli uffici tecnici del Parco presso la sede unica di Ottaviano e, se si escludono i due ristoranti presenti in Via Faraone, la zona è un luogo di scempio e desolazione.

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