Creati una ventina di stalli nuovi di zecca per favorire la sosta in piazza. Peccato che lo spazio sia stato sottratto al salotto buono della città.
Due sono le cose più ambite nell’immaginario collettivo Sangiuseppese: fare il giro della Piazza Garibaldi in auto e sostare davanti uno dei tanti bar che si affacciano lungo la piazza, anche solo per prendere un caffè e senza andare tanto per il sottile se lo spazio è insufficiente o addirittura assente.
Regolare la sosta in piazza è stato il primo banco di prova di ogni amministrazione. Già negli anni ’80 assessori rampanti volevano proibire la sosta, alle persone che abitando in periferia lasciavano l’auto tutto il giorno davanti alla chiesa per recarsi al lavoro a Napoli. Si ricordano questi assessori urlare ai Vigili Urbani di multare a questo e a quello ma mai di sedersi a ragionare e costruire strutture adeguate per risolvere il problema.
E così via via fino alla chiusura definitiva dello spazio antistante la chiesa, anticipo del faraonico progetto di sistemazione della piazza naufragato in tre anni di cantiere durante i quali lo spazio pubblico diventò una sorta di discarica a cui poi, la Commissione Prefettizia diede il colpo di grazia abbattendo gli alberi che da decenni avevano resistito ad ogni forma di inquinamento e umana violenza.
Il faraonico progetto prevedeva un largo marciapiedi e la possibilità di circolare intorno alla piazza con una sola corsia di marcia senza nessuna area di sosta; il parcheggio sarebbe stato costruito in piazza Elena D’Aosta interrato a più livelli. O perlomeno questo era impresso nelle poliedriche menti che lo avevano immaginato. Peccato che non erano stati fatti i conti con le ataviche sensibilità locali, forse si era sperato che l’avvento dell’Euro e il crollo delle torri gemelli che avevano modificato la geopolitica del pianeta potessero avere un effetto anche a San Giuseppe Vesuviano.
E invece no. Il primo segnale fu l’arretramento delle orribili barriere metalliche che isolavano il cantiere, si disse che era per agevolare il traffico e la strada tornò a due belle corsie più rigorosa corsia di sosta con cartello di sosta vietata. Situazione puntualmente tollerata dalle Forze dell’Ordine. Poi la Commissione Prefettizia per l’inaugurazione della Piazza arretrò qualche altro metro l’area pedonale, sempre con regolare divieto di sosta. Come sempre il rispetto del segnale si applicava con grande “tolleranza”.
L’arrivo dell’Amministrazione Catapano il primo dicembre 2012 ha dato una sferzata a tutto il sistema: ”Il rispetto delle regole sarà la nostra priorità” sentenziò il neo sindaco all’indomani dell’insediamento e i primi a farne le spese furono gli avventori diurni e notturni dei bar e coloro che non rispettavano il calendario della raccolta differenziata. Fu veramente uno bello spettacolo vedere la piazza di notte, tutta illuminata con centinaia di persone che passeggiavano fra le nuovissime aiuole e nessuna macchina in giro, veramente si aveva l’impressione di essere in una piazza europea, di quelle che si vedono in TV.
Per la verità lo spettacolo durava fino a che il personale della Municipale smontava dal servizio. Un minuto dopo partiva l’assalto a spazi e marciapiedi con auto simili ad autotreni da cui scendevano sconsolati e solitari avventori che si limitavano ad osservare il passaggio delle auto con sguardo spento.
Il sindaco Catapano, ed alcuni assessori, hanno retto per circa tre mesi, poi sono stati costretti a cedere il passo al malcostume imperante, presente anche all’interno dell’amministrazione e a farne le spese sono stati i 19 distanziatori che delimitavano l’area pedonale. Si è detto che per posizionarli meglio andavano spostati, vorremmo essere più precisi ma purtroppo l’oblio ha cancellato la determina dirigenziale con cui si è effettuato il lavoro, sappiamo solo che il tutto è costato quasi 4.000 euro ma il risultato è sotto gli occhi di tutti, quasi venti posti auto a breve distanza dalle porte dei bar, non c’è che dire un bel regalo di Pasqua alle tante attività commerciali della piazza. Questo mentre in tutto il mondo civilizzato si chiudono le strade a favore delle aree pedonali. In tutto questo fanno tenerezza gli stalli per le bici piazzate fra due fioriere, come se ridurre l’area pedonale fosse da incentivo ad usare le biciclette invece delle auto.
Osservando questo triste spettacolo vengono alla mente i proclami elettorali di Catapano e il suo discorso di insediamento in cui illustrava il suo programma portando a termine di paragone la Città di Salerno, dove la gente passeggia per i vicoli in totale sicurezza. Solo che questi vicoli distano chilometri dalle aree di parcheggio e le attività presenti nell’area pedonale premono affinché la zona sia vietata alle macchine, anche dei residenti, perché disturbano le migliaia di avventori seduti ai tavolini di bar e ristoranti i cui fatturati crescono in maniera esponenziale.
Ma se fossimo stati lungimiranti avremmo seguito il consiglio di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno che in campagna elettorale ci invitava a votare per i giovani riformisti che avevano nel loro programma aree pedonali e piste ciclabili. Sappiamo bene, però, che con i se e con i ma non si fa la storia. Sono i posti auto che danno il consenso, purtroppo.

