Via Figliola è un lungo asse viario che collega San Giorgio a Cremano a Cercola, passando per San Sebastiano al Vesuvio. Il tratto sangiorgese ha conosciuto negli ultimi vent’anni alcune sostanziali modifiche e non sempre comprensibili ai più.
Via Figliola (lunga 1.810 m.) prende probabilmente nome dall’antica famiglia nobiliare che risiedeva nella sua bella dimora di San Sebastiano, infatti, nel territorio di questo comune la via segue un andamento (di km 1,2) abbastanza lineare e ampio, salvo biforcarsi in un omonimo percorso che prosegue parallelo fino a ricongiungersi con l’asse viario all’altezza di Viale delle Industrie. Via Figliola raggiunge Cercola all’incrocio con Corso Europa ma continua con questo nome per 210 metri fino ai “Catini” ovvero all’incontro con Via Luca Giordano.
La strada, nel suo tratto nel comune di San Giorgio, era stata, fino agli inizi degli anni novanta del secolo scorso, un’angusta e tortuosa via di campagna, quella che da ragazzi chiamavamo ‘a Cupetta o ‘a Cuparella, lastricata di basalto e incanalata in una lunga fila di pericolanti muretti a secco, che la portavano fino a alla Piazzetta del Pittore, dove sfociava (non a caso il termine è fluviale! Con la pioggia era un’impresa percorrerla!) dietro la chiesa del Carmine, donata alla comunità locale dal celebre pittore barocco Luca Giordano, colui che ha legato a questi luoghi il suo nome, per aver vissuto e lavorato in questi in zona (seguendo la strada al lato della chiesa, Via Bernabò, questa conduce a quella che era una volta la sua dimora, acquistata nel 1669). Di fronte alla chiesa c’era, fino al termine del del diciannovesimo secolo, una famosa locanda detta ‘O Cantarone da altri chiamata anche Osteria del Giordano.
Partendo dalla piazzetta e prendendo nuovamente la via in direzione di San Sebastiano, sulla destra, là dove ora c’è un edificio dei padri camilliani, era situata Villa Giulia, una monumentale Villa in stile neoclassico oramai abbattuta e sostituita da un anonimo edificio ad uso seminario. Più su, sulla sinistra, al numero 10, c’è una bella villa che dà l’idea di essere degli inizi del ‘900, la villa detta in passato do Mellone, secondo alcune fonti, avrebbe dovuto far ferimento a Macedonio Melloni, nel 1847 primo direttore dell’Osservatorio Vesuviano. A questo punto però risulterebbe alquanto difficile datare la villa al ventesimo secolo e sarà opportuno fare ulteriori ricerche a riguardo. Proseguendo a monte si raggiungono, all’incrocio con l’alveo di Cupa Monaco Aiello, i confini con San Sebastiano.
Fin qui, un excursus storico e architettonico del luogo, già in passato trattato da un altro articolo (VEDI) ma ora vorremmo tornare alla nostra dura realtà quotidiana e mettere in luce alcune incongruenze abbastanza palesi soprattutto per chi vive in zona. La via è stata ampliata con alti bastioni in cemento armato che poco hanno a che vedere con la romantica visione dei muretti a secco di una volta, poi, l’essere stata allargata ed essere stata fornita di un sistema di captazione delle acque piovane ha fatto sì che questa divenisse un importante asse viario ma purtroppo, e stranamente, l’ampio lume della via viene drasticamente ridotto all’altezza di un’entrata secondaria del giardino dei camilliani. La cosa c’è sempre sembrata strana anche perché, il cancello, è praticamente in disuso, più avanti poi, all’altezza della chiesa, gli alberi secolari degli antichi giardini di Villa Giulia erano stati preservati fungendo da spartitraffico e regolando così tranquillamente il traffico della città verso il paese, cosa che invece non avviene poco più a monte.
Presso la strettoia, infatti, le cose sono state sempre complicate e ci s’affidava, come quando la strada era una cupa, al buon senso di chi la percorreva. Oggi si sa che il buon senso è assai raro e nonostante il traffico sia “regolamentato” da un semaforo, le cose non sono per niente migliorate, anzi vanno peggio di prima. Il traffico è infatti notevolmente rallentato dal semaforo in questione, mai ben regolato e creando file e intasamenti lungo tutto l’asse viario. È probabile che gli amministratori abbiano voluto cautelarsi in tal modo da eventuali cause per una mancata regolamentazione della strettoia ma purtroppo qui, quando metti un divieto sembra quasi un istigazione a infrangerlo. Se prima infatti gli incidenti erano una rarità ora sono una certezza, a causa di tutti coloro che non amano attendere il semaforo, attivo anche di notte, e spesso scambiato per il segnale di partenza della Formula uno.
Certo prima, la strada era più per canoisti che per normali pedoni ma ora per questi ultimi è un vero e proprio trekking, là dove ci sono i marciapiedi, questi hanno un dislivello tale da preferire la carreggiata e non esistono varchi per i carrozzini e carrozzelle e non parliamo della strettoia, dove non c’è marciapiede alcuno e ci si contende lo spazio con le autovetture. E dire che un marciapiede regolamenterebbe definitivamente il varco e aiuterebbe chi avrebbe il diritto, oltre che la necessità di andare a piedi, ma ci rendiamo conto, malgrado le telecamere pezzotte ivi sistemate, che questa qui è purtroppo solo fantascienza.
(Fonte foto: Rete Internet)


