La triste vicenda di E., giovane, imprenditrice, determinata, ridotta in fin di vita dall”ex compagno.
Di Simona Carandente
Si è detto che la violenza sulle donne non è, come si potrebbe credere, prerogativa dei ceti meno elevanti della popolazione: essa non risparmia nessuna, e non vede differenza di razza o cultura. Tuttavia, vi sono alcuni popoli per i quali la donna gode di particolare spregio, perchè vista come un bene di proprietà del maschio, padre-padrone, che appare in grado di poterne disporre a piacimento, quasi fosse un essere inanimato.
Tale premessa fa da sfondo allo storia di E., extracomunitaria trentenne, venuta anni fa nel nostro paese allo scopo di sfuggire alla fame ed alla guerra del suo paese, la Nigeria. Con estremo sacrificio, riesce ad insediarsi nella comunità di connazionali, in una nota zona del casertano, ed avvia anche una piccola, ma fiorente, attività commerciale.
Ad un certo punto la bellissima E. ha la sfortuna di conoscere F., un nigeriano che le manifesta subito un sentimento d”amore. I due cominciano una relazione, coronata anche dalla nascita di un bambino.
Nel corso del tempo, F. comincia a manifestarsi per quello che è realmente, probabilmente infastidito dalla condotta di vita “libertina” della sua compagna, che osa frequentare delle amiche, lavorare, curare il proprio aspetto.
Ne conseguono delle manifestazioni di violenza allucinanti: una sera F. raggiunge E. in casa di amiche e, senza alcun motivo, la massacra letteralmente di botte, scaraventandola verso una porta a vetri. E. giunge in ospedale in condizioni piuttosto gravi, con una prognosi di 20 giorni ed un braccio fratturato, tanto da dover ricorrere ad un intervento chirurgico.
Un po” per amore, un po” per timore di nuove aggressioni, E. perdona il suo compagno e rimane incinta di due gemelli. Proprio questa nuova, indesiderata gravidanza farà scatenare nuovamente l”ira del suo aguzzino, che aveva cercato invano di farla abortire.
Non essendoci riuscito con le buone, F. attua il suo proposito criminoso con l”unico modo che conosce, la violenza fisica: una sera riempie la sua compagna di botte sulla pancia, tanto numerose e violente che uno dei due gemelli morirà mentre l”altra, riuscita a salvarsi, riporterà seri danni neurologici per i colpi subiti.
A questo punto E. ne ha abbastanza: denuncia il suo oramai ex compagno, che verrà condannato per le sole lesioni alla pena di diciotto mesi di reclusione, coperti dalla sospensione condizionale della pena.
Successivamente alla condanna F. cambia paese e va a vivere all”estero, ma ogni volta che lo ritiene opportuno torna in Italia, libero ed indisturbato, e continua a rendere all”ex compagna la vita impossibile. Con la scusa di voler vedere i figli, gli stessi figli che aveva rinnegato, si presenta sotto casa dell”ex compagna, nel locale di sua proprietà, ubriacandosi fino a sconnettere completamente ed a rendere necessario, più volte, l”intervento della polizia. Attualmente, pende nei suo confronti un nuovo procedimento penale per stalking.
Vi sono situazioni, e persone, che arrecano di per sè enormi sofferenze: ma quando la vittima, già di per sè debole, appare anche indifesa la situazione è di gran lunga più complessa. E. può, nonostante tutto, ritenersi una ragazza fortunata: la comunità di nigeriani le è sempre stata vicina, ha trovato persone in grado di aiutarla ad occuparsi dei propri figli, è riuscita a portare avanti un”attività lavorativa.
Oggi è una giovane donna che guarda lontano, nonostante tutto e nonostante le ferite del cuore, soprattutto per dare un futuro ai propri figli. Nella speranza che non sappiano mai che persona è il loro padre naturale. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)
LA DONNA VITTIMA E CARNEFICE



