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LE IMMAGINI PIÚ SIGNIFICATIVE DELL’ULTIMO DECENNIO DI GOVERNO REGIONALE

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Le elezioni regionali si avvicinano, ma la Campania ha mancato quasi tutti gli obiettivi di rinnovamento politico e rilancio economico. È fondamentale un sussulto di dignità.
Di Amato Lamberti

Le elezioni regionali si avvicinano a grandi passi. Sarebbe ora di tirare le somme di dieci anni di governo regionale che sembrano aver mancato tutti gli obiettivi di rinnovamento politico e di rilancio economico della Campania.
L”immagine emblematica di questo decennio potrebbe essere quella degli operai della Fiat di Pomigliano che festeggiano, si fa per dire, il Natale nella fabbrica occupata per difendere il posto di lavoro di un centinaio di precari che già sanno di essere stati licenziati.

Oppure, quella della S.Messa celebrata dal vescovo di Nola, con gli operai, nella sala consiliare del Comune di Pomigliano, per ricordare alla politica e alle pubbliche amministrazioni quali dovrebbero essere le loro preoccupazioni costanti, l”occupazione e lo sviluppo del territorio. Oppure, ancora, le immagini di tante altre fabbriche occupate, degli operai sui tetti delle aziende, dei bivacchi notturni nei capannoni illuminati e riscaldati da falò improvvisati. Il fallimento sta tutto lì: fabbriche che chiudono, lavoratori buttati sulla strada insieme a tutte le loro speranze di futuro, un territorio devastato dalla speculazione, le amministrazioni locali nella tenaglia della camorra.

Senza dimenticare una emergenza che tutti si affannano a dichiarare superata ma che si presenta ancora per le strade della provincia di Napoli, quella dei rifiuti, che ha fatto il giro del mondo e che da molti viene considerato il manifesto dell”incapacità e della ciarlataneria di una politica che a parole dichiara di voler combattere malaffare e criminalità ma nella pratica quotidiana li alimenta e ne favorisce la diffusione. Basta un viaggio notturno sui grandi assi di scorrimento delle province di Napoli e Caserta per rendersi conto, guardando le lingue di fuoco e le colonne di fumo che si alzano al cielo, che lo smaltimento illegale di rifiuti tossici non conosce sosta, nonostante i militari dell”Esercito che presidiano le aree più compromesse dalla presenza di organizzazioni criminali.

La camorra ha svolto sicuramente un ruolo importante nel far precipitare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ma per capire quello che era successo forse bisognava partire dai consorzi intercomunali per lo smaltimento dei rifiuti, dove, presidenti e consigli d”amministrazione, tutti rigorosamente di nomina politica, hanno badato solo a ottimizzare il rendimento di rendite di posizione coltivate, con la complicità dei partiti di riferimento, per realizzare guadagni economici e politici, personali e di partito. Tanto è vero che sono stati sciolti per cattiva amministrazione senza però modificare una situazione segnata da operazioni clientelari di assunzioni nelle quali la camorra ha avuto un ruolo non marginale, che oggi si ripercuote, dopo tanti travasi e passaggi di cantiere, negli organici degli enti pubblici.

Ma in questi dieci anni, in regione Campania, non ci siamo fatti mancare niente: le frane e gli smottamenti che hanno anche provocato vittime oltre che danni alle abitazioni e alle attività economiche, troppo numerosi per citarli tutti; gli scandali dell”abusivismo edilizio che a Casalnuovo hanno visto crescere una nuova città abusiva e a Giugliano, la nascita della prima cosca criminale composta unicamente da vigili urbani. Questo secondo episodio, di cui per la verità c”era stata, qualche anno fa, già una avvisaglia a Ottaviano, è sconvolgente e preoccupante perchè dimostra quanto la cultura del malaffare, della sopraffazione, della corruzione, abbia già scavato cunicoli impensabili nel profondo dei comportamenti e delle coscienze dei cittadini, anche di quelli più garantiti.

Toccato il fondo si può solo risalire, ma il problema che abbiamo davanti non è solo quello di continuare almeno a galleggiare. Senza un sussulto di dignità, senza uno scatto d”orgoglio, rischiamo di vedere consumate tutte le speranze di cambiamento per noi e per i nostri figli.

CITTÁ AL SETACCIO

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