In questo articolo, gli artisti della parola che danno vita a dialoghi unici per i loro contenuti, parlano anche di Edoardo Sanguineti.
Di Giovanni Ariola
L”articolo precedente (VEDI), si chiudeva con una riflessione divertita sul neologismo “mezzacalzettaggine”, coniato da Giuliano Ferrara. Da lì, il dialogo fra quei mattacchioni del prof. Carlo e il collega Eligio, si sposta abilmente alla serie di parole col suffisso in “aggine”, che dalla lingua italiana sono passate nel dialetto napoletano. Tipo fessaggine o scemitaggine.
– Questa parola fessaggine – osserva il prof. Carlo con il tono grave e preoccupato che assume quando è costretto a constatare un”amara verità, un dato di fatto indubitabilmente negativo – è destinata a cadere in disuso, soppiantata dal suo contrario furbaggine, termine finora inesistente e non confondibile con i tradizionali furbizia e furberia. Il neologismo si rende necessario per un tipo di furbo diverso da quello tradizionale, di uno che è regredito a tal punto ad una completa indifferenza morale da comportarsi da furbo apertamente, pretendendo anche di far passare la sua furbizia per prassi normale e persino meritoria.
– Il guaio – ribatte il prof. Eligio – è che siamo alla giungla, all”arraffi chi può. Ognuno ormai è convinto che può ottenere tutto quello che vuole, basta agire da furbi, non importa se oltre il limite del lecito. Si mette in pratica sempre più frequentemente il vecchio adagio “Chi campa sturtariello campa bunariello, chi campa adderitto campa afflitto” ( Chi vive alquanto illegalmente, vive in condizioni di relativa agiatezza, chi vive onestamente, vive spesso di stenti). Adagio che mio padre ci ripeteva, a noi figli, in un senso diverso, per ammonirci ed esortarci ad accettare pazientemente qualche ristrettezza economica pur di continuare a vivere onestamente e conservare così l”onorabilità.
Si odono intanto le voci di una discussione animata che, intuitivamente, si ritengono sbucate dall”ascensore e si riconoscono per quelle del prof. Fantasia e del prof. Piermario. Si sente chiaramente pronunciare il nome di Edoardo Sanguineti, il poeta morto alcuni giorni or sono a Genova, all”età di 79 anni.
– Sanguineti – dice il primo – ha voluto fare una rivoluzione politica con la sua poesia:D”altronde lo diceva lui stesso di essere “un politico prestato alla poesia“:.
– :.è vero – ribatte il prof. Piermario – Sanguineti è stato prima di tutto un politico, un marxista coerente e convinto, “materialista storico“, come si dichiarava egli stesso, ma contemporaneamente, è stato un poeta, e da poeta, ossia operando sul linguaggio e con il linguaggio, ha fatto una rivoluzione nel campo della poesia dando inizio, con il Gruppo 63, al movimento della Neoavanguardia, che ha prodotto una svolta radicale nel modo di intendere e fare poesia :
-:è proprio questo che non riesco a tollerare, questa ostinazione nel fare tabula rasa della tradizione:
-:.ha demistificato e mandato a farsi benedire tutto il metafisicume ermetico, con il lirismo del chiar di luna, il sentimentalume insomma e il linguaggio aulico e raffinato del perbenismo borghese:
– :era proprio necessario distruggere ogni ordine morfologico e sintattico e sovvertire lo stesso tessuto lessicale? Hanno fatto bene a definirlo guastatore, sempre per quella sua smania di essere contro, come pure nel romanzo, anche lì ha fatto il guastafeste, se penso con quanta arroganza ha liquidato Cassola e Bassani definendoli “nuove Liale” per poi scrivere due romanzi “antiromanzi” che per me sono di poco o nessun valore e del tutto incomprensibili:
-:.era ora che si facesse un po” di pulizia e si facesse entrare aria nuova nella nostra letteratura, cosa che Sanguineti ha fatto con la sua prima raccolta, Laborintus, nel 56, in cui partendo dalle ardite proposte poundiane e utilizzando in senso nuovo la lezione e quindi l”esperienza delle avanguardie storiche ha creato un impasto plurilinguistico capace di rappresentare anche mediante una generale atonalità e con il verso che si allunga e diventa quasi prosa, con il discorso che si articola e si ramifica con i suoi rivoli logici e con i suoi tentacoli combinatori di rara efficacia, di rappresentare, dicevo, mimeticamente ma anche dinamicamente la palus putredinis, il caos della società e i suoi miasmi infernali nel momento di una profonda trasformazione:.
– :ecco, l”idea fissa è quella della realtà da combattere, da aggredire, da cambiare con una rivoluzione radicale, perchè non vuoi ammetterlo?, è stato succube della sua ideologia:lui stesso si è autodefinito un chierico rosso:.
– :.non si può negare che è stato un intellettuale organico, inteso gramscianamente, ma bisogna distinguere: se per ideologia intendiamo un progetto di pensiero e di azione politica finalizzato al cambiamento della realtà, ebbene credo che l”ideologia sia un fatto positivo e andrebbe adottata da ogni essere umano :sempre che non diventi una rigida camicia di forza:
– :e Sanguineti ce l”aveva addosso questa camicia di forza:
– :.come si può parlare di camicia di forza per un uomo e un poeta così intelligente e con una libertà intellettuale così radicata, che ha avuto il coraggio di scrivere “:moglie mia, figli miei/:.vi lascio cinque parole, e addio:/ non ho creduto in niente” e intendeva dire appunto a niente di dogmaticamente definitivo:
– :hai dimenticato Tienanmen e la sua celebre frase riferita alle giovani vittime “Quelli erano veramente dei ragazzi – poveretti – sedotti da mitologie occidentali”?
-:.è stata una frase a mio giudizio molto fraintesa e utilizzata a scopo polemico, ovviamente decontestualizzata e privata della seconda parte che istituiva un confronto con le vittime del massacro cileno. E poi ti voglio ricordare che fu proprio Sanguineti che difese il diritto e la libertà espressiva di Giorgio Forattini quando questi fu accusato di aver esagerato nel ritrarre proprio lui, Sanguineti, in una vignetta con una falce insanguinata in mano fra i teschi degli studenti di piazza Tienanmen:
– Debbo confessare – interviene il dottorino che è entrato n tempo per ascoltare il battibecco tra i due colleghi – che, nel vedere sui giornali la fotografia che ritraeva il poeta sorretto dalla moglie Luciana, che gli è stata vicina per 56 anni, nel vederlo così invecchiato, curvo, indebolito, ancora più magro del solito, mi sono commosso:
– Sanguineti – osserva il prof. Carlo – è stato un intellettuale di alta cultura e come poeta un abilissimo manipolatore di linguaggi. Interessante tra l”altro l”aspetto ludico della sua poesia, specie nelle ultime raccolte, di cui ci occuperemo ancora in questo laboratorio:
– Per parte mia – lo interrompe il prof. Eligio – apprezzo molto la sua opera di traduttore, in particolare dei poeti tragici greci:
– Comunque sia – continua il prof. Carlo – ora che il poeta Sanguineti è morto, facciamo silenzio e onoriamo la sua memoria, magari rileggendoci, almeno in parte, la sua vastissima produzione. Solo allora forse potremo chiederci con le parole di un altro poeta – “Fu vera gloria?” E potremo non demandare ai posteri “l”ardua sentenza” ma esprimere serenamente la nostra personale valutazione.

