Dietrofront dei giudici che hanno ritenuto inammissibile il piano di ammortamento dei debiti dell’azienda di nettezza urbana controllata dal Comune. I magistrati hanno concesso fino al 15 gennaio per rimettere i conti a posto. Pena il fallimento.
Colpo di scena nel tentativo di salvataggio della Enam, la società comunale di nettezza urbana, 120 dipendenti, finita in una pericolosa situazione debitoria. Il tribunale di Nola ha infatti sospeso il piano di ammortamento dei debiti, presentato quest’anno dall’azienda di via Nazionale delle Puglie ed avallato dalla stessa magistratura il 10 ottobre scorso.
La sospensione del concordato preventivo è stata decisa con una sentenza, emanata l’altro ieri, attraverso cui è stata revocata l’adunanza dei creditori, prevista per mercoledi 3 dicembre, ed è stata fissata al prossimo 15 gennaio la contestuale, e temuta, udienza fallimentare. Tra un mese e mezzo, dunque, i giudici decideranno se dichiarare o meno il fallimento della società. Il destino della Enam è a questo punto appeso a un filo. Nella sentenza dell’altro ieri il tribunale spiega che “ci sono una serie di criticità relative alla fattibilità giuridica” del piano di sdebitamento.
Sono varie le incongruenze eccepite dai giudici. In particolare si scrive dell’assenza di una convenzione tra la Enam e il comune di Pomigliano in grado di coprire l’intera durata del piano (fino a tutto il 2019). Inoltre i commissari giudiziali nominati dal tribunale hanno rilevato che nel piano non vengono fatti “girare” crediti verso il comune per un importo di 1milione e 348mila euro. Problemi anche sul fronte dei crediti tributari: la documentazione presentata dalla Enam, secondo i giudici, è a un punto di non definizione degli importi. Non è finita. Sempre in base a quanto scritto dai magistrati, non è stata chiarita la svalutazione dei crediti da pignoramento per un importo di 125mila euro. E nella sentenza ampio spazio è dedicato a un episodio che fa riflettere.
Il tribunale infatti contesta all’azienda di aver pagato alcuni creditori dopo l’ammissione al concordato e senza l’autorizzazione dei magistrati. Tutti questi punti poco chiari, sempre secondo la sentenza dell’altro ieri, creano profili di inammissibilità del piano di ammortamento del debito presentato dalla Enam. L’udienza fallimentare, quindi, è dietro l’angolo. Il presidente della società controllata dal comune, Nicola Di Raffaele, ha adesso soltanto poche settimane di tempo per chiarire tutti i dubbi sollevati dal tribunale e per evitare in questo modo la dichiarazione di fallimento dell’azienda. Ma non sarà soltanto Di Raffaele a dover correre ai ripari. Le “prescrizioni” del tribunale coinvolgono pure il comune di Pomigliano, chiamato adesso a supportare la società di raccolta dei rifiuti in questa corsa contro il tempo dalle caratteristiche tecniche e finanziarie.
I debiti da smaltire della Enam ammontano a circa cinque milioni di euro. E’ una situazione da allarme rosso che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in campo per salvare la società. Durante questi ultimi anni sono stati notevoli i sacrifici economici a cui sono stati chiamati i cittadini di Pomigliano. Nella città delle fabbriche la tassa sui rifiuti ha subito aumenti sensibili proprio per far fronte ai costi del servizio di igiene urbana. Allo stesso tempo la Enam ha stipulato con i sindacati vari accordi finalizzati al taglio dei salari. Taglio che è stato messo a segno come con una mannaia nel caso di 17 impiegati, che si sono visti ridotto l’orario di lavoro e il conseguente salario di oltre il 30 %.





