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Re-creator Vesevo: il ritorno!

Sì, come in ogni sequel che si rispetti, siamo tornati sul luogo del delitto, per verificare se, a un anno di distanza dalla manifestazione, ci sia stato qualche progresso nel panorama di disfacimento della Strada Provinciale del Vesuvio. Le foto

In questo contesto di chiacchiere e distintivo, abbiamo deciso di continuare a fare la parte di chi si lamenta sempre, e siccome siamo ancora convinti di farlo a ragion veduta, e che c’è ancora chi persevera nel vendere per oro ciò che è pura latta, continuiamo su questa strada, speranzosi di un risveglio della coscienza civica, di chi ci amministra e di chi con noi vive questa ambivalente realtà.

Giusto un anno fa (LEGGI) notammo che dietro l’enfasi di Re-creator Vesevo, manifestazione che avrebbe dovuto riqualificare il museo all’aperto ispirato al nostro Vulcano, non c’era altro che l’impotenza dell’amministrazione ercolanese nel far fronte agli atti vandalici nei confronti delle sculture. Sottolineammo inoltre di quanto ci sembrasse ingiusto approfittare di un volontariato, spesso acritico e sicuramente a buon mercato, quale potesse essere quello delle scolaresche locali, e ci riproponemmo, dopo l’intervista all’assessore Acampora di ritornare sull’argomento, di lì a un anno, anche per fare il punto della situazione sulla Provinciale del Vesuvio (LEGGI).

In verità, sull’argomento, già c’eravamo tornati lo scorso mese di settembre (LEGGI), a sottolineare la nostra presenza su un territorio che amiamo e vigiliamo contro i tanti abusi che lo affliggono, non ultimo quello dell’ipocrisia. Ma, tornati a godere del mese di maggio e dei i suoi colori con le centinaia di migliaia di turisti da ogni dove, le cose non sembra siano cambiate. La nostra preoccupazione, quella della salvaguardia del territorio dall’aspetto macroscopico dell’inquinamento ambientale è a maggior ragione aggravata anche da quel tipo di inquinamento più ridotto, ma altrettanto nocivo per l’economia locale, che è quello della sudicia immagine che offre la Provinciale che porta al Vesuvio.

Anche di questo si discorse, un anno fa con l’assessore all’Identità Cittadina, Verde Pubblico e ai Rapporti con le Periferie, Gioacchino Acampora, che ci garantì seri provvedimenti per la riqualificazione di quella strada e delle sue sculture, ma quali sarebbero stati tali provvedimenti? La pulizia di quegli spazi, la pulizia di quei monumenti vandalizzati e la chiusura di quelle aree di sosta che nottetempo (e non solo!) vengono occupate e imbrattate dai seguaci dell’amore itinerante.
Il punto di partenza, a suo tempo auspicato dall’assessore, non ci è sembrato esserci mai stato, tanto è vero che la situazione rimane la stessa. Le sculture permangono al pubblico ludibrio, la strada è sempre più sporca e gli spazi rubati alla collettività, dalle coppiette, sono sempre di dominio di queste ultime.

Sì, in effetti una promessa l’assessore l’ha mantenuta, quella dei massi di pietra lavica posti in quei luoghi che generalmente, all’imbrunire, accolgono le estemporanee alcove, ma vi assicuriamo che la forza dell’ormone poté più di quella gravitazionale, e i pesanti massi sono stati spostati (o così sistemati?) giusto per dare accesso alle autovetture, che continuano, anche meglio di prima, a parcheggiare, a pomiciare e ovviamente a sporcare, basta fare una passeggiata per constatare il tutto.
A questo aggiungiamo che, oltre all’indecoroso spettacolo, alle centinaia di bus che risalgono la via al Cratere, gli si impedisce la possibilità di manovrare in quei luoghi spesso angusti. Infatti generalmente, loro e le autovetture, trovavano margine di manovra proprio grazie a quegli allargamenti sulla strada, ora occlusi dalle pietre e ovviamente dalle macchine in sosta.

Già immaginiamo la voce altisonante: come è facile criticare ma allora cosa andrebbe fatto?
Le soluzioni ad un problema possono essere tante, la questione reale è vedere se c’è l’effettiva volontà di metterle in atto. È nostra opinione che per evitare che un luogo divenga ritrovo di pochi e far sì che sia patrimonio di tutti, questo debba essere condiviso, frequentato dalla cittadinanza e che non sia una sorta di terra di nessuno. È invece questo un posto dove al momento solo chi monopolisticamente ci lucra o prepotentemente lo occupa vi fa il buono e il cattivo tempo. Sarebbe bello quindi che presso ognuna di quelle statue, in vero uniche, per materia e per ubicazione, vi potessero sorgere degli info-point, dei luoghi di contatto tra i fruitori e il territorio, e che siano in primis dei luoghi del Parco.

Magari permettendo alle migliaia di turisti di conoscere la realtà di un Parco Nazionale sconosciuto ai più, offrirgli materiale illustrativo, ristoro, far sì che queste aree divengano dei piccoli presidi democratici, di controllo, su un territorio dove spesso la legalità latita, per dare finalmente a questo posto la possibilità a tutti di viverlo degnamente e in piena sicurezza, cosa che oggi, allo stato attuale, non risulta essere possibile a nessuno, che venga da dentro o da fuori il Parco Nazionale del Vesuvio.

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