Ieri gli operai cassintegrati e licenziati dell’azienda automobilistica hanno tappezzato di manifesti la città delle fabbriche, per la seconda volta consecutiva.
Ieri mattina sono tornati di nuovo alla carica gli attivisti del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Stavolta però si sono scatenati: hanno affisso un po’ dappertutto, nel centro di Pomigliano e nella zona universitaria di Napoli, i manifesti che puntano l’indice contro il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, accusato di essere un fascista. Accusa formulata dopo che la polizia municipale, venerdì scorso, ha sigillato l’immobile comunale che avevano occupato per trasformarlo in un centro sociale.
L’altro ieri i Cobas degli operai Marco Cusano, Antonio Montella, Rosario Monda, Andrea Tortora e Mimmo Mignano ( quest’ultimo licenziato dalla Fiat alcuni anni fa ) erano riusciti ad affiggere solo alcuni manifesti, quasi tutti stracciati poche ore dopo il primo “blitz”. Ma mercoledì mattina di cartelli anti-Russo ne sono stati appesi a decine. Cartelli che annunciano, tra l’altro, la manifestazione di sabato, alle undici, che ha un obiettivo scontato: occupare di nuovo l’immobile ubicato accanto all’ingresso laterale del parco pubblico.
Intanto non si sa come andrà a finire questo braccio di ferro tutto politico. Il progetto di Mignano e compagni è di dare vita al primo centro sociale occupato da operai della Fiat. Fumo negli occhi per il sindaco Russo.

