C”è sempre gente pronta ad approfittare del disagio dei più deboli per ottenere soldi. Un comportamento odioso e non sempre facile da provare. Di Simona Carandente
Il forte e preoccupante momento di crisi economica che il nostro paese vive nei tempi recenti riesce a moltiplicare e fomentare, con dinamiche talvolta incontrollabili, condotte di natura truffaldina posti in essere da persone senza scrupoli, allettate dalla prospettiva di lauti e facili guadagni a fronte di sforzi minimi.
Tuttavia, tali comportamenti appaiono ancor più spregevoli se le “vittime” predesignate sono soggetti anziani o disabili, sia dal punto di vista fisico che intellettivo, facilmente raggirabili perché in condizioni di minorata difesa ed impossibilitati a tutelare i propri interessi. Purtroppo, occorre considerare come in mancanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria in materia di capacità di agire, gli atti compiuti da tali soggetti mantengono la loro piena validità, esplicando pienamente i propri effetti fino a prova contraria.
Nel caso concreto, la giovane S. si è rivolta al legale prospettando una questione apparentemente complessa: afflitta da un grave disturbo della personalità, già da tempo documentato, vive assieme all’anziana madre, riuscendo ad andare avanti solo grazie alla pensione minima di quest’ultima ed alla relativa indennità di accompagnamento.
Trovatasi in una condizione di estrema difficoltà, confida al legale qualcosa di incredibile: nell’ultimo anno ha dovuto subire le continue lamentele di una propria vicina di casa, trovatasi (a suo dire) in condizioni economiche di estremo disagio, tali da indurla addirittura a pensare all’atto estremo del suicidio. La signora, in lacrime, ha chiesto pressantemente l’aiuto economico di S., chiedendole denaro ogni mese, con la promessa di restituirlo a breve, una volta entrata in possesso di una grossa somma che lo Stato avrebbe dovuto corrisponderle.
La giovane S., da anni in cura per problemi di depressione, afflitta da gravi patologie mentali pur se in grado di interagire con il mondo esterno, si lascia convincere a prestare alla signora somme piccole, ma in misura costante: mese dopo mese, senza alcuna ricevuta scritta e senza alcuna prova dell’avvenuto pagamento, impietosita dalle sue lacrime riesce a prosciugare l’intero conto familiare.
Addirittura, pur di poter far fronte alle continue ed incessanti richieste della vicina, tralascia di pagare le bollette delle utenze e del fitto, giungendo addirittura ad impegnare oro ed oggetti preziosi pur di accontentare l’amica in (presunta) difficoltà.
Dopo circa un anno, complice lo stato di pressoché totale indigenza in cui aveva costretto a vivere se stessa e l’anziana madre, di fronte all’ennesimo tentativo di procrastinare il pagamento, S. si rivolge al legale, conferendole mandato per procedere in sede penale. Un simile comportamento, pur non configurando pienamente il reato di circonvenzione di incapace (art.643 c.p.), integra senza dubbio quello di truffa: mediante artifizi e raggiri, consistenti nel fingere un bisogno economico in realtà inesistente, prospettando una restituzione mai avvenuta, la signora ha abusato delle condizioni di deficienza psichica della ragazza e dell’anziana madre, giungendo ad appropriarsi di una somma di ben ventimila euro.
Difficoltà da non trascurare, tuttavia, quella relativa all’impossibilità di poter provare l’avvenuto pagamento, tenuto conto dell’assoluta buona fede della giovane nel versamento del denaro e della mancanza, salvo prova attraverso testi, di una prova scritta che attesti il regolare e continuo versamento delle somme. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)





