giovedì, Giugno 25, 2026
31.3 C
Napoli

L’ARTE “EN ROSE”. BREVE STORIA DELLE PITTRICI NAPOLETANE

Adv

In occasione della mostra che il Museo Nazionale di Capodimonte dedica alle donne dell”arte e in vista dell”8 marzo, ecco una breve storia della pittura napoletana tutta al femminile.

“Le donne sono state spesso umiliate, violate, derise; sono morte sul patibolo, avvelenate, in carcere, ma nessuno riconosce la parte decisiva che hanno avuto nelle vicende umane; anzi vengono quasi sempre relegate ad un ruolo marginale, subalterno, inutile” (Mario D’Amore). Che la storia fatichi a dare spazio alle donne è un dato di fatto. Maltrattate, segregate, sminuite, esse hanno molto sudato (e ancora sudano) per emanciparsi da quello scomodo ruolo che hanno a lungo ricoperto, nel corso dei secoli, nella società occidentale. Un ruolo che ha sempre proibito agli storici del passato di fare anche solo menzione del loro determinante contributo nell’edificazione della nostra società moderna. Un contributo divenuto, col tempo, silenzioso, implicito, taciuto.

Poche, e tuttavia numerose, le donne che, vincendo i forti stereotipi e i continui pregiudizi, hanno conquistato, per il loro carisma e per la loro determinazione, un posto nella storia. Piacevoli “eccezioni” che testimoniano il valore di un sesso, quello “debole”, che nonostante tutto si è sempre distinto con decisione e tenacia. Casi atipici, che proprio per la loro “rarità” acquistano valore e dimostrano la grandezza di quelle donne che, in ogni campo dello scibile umano, dalla politica alla religione, dalle scienze alla letteratura e alle arti, si sono contraddistinte per le loro doti specifiche e ancor più per il fatto stesso di essere donne.

Nella storia dell’arte, in cui (a eccezione dell’evo antico) pur rari sono i casi di artisti donna, pittrici e scultrici cominciano ad apparire, nei documenti e nelle fonti ufficiali, nel Rinascimento, sotto la spinta progressista dell’Umanesimo. Sono per lo più figlie d’arte, abituate al clima rude e maschile della bottega, abbondante di attrezzi da lavoro, martelli, trapani, colori e scalpelli, fino ad allora considerati strumenti inadatti alle fragili mani della donna-angelo medievale.

A Napoli, la prima artista che Bernardo de Dominici ricorda nelle sue Vite de’pittori, scultori e architetti napoletani, è Mariangiola Criscuolo, moglie di Giovanni Antonio D’Amato. Nata all’incirca nel 1548 dal pittore Giovan Filippo Criscuolo o da Giovan Angelo Criscuolo (forse lo zio), di lei sembra parli uno sconosciuto manoscritto, presunto di Massimo Stanzione, di cui fa menzione lo stesso de Dominici. La biografia di Mariangiola, scrive Andrea Zezza, “appare costruita su di una serie di topoi della letteratura biografica sulle artiste donne, dall’educazione artistica entro le mura domestiche, alla pratica della musica, all’eccellenza nel dipingere ritratti, al largo spazio speso per vantarne l’esemplare morigeratezza dei costumi, così che Mariangiola sembra dover sostenere le parti di Properzia de’Rossi, di Lavinia Fontana e di Sofonisba Anguissola insieme”. Questa incoerenza delle notizie biografiche complica ulteriormente l’attribuzione di opere all’artista napoletana. Fino ad oggi, infatti, nessun dipinto, da ricercare ovviamente tra quelli vicini ai modi di Giovan Filippo Criscuolo, può essere riferito con assoluta certezza alla pittrice, soprattutto perché, nei documenti a nostra disposizione, l’artista non è mai nominata.

Una sorte simile, sia per l’aspetto “romanzato” della biografia che per la difficile attribuzione di opere, è toccata anche alla sua presunta allieva, suor Luisa Capomazza che, nella prima metà del XVII secolo, come scrive il de Dominici, disprezzò ogni altro amore al di fuori di quello nutrito per l’arte. Nonostante la sua straordinaria bellezza essa si trascurava e si disinteressava dei “donneschi abbigliamenti”, essendo costantemente assorta nel dipingere. Pur di non cedere alle avances di molti gentiluomini, tra cui il pittore Fabrizio Santafede, preferì monacarsi, col consenso del padre, per dedicarsi appieno ai suoi quadri, lavorando in molte chiese di Napoli e per molti nobili napoletani.

Questo piccolo “romanzetto” anticipa di poco, nelle Vite del de Dominici, l’ugualmente arricchito racconto della vita dell’altrettanto bella e morigerata Diana de Rosa, detta Anella (Dianella) di Massimo Stanzione, suo maestro, presso il quale ella conobbe il suo futuro sposo, il pittore Agostino Beltrano. Poco si può estrapolare dalle notizie biografiche riportateci dal de Dominici, che narrano persino dell’ipotetico, ma non improbabile, omicidio della de Rosa a opera del marito, geloso dei rapporti che la moglie aveva instaurato con Massimo Stanzione. Si sa che Annella nacque a Napoli agli inizi del Seicento ed era in qualche modo imparentata con Pacecco de Rosa, verosimilmente lo zio o il fratello; fu fortemente influenzata, nella sua carriera, dal naturalismo classicista di Massimo Stanzione ma morì giovane, negli anni ’40 del secolo, per malattia o forse veramente per omicidio. Anche nel suo caso è azzardato attribuirle delle opere, difficilmente riconoscibili in quelle oggi riconducibili alla cerchia di Pacecco o a quella dello Stanzione.

In ultimo, va ricordata Artemisia Gentileschi (foto), la più celebre pittrice italiana, che nella città partenopea passò buona parte della sua vita, fino alla morte, avvenuta, proprio a Napoli, nel 1653. Di lei si è detto molto, tanto che è l’unica donna ad aver conquistato, di diritto, un “posto fisso” nei libri di storia dell’arte italiana. Cresciuta a Roma nell’ambiente della bottega paterna, figlia dell’altrettanto celebre Orazio Gentileschi, Artemisia si avvicinò, come il padre, all’innovativo naturalismo del Caravaggio e ne divenne seguace. Notevole fu il contributo della pittrice nell’incredibile successo che quello stile ebbe poi a Napoli. Numerosi furono i maestri napoletani che si accostarono al caravaggismo proprio grazie alle opere della Gentileschi.

Benché molte si siano considerevolmente distinte nell’arte, nessuna donna, né a Napoli né altrove, ha mai dato vita ad una vera e propria scuola artistica, poiché esse erano sempre in qualche modo soggette alle scelte e agli obblighi di una bottega, di un marito, di un padre o di un maestro. Uscire dai dogmi di una società fortemente maschilista era ovviamente cosa difficile, anzi impossibile, soprattutto perché, di continuo, pendeva su di loro la minaccia di passare alla storia come donne procaci o, addirittura, come prostitute.

Negli ultimi cento anni, il numero di artiste donne è cresciuto insieme con la libertà e con i diritti conquistati dal genere femminile. Se ne annoverano tantissime, di tutte le età, come la piccola Aelita Andre, australiana, che a soli 4 anni, con un che di provocatorio, può essere considerata la più giovane donna della storia a divenire un artista di successo. 
 

LA RUBRICA 

Adv

In evidenza questa settimana

Vecchia conoscenza di Pomigliano beccata in scooter dopo truffe: 5 casi scoperti

  Sorrento: Truffe agli anziani. Una truffa consumata e 4...

Fermato per un omicidio di camorra mentre torna da Ibiza

  Si è conclusa con un arresto all'aeroporto di Napoli-Capodichino...

Campi Flegrei, scossa forte sveglia la città

  Ancora una scossa di terremoto ai Campi Flegrei. Alle...

Striano, all’Interno Cafè la presentazione di “Benessere digitale” di Paolo Siani

Riceviamo e pubblichiamo Martedì 30 giugno l'incontro all'Interno Cafè ...

Castello, il fresco che potrebbe diventare una risorsa per Somma Vesuviana

La località Castello di Somma Vesuviana gode da sempre...

Argomenti

Vecchia conoscenza di Pomigliano beccata in scooter dopo truffe: 5 casi scoperti

  Sorrento: Truffe agli anziani. Una truffa consumata e 4...

Fermato per un omicidio di camorra mentre torna da Ibiza

  Si è conclusa con un arresto all'aeroporto di Napoli-Capodichino...

Campi Flegrei, scossa forte sveglia la città

  Ancora una scossa di terremoto ai Campi Flegrei. Alle...

Striano, all’Interno Cafè la presentazione di “Benessere digitale” di Paolo Siani

Riceviamo e pubblichiamo Martedì 30 giugno l'incontro all'Interno Cafè ...

Castello, il fresco che potrebbe diventare una risorsa per Somma Vesuviana

La località Castello di Somma Vesuviana gode da sempre...

Terra dei Fuochi, Auriemma (M5S): “Il vero inquinamento è quello che non si vede: ora tocca alle falde”

Riceviamo una nota dell'Onorevole Carmela Auriemma, Vicepresidente Vicaria del Gruppo...

In sella a 2 moto muoiono di ritorno dal ristorante

  Una notte drammatica lungo la Strada Statale 7bis, dove...

Pompei guarda al futuro: la realtà aumentata entra negli Scavi con l’app Portyl

Tecnologia e archeologia si incontrano nel sito più visitato...
Adv

Related Articles

Categorie popolari

Adv
Adv