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Quando chi predica la speranza è solo un volgare “pacchista”….

Aumenta il numero degli studiosi che descrivono questa terribile crisi come un attacco condotto da banche, governi e camorra” alta ” contro la democrazia: perciò non ci serve chi predica la speranza, ma chi dice la verità.

Cesserai di temere, se cesserai di sperare (Seneca)
La speranza non può parlare senza la ragione ( E. Bloch)
I neoliberali risanano lo Stato “al prezzo di sopprimere la democrazia” ( L.Gallino)

II “pacco” fu un’ arte vesuviana. I venditori porta a porta di “corredi” per vergini in attesa di marito ingannavano gli occhi ingenui con tessuti di prima scelta, che funzionavano da “distrattori “, poichè coprivano la massa del bidone, fatta di panni di terza serie e anche di stracci. Mi pare che certi predicatori della speranza tentino di imitare gli artisti del “pacco”: ma sono un’imitazione scialba e perciò irritante: perchè li “scanagli” subito, lo portano scritto in faccia, che sono “pacchisti”. Non mi riferisco ai preti: la Chiesa ha il dovere di predicare la speranza, anche perchè è stata chiara fin dall’inizio: la giustizia e l’uguaglianza non sempre si trovano su questa Terra: ma è garantito che le incontreremo nella vita vera, e cioè nell’aldilà.

E se Don Rodrigo e i suoi bravi ci mettono i piedi in testa, bisogna reagire non con le pistole, ma porgendo l’altra guancia: la sopportazione ci purifica, e la Provvidenza provvederà ad asciugarci di lacrime. Nessuno sa se qui e ora: è certo, in ogni caso, che lo farà domani, in Paradiso. Papa Francesco, che è gesuita e viene dal mondo latinoamericano e conosce bene i teologi della liberazione, ha incominciato a dire che la violenza non è solo quella che si fa con i bastoni, i forconi e i moti di piazza, che c’è anche la violenza, silenziosa e letale come il gas, dello Stato che permette alla società di spaccarsi in due parti: di qua i pochi che hanno in mano tutto, di là il popolo dei disperati che non hanno in mano niente: in mezzo le pratiche dei “pacchisti” che cercano di tutelare le caste, e nello stesso tempo, di tenere a bada la furia di chi non ne può più.

Questa violenza delle istituzioni può essere sanguinosa quanto i moti di piazza: i poveri cristi che si sono uccisi perchè avevano perso il lavoro, perchè non riuscivano a trovare lavoro, perchè erano stati costretti dalle tasse e dalle banche a chiudere bottega, perchè il laccio degli usurai li strozzava, possono essere classificati come suicidi solo da chi si serve delle parole in modo scolastico: essi sono vittime della più tetra delle violenze: quella dello Stato che non sa o non vuole essere equo ( il sarcastico cinismo di un nome, Equitalia:), e che riduce i cittadini a numeri e a sigle.

Degni di ammirazione sono i preti, le suore, i frati e i volontari della Chiesa militante che si impegnano ogni giorno nella difesa della dignità e del diritto a sopravvivere dei poveri e degli emarginati: il loro coraggio e la loro fede riescono ancora a “giustificare” – ma non so fino a quando ci riusciranno – i preti che anche oggi continuano a vivere come preti da salotto, da automobili costose e da ” mise ” firmate. Sono i preti del potere, in ogni senso. Dunque, la Chiesa ha il diritto e il dovere di predicare la speranza: ma non può negare agli altri il diritto di pensare che con queste sue prediche essa abbia contribuito e ancora contribuisca, spesso involontariamente, talvolta di proposito, a distrarre gli uomini dalla conoscenza piena del presente e a legarli con le catene dell’ignoranza e della servitù.

I filosofi laici, da Spinoza a Norberto Bobbio, considerano ” insostenibile l’uso politico ” della speranza, che è un ” valore religioso “. In un articolo intitolato ” Speranza, oppio dei popoli ” (Corriere della Sera, 12 / 8/ 2012 ) Corrado Ocone ricorda la risposta che Bobbio diede a chi gli chiedeva in che cosa sperasse : ” Non ho nessuna speranza. In quanto laico, vivo in un mondo in cui è sconosciuta la dimensione della speranza.”. Perchè, per i laici, la speranza è, diceva Spinoza, una “passione” d’attesa e di incertezza, e perciò è sempre accompagnata dalla paura. La speranza ha un senso – su questo punto E.Bloch dava ragione a Spinoza – solo se è sostenuta dalla ragione, solo se non serve a far fumo, a nascondere l’orizzonte, ad aiutare i “pacchisti”.

I politici “pacchisti” coniugano per sè il presente, per gli altri il futuro: diremo, faremo, investiremo, creeremo posti di lavoro:Gli onorevoli ” pacchisti ” italiani impiegano un secondo per promulgare, all’unanimità, le leggi a tutela degli stipendi, delle pensioni e dei privilegi di deputati senatori e consiglieri regionali e di tutti i membri del sistema che sorregge, fiancheggia e protegge la casta: ma quanto tempo servirà per approvare una nuova legge elettorale, per ridurre i privilegi della classe politica, per abolire le province, per ridurre il numero dei parlamentari ? Tra un mese, o tra due, o alla prossima vendemmia: ci portano ” c”o filo ‘e seta “: abbiate fiducia, consolatevi con la speranza.

E la chiamano ancora democrazia. In questa democrazia capita che dicano di sentirsi vicini alla protesta dei ” forconi ” i signori Berlusconi, Brunetta, Santanchè e soci che hanno governato l’Italia fino a ieri, da soli, o in compagnia degli amici D’ Alema, Bersani e soci, e zii e nipoti: questi signori hanno avuto a disposizione tanto potere, tanto tempo, tanti giornali, tante televisioni pubbliche e private, che avrebbero potuto ridisegnare lo Stato da cima a fondo, organo per organo, fibra per fibra. Se avessero voluto.

Scrive Corrado Ocone che oggi va riscoperta la parola ” responsabilità “. Io credo che abbiamo tutti bisogno di verità. Verità nude e crude. Come hanno fatto intellettuali e giornalisti a non vedere, per anni, fino a ieri, in che modo i politici scialacquavano i soldi nostri, quante leggi ad personam promulgavano i consigli regionali, e a non informarci sulle mostruose dimensioni di certi stipendi e di certe pensioni, e sui miliardi che ancora continuano a ingoiare le società miste dei Comuni ? Come hanno fatto i sindaci, i giornalisti e gli apparati dello Stato a non vedere, per anni, fino a ieri, le file di camion che venivano a scaricare in Campania tutta la monnezza ” sporca ” dell’ Italia . Eppure i ” pentiti ” ne parlavano già alla fine degli anni Novanta. E ora perchè gli apparati dello Stato e i giornalisti non vanno a vedere cosa c’è sotto gli ortaggi, sotto i pomodori, sotto i pascoli della pianura padana ?

Non c’è un giornale che cerchi di capire se è vero quello che ha scritto Luciano Gallino, che noi tutti stiamo pagando i disastri combinati dai banchieri. Luciano Gallino non è un giornalista d’ assalto, non è un ” urlatore ” da salotto televisivo: è un professore universitario, è un accademico dei Lincei, e il suo libro, ” Il colpo di Stato di banche e governi – L’attacco alla democrazia in Europa , “l’ha pubblicato non un editore estremista”, ma Einaudi. E dunque ?

 LA STORIA MAGRA

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