Continuano gli approfondimenti sulla Giustizia della rubrica “La bilancia”, in particolare, il filone della donna nel processo penale. Andiamo a conoscere un caso realmente avvenuto, con una minore vittima di stalking.
Di Simona Carandente
Se di norma le condotte descritte da soggetti, potenziali vittime di condotte a carattere persecutorio (art.612 bis c.p.) vanno sottoposte ad una rigorosa verifica in termini di attendibilità, particolare cautela si rende necessaria quando la persona offesa è un soggetto minore, posta la delicatezza degli interessi in gioco e l”esigenza di salvaguardia del suo ancora labile equilibrio.
Con questo modus agendi è stato affrontato il caso di A., giovane donna appena sedicenne all”epoca dei fatti, proveniente da un contesto socio culturale piuttosto elevato, capace di supportarla adeguatamente nella lunga, e non facile, battaglia giudiziaria intrapresa.
L”identikit dello “stalker”, in questo caso, è di quelli da manuale: un compagno di scuola, anch”egli di ottima famiglia, bello e dannato e per questo oggetto delle attenzioni di tante coetanee. Impossibile non cadere ai suoi piedi, impossibile non innamorarsene, perchè lui è una di quelle che persone che, nel bene o nel male, lasciano sempre e comunque il segno.
Nasce una relazione sentimentale tra i due e lo “stalker”, giorno dopo giorno, riesce ad impadronirsi della vita della giovane A., poco più che quattordicenne, profittando della sua inesperienza ed immaturità.
Progressivamente, la giovane viene indotta a lasciare la scuola, a rompere ogni contatto con i propri amici, a ridurre le comunicazioni con i propri genitori, ignari di tutto ed inizialmente sereni, sia per il contesto sociale culturale del ragazzo che per i sentimenti che questi, ricambiato, palesa nei confronti della minore.
Ad un tratto la storia comincia a prendere una piega perversa: A. è cambiata, sembra triste, depressa, ha perso interesse per la vita, e sua madre non riesce a capire il perchè. Tuttavia, se a questi fatti si sommano lividi sospetti, scuse farfugliate a metà, una gravidanza all”età di sedici anni, i conti ad un tratto sembrano non tornare.
Il gioco dello “stalker” è semplice: vuole rendere A. un bene di sua esclusiva proprietà, un oggetto da gestire a piacimento, e la gravidanza sarà un mondo, nella sua mente malata, per rendere il loro legame indissolubile, e l”oggetto del proprio desiderio straordinariamente concreto.
Quando A. capisce le reali intenzioni del suo compagno è troppo tardi: non riesce più a liberarsene, ed il rifiuto a proseguire la relazione fa scattare tutta una serie di condotte a carattere persecutorio, quali minacce, appostamenti, sms e squilli continui, non solo nei suoi confronti ma anche di quelli di ogni singolo componente il suo nucleo familiare.
Saranno proprio questi a prendere in mano le redini della vicenda, denunciando sia in prima persona, che in qualità di esercenti la potestà genitoriale, i comportamenti illeciti subiti da A., che nel frattempo ha perso gli anni più preziosi della sua vita, non esce più di casa da sola e, cosa più grave, si trova a dover fare la mamma, lei che è ancora così piccola da essere solo figlia.
L”epilogo della storia è a lieto fine, perchè allo “stalker” è stata comminata una misura cautelare, nonchè una condanna ad un anno ed otto mesi di reclusione. Ad A., invece, toccherà un lungo percorso di riabilitazione interiore, verso una vita normale, anche se solo apparentemente. (mail: simonacara@libero.it).
(Fonte foto: Rete Internet)

