Si sono svolti ieri mattina i funerali di Mariano Bottari. Una chiesa gremita di cittadini ha dimostrato di essere differente dalla crudeltà di chi agisce nel male. Cronaca di una mattinata in cui si respirava un senso vivo di comunità. FOTOGALLERY
Don Tonino Palmese non ci ha girato attorno e li ha definiti “bastardi”. Lo ha ripetuto più volte durante la sua omelia. “La famiglia non vuole che si facciano fotografie in Chiesa”, obbedisco. Capisco dopo poco il perchè di quella scelta. Mi aspettavo grida, strazianti sceneggiate napoletane. E invece no, noi non siamo quel tipo di persone. Noi, siamo gente umile, che non vuole stare al centro dell’attenzione.
La famiglia del Signor Mariano è gente perbene. Perbene. Ho sempre ritenuto che il termine “perbene” sia il titolo più importante che si possa mai attribuire ad una persona. Cosa significa essere una persona perbene? Significa essere i figli di Mariano, i suoi nipoti, significa vedere la loro sofferenza senza nemmeno un grido, senza nemmeno una scena pregna di quella napoletanità di chi è affetto da gomorrismo acuto. La Campania è anche questo e va chiarito, specificato con fermezza, una volta per tutte. La normalità è un concetto astratto ma allo stesso tempo evidente; essere una persona perbene significa essere una donna con gli occhi increduli seduta su una sedia a rotelle che guarda la bara con nostalgia e malinconica devozione, una persona anziana con i capelli bianchi, vestita con un abito umile e pieno zeppo di dignità.
A noi non serve l’odio a noi serve la serenità di una realtà giusta, equa, in cui il bene sia preservato dalla condivisione e dalle opportunità. Quelle bestie, devono inevitabilmente essere estrapolate da questa realtà e devono pagare, con lo scopo di comprendere il male fatto, in attesa di una vera conversione che probabilmente non arriverà mai. “Stiamo celebrando la storia di un uomo che ci ricorda da che parte stare. Mariano ci ricorda che la vita è bella e quella busta con la spesa che portava nel momento della sparatoria, rappresenta un atto d’amore per la sua sposa. Mariano rappresenta la bellezza della normalità ed è ingiusto dire che stava al posto sbagliato nel momento sbagliato. Mariano stava al posto giusto, nel momento giusto!”. Sono state queste le prime parole di Ton Tonino Palmese nella sua omelia.
Un applauso ha interrotto la sua riflessione, poi il prete ha proseguito dicendo: “Ci sono persone, come Mariano, che nonostante siano morte profumano di vita, ci sono tanti altri invece, come quei bastardi, che pur essendo vivi puzzano di morte”. Da oggi, per commemorare Mariano, ognuno di noi deve dare di più nella sua vita”, il parroco anticamorra ha poi terminato rivolgendosi alla folla “Facciamoci una promessa: non perdiamoci di vista, restiamo uniti con Mariano in mezzo a noi! Se pronunciamo i loro nomi, i nomi delle vittime, allora sentiremo il profumo della vita”. Erano presenti alla cerimonia tantissime persone, ed è stato bello notare che erano presenti i gonfaloni di tante città campane, un simbolo forte, un’immagine di fiducia, associata alla presenza di molte autorità, tra cui il Sindaco di Portici Marrone, l’ex Sindaco Cuomo, l’Assessore del Comune di Napoli Alessandra Clemente, tanti delegati di varie associazioni e soprattutto tanta gente dignitosamente normale.
Tra la folla poi una donna minuta con gli occhi gonfi di lacrime, la mamma del giovane Ciro Esposito. “Mi hanno tolto il padre ingiustamente, una persona semplice, perbene, generosa, altruista. Volevo essere accompagnata all’altare da mio padre per il mio matrimonio, mai avrei pensato di entrare in chiesa così”. Sono le parole toccanti di Silvana, figlia di Mariano Bottari. Nessuno può restare indifferente a queste parole, nessuno deve, nè oggi nè mai, restare indifferente a queste parole.
Ha preso poi la parola Ciro Iacone, nipote di Mariano, un ragazzo come tanti, un bravo ragazzo ancora martoriato da una notizia destabilizzante, un ragazzo che non può capacitarsi. Ha ricordato il suo mentore, gli esempi che suo nonno gli ha lasciato, per poi infine mostrare alla folla il fazzoletto del suo dolce nonno, un fazzoletto come simbolo, come metafora. Quel fazzoletto asciugava la fronte di Mariano Bottari, asciugava il sudore frutto della fatica, dell’impegno, della lealtà. Il giovane Ciro ha legato quel fazzoletto al braccio promettendo di continuare a rispettare quei valori, promettendo di onorare quel fazzoletto, quello stesso che oggi, tutti coloro che intendono non sottomettersi alla crudeltà, decidono con ossequiosa riverenza di legare al proprio braccio il fazzoletto di Mariano Bottari.

