Una sorta di caseificio abusivo in uno stoccaggio di rifiuti ingombranti, anch’esso abusivo. Il comandante della polizia municipale, Luigi Maiello, ha sequestrato tutto.
Provola affumicata bruciando i rifiuti in bidoni arrugginiti che contenevano vernici e solventi. Purtroppo è tutto vero. Sembra un incubo ma è la triste realtà. La polizia municipale di Pomigliano ha fatto scattare il blitz all’alba di giovedì. Obiettivo: un deposito di rifiuti ingombranti e plastiche alla periferia della città delle fabbriche.
Quando i caschi bianchi hanno fatto irruzione nell’area recintata, ubicata davanti a un ponte dell’autostrada Napoli-Bari, non hanno voluto credere ai loro occhi. Un uomo, V.M., 38 anni, di Nola, che indossava una maglietta con la scritta di una nota catena di caseifici della zona, stava affumicando centinaia di chili di provola all’interno di vecchi bracieri alimentati incendiando rifiuti. Altro che vecchia ricetta della nonna. Ancora oggi il disciplinare che regola l’affumicatura del famoso latticino non ammette errori. La produzione della provola è cosa seria e deve seguire regole ferree. Il protocollo, disciplinato anche dalle leggi sanitarie, è il seguente: l’affumicatura della provola deve essere realizzata legando le forme al centro con un filo di rafia (fibra che si ottiene da un genere di palma africana) ed esponendole, per circa 10 minuti, a una temperatura da 40 a 50 gradi, all’azione del fumo ottenuto dalla combustione di paglia umida.
Nello pseudo laboratorio killer al posto della paglia sono stati utilizzati cartoni raccattati ovunque, pedane, buste di plastica. Per non parlare delle attrezzature. Due bidoni mangiati dalla ruggine e che un tempo erano stati utilizzati per contenere sostanze chimiche. Quando la polizia locale è entrata nel deposito di rifiuti, in via Corradino, accanto a una nota palestra di Pomigliano e davanti a un ponte dell’autostrada Napoli Bari , è stato notato che uno dei contenitori di ferro utilizzati per arrostire i prodotti caseari si trovava a pochi centimetri dalla cuccia di un cane. I poliziotti locali, diretti dal comandante Luigi Maiello, hanno sequestrato tutto il possibile: circa 200 chili di provole, i materiali per la finta affumicatura, cataste di cartoni.
Durante l’indagine sono state rinvenute due etichette di una nota azienda casearia, che ha negozi a Pomigliano, Castello di Cisterna e Marigliano. Ma c’è di più. L’addetto sorpreso mentre effettuava la lavorazione assassina è un dipendente contrattualizzato da questa impresa, i cui titolari sono strettamente imparentati a un politico di Pomigliano, ex consigliere comunale del centrosinistra. Comunque l’operatore caseario non ha voluto parlare. Si è riservato di farlo assistito da un avvocato nel corso di un interrogatorio formale. Intanto il comandante Maiello lo ha denunciato per frode alimentare e per tutta un’altra serie impressionante di reati connessi alle incredibili condizioni igieniche in cui erano effettuate le produzioni alimentari.
L’informativa di reato è stata trasmessa alla procura di Nola, a cui è ora affidata la prosecuzione dell’inchiesta. L’indagine punta a stabilire la responsabilità diretta dell’azienda casearia nella commissione del reato. Nel frattempo le provole trovate nello stoccaggio di rifiuti, peraltro risultato anch’esso abusivo, sono state imbustate, sigillate e affidate in custodia giudiziaria allo stesso imprenditore sospettato di aver realizzato la frode alimentare. Lunedì prossimo sarà il pubblico ministero Valeria Sico ad accertare eventuali altre responsabilità. Secondo indiscrezioni il titolare della catena di caseifici avrebbe scaricato tutta la colpa sul dipendente. Che nella stessa giornata di Lunedì dovrebbe essere interrogato. Ora ci si chiede da quanto tempo il laboratorio killer stesse operando.

