Storia di Ciro Esposito, principale esponente degli esercenti di Pomigliano costretto a chiudere per la crisi industriale e per la concorrenza dei centri commerciali.
La crisi morde più che mai e il presidente dei commercianti è costretto a chiudere il suo negozio. Proprio così. La grande depressione non risparmia nessuno per cui Ciro Esposito, 49 anni, moglie casalinga e due figli grandi che studiano, non ce l’ha fatta a fronteggiare il ridimensionamento produttivo e occupazionale delle grandi fabbriche in difficoltà, Fiat in testa.
Ciro è il presidente della Caip, l’associazione più rappresentativa dei piccoli negozianti di Pomigliano: ha dovuto chiudere l’emporio che aveva aperto nel 1994 in via Napoli, centro vecchio della cittadina a est del capoluogo. Una situazione da brivido che però ha avuto subito un risvolto positivo, sia pure di natura prettamente morale. Non appena è sprofondato nel baratro il presidente degli esercenti ha trovato infatti la solidarietà dei suoi colleghi commercianti, che durante una toccante assemblea lo hanno riconfermato alla guida dell’associazione, nonostante la perdita definitiva del negozio. Ora Ciro fa il presidente-disoccupato. Poco importa però.
“L’obiettivo è di lottare per tornare tutti al lavoro – dice Esposito – e quindi il mio tempo lo dedicherò a questo”. La storia comincia nel 1994. Ciro, che è originario di Napoli, rileva un negozio a Pomigliano, una merceria specializzata nelle vendita di detergenti. Intanto la moglie del commerciante si licenzia dalla ditta per la quale lavora, dislocata al centro direzionale. Motivo: vuole andare ad aiutare il marito. Un sacrificio rischioso a ogni modo compensato da guadagni inizialmente accettabili. Nel 2008, però, il crollo. La Fiat inizia a mettere in cassa integrazione molti lavoratori. L’indotto sparisce letteralmente. Per giunta i centri commerciali vicini sono troppo concorrenziali.
A rendere più tesa la situazione è la battaglia che i piccoli commercianti di Pomigliano ingaggiano con l’amministrazione comunale dell’epoca, intenzionata a variare il piano regolatore per dare il via all’arrivo in città dei grandi supermercati. Un muro contro muro che fa aumentare a dismisura gli iscritti alla Caip, che in quel periodo si chiamava Acip. Nel 2010 gli attivisti della Caip vincono il primo round del match contro la grande distribuzione. L’amministrazione perde le elezioni e le subentra un’altra di segno opposto. Ma la lotta dei piccoli commercianti non finisce. Il presidente Esposito deve fare i conti giorno dopo giorno con una realtà impietosa. Insieme a lui circa duecento negozianti di Pomigliano restano impantanati nella stessa situazione. Gli affitti stellari (a Pomigliano per un immobile di 30 metri quadrati si pagano 700 euro, fino ad arrivare a 5mila euro nelle zone più centrali, per uno spazio di 90 metri quadrati), la tassazione complessa e onerosa e una mancata programmazione istituzionale fanno poi il resto.
Esposito decide quindi di chiudere. A questo punto, formalmente, non è più un esercente. Si presenta all’assemblea degli associati e rassegna le dimissioni. Ma con i commercianti, all’unanimità, gli riconfermano il mandato. Ciro ora fa il rappresentante. I guadagni, però, sono miseri. La sua Caip intanto è la prima associazione dei commercianti di Pomigliano. Conta 150 iscritti che versano una quota di partecipazione del tutto simbolica: un euro l’anno.
(Fonte foto: Rete Internet)

