Dal confronto pubblico di ieri tra il segretario generale della Cisl di Napoli, Gianpiero Tipaldi, e Francesca Redavid, della segreteria nazionale Fiom, sono emersi timidi segnali di riconciliazione. Ma le divisioni restano profonde.
Il caso Fiat, i rapporti sindacali, la rappresentanza dei lavoratori: tutto scorre sulla falsariga delle forti divergenze scaturite dai contratti separati. Una spaccatura giudicata inaccettabile da don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice, a Pomigliano.
Poche ore dopo i blocchi di stamane, con gli operai dell’indotto davanti alla Fiat, il sacerdote organizza un confronto pubblico tra la Fiom e La Cisl. Nella rettoria della chiesa del Carmine don Peppino mette seduti allo stesso tavolo Francesca Redavid, della segreteria nazionale Fiom, e Ganpiero Tipaldi, segretario generale della Cisl di Napoli (Lina Lucci, segretario regionale della Cisl, ha dato forfait). Il confronto fa registrare qualche elemento di condivisione. “Le istituzioni devono occuparsi delle questioni industriali e occupazionali: basta con questo atteggiamento teso al non intervento in questo campo strategico della vita del Paese”, concordano i due dirigenti sindacali.
Che trovano punti in comune anche circa il giudizio sul comportamento finora tenuto da Marchionne e dalla famiglia Agnelli nei riguardi della nazione. “Secondo Marchionne e gli Agnelli – sostiene Redavid – nessuno deve conoscere i loro piani, nessuno deve sapere. Però ormai è chiaro: a loro interessa solo la finanza, non certo le produzioni e l’occupazione. E non gli interessa nemmeno l’Italia: hanno spostato tutto in America e fanno pagare le tasse delle operazioni di borsa in Lussemburgo. Dobbiamo prendere a esempio la Volkswagen”. “Modello tedesco, cogestione : ben vengano – annuisce Tipaldi – ma purtroppo Fiat è Fiat. Questo non vuol dire che si debbano svendere i diritti, però. Per quanto riguarda i contratti di solidarietà è una discussione che va fatta”.
Quindi, gli attriti, inevitabili. Divisioni profonde. “Noi vorremmo sederci a trattare – spiega Redavid – ma la Fiat calpesta la democrazia estromettendoci, con la complicità degli altri sindacati”. “Siete fuori – replica Tipaldi – perché non avete firmato il contratto”. “E’ un giudizio in forte contrasto con la Costituzione – conclude la dirigente nazionale Fiom – che garantisce libertà di espressione a tutti. Un sindacato non dovrebbe fare considerazioni che cozzano con la costituzione e le leggi: non si può venire estromessi dalle fabbriche perché non si è d’accordo con Marchionne”.






