La Enam non revoca il licenziamento del sindacalista Donato Capobianco, che aveva criticato l’azienda comunale di nettezza urbana. E i 114 lavoratori stanno bloccando la raccolta, da mercoledì.
Le facce stanche di chi avverte un pericolo imminente, la rabbia di voler cambiare una situazione molto difficile. I 114 lavoratori della Enam ieri mattina ancora in presidio davanti al cancello della società comunale di nettezza urbana. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il licenziamento del sindacalista Donato Capobianco, responsabile del personale dell’impresa nu. Capobianco risulta “reo” di aver criticato una procedura di mobilità avviata dall’azienda per una parte degli impiegati. Intanto ieri, terzo giorno consecutivo di blocco del servizio, la città è visibilmente in ginocchio: invasa dai rifiuti. Sembra di essere tornati ai drammatici giorni dell’ultima grande emergenza regionale.
Invece a Pomigliano si combatte una vertenza tutta cittadina, una lotta tra la dirigenza dell’impresa controllata dal comune e i lavoratori, che denunciano “un clima di terrore, ricatti, la minaccia di perdere il posto”. Il presidio nella mattinata è folto. Qualche camion esce dall’azienda a raccogliere una piccola quantità di rifiuti, giusto per evitare il peggio. Ma la paralisi sostanziale della raccolta permane. Tutti attendono Luigi Di Maio, il vicepresidente della Camera, il giovane grillino, pomiglianese doc, 26 anni appena e uno studio universitario ancora in corso, che nello spazio di un’elezione è giunto dove nessun politico da queste parti era riuscito negli ultimi trent’anni, ex capo dello Stato Giovanni Leone a parte.
Alle undici e mezza Di Maio giunge davanti all’ingresso della società di via Nazionale delle Puglie, quasi al confine con la popolosa frazione di Tavernanova di Casalnuovo. “Sono con voi, farò il possibile per essere a vostra disposizione”, le parole del dirigente parlamentare. Il giorno prima era stato il parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis, don Peppino Gambardella, sacerdote molto attivo nel sociale, a manifestare il suo appoggio alla lotta delle maestranze. Don Peppino ha simbolicamente abbracciato Capobianco, il sindacalista silurato dall’azienda.
“Esprimo la solidarietà piena a Donato – ha dichiarato il sacerdote – e a tutti i lavoratori che stanno subendo una situazione di sopruso, che tra l’altro non è conforme alla cultura del mondo operaio della nostra città . Invito la dirigenza – ha aggiunto il parroco – a rivedere il provvedimento e a creare un clima in cui il lavoro sia il completamento dell’uomo e non un problema. E rivolgo un appello al sindaco”. La scena di questa vicenda appare monca. Finora il comune non si è quasi espresso. Sul posto qualche giorno fa si è fatto vivo soltanto il vicesindaco, Vincenzo Caprioli, che esprime “ la volontà dell’ente locale di risolvere nel migliore dei modi questo problema”.
Il sindaco Raffaele Russo non ha potuto fare nulla fino adesso perché occupato da gravi motivi familiari che lo hanno costretto ad andare all’estero. Ma Nicola Di Raffaele, il presidente dell’Enam, si fa vivo poco prima dell’arrivo del vicepresidente di Montecitorio. Al telefono, però: “lunedì faremo una conferenza stampa oppure emaneremo un comunicato: tutti devono sapere che noi abbiamo fatto e stiamo facendo di tutto per salvare quest’azienda ”. Il muro contro muro permane. Lo prova il manifesto fatto affiggere in città da tutti i sindacati presenti nell’azienda controllata dal comune: “Non bastano i sacrifici salariali e sindacali che abbiamo accettato: il presidente soffre di delirio di onnipotenza ”. Il web è diviso. C’è chi condanna la mancata raccolta dei rifiuti e chi, invece, esprime pieno appoggio allo sciopero.

