Pomigliano, coltelli e pistole finte per un iphone: branco in manette

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Quattro giovani arrestati dai carabinieri per rapina. Nessun particolare dramma sociale alle loro spalle: sono figli di impiegati e operai.

Dopo gli arresti il maresciallo Michele Membrino e gli altri carabinieri della stazione di Pomigliano hanno vissuto momenti di smarrimento quando hanno assistito alla processione dei genitori e dei parenti dei ragazzi messi in manette ieri sera. Tutta gente angosciata, tutte persone perbene, lavoratori, impiegati e operai che, assiepati nella sala d’attesa della stazione chiedevano notizie dei loro figli. Scene scoraggianti che però devono fare i conti con un episodio davvero sconcertante. Le sequenze del fatto si commentano da sole. Bar San Pietro, rione Paciano, è sera. Un gruppo di ragazzi si saluta davanti all’ingresso dell’esercizio commerciale.

Dal capannello di amici si stacca M.C., 17 anni compiuti da poco. Il giovane minorenne sta rincasando. Ha con se un iphone, uno di quei telefoni computerizzati di ultima generazione. M.C. si avvia tranquillo verso casa ma non sa che un’auto lo sta seguendo. All’interno della vettura ci sono Domenico Cuono Buonavolontà, 19 anni, pregiudicato, Vincenzo Tanzillo, di 21 anni, Gennaro di Leo, 18 anni, e un quindicenne, G.L. . Sono tutti di Acerra. Appena si accorgono che la vittima predestinata sta attraversando a piedi una zona buia, rallentano di colpo e due di loro scendono dall’auto. In pochi attimi bloccano M.C. brandendo minacciosamente coltelli e una pistola giocattolo. I rapinatori s’impossessano di un iphone.

In quel frangente, però, passa un’auto della stazione carabinieri di Pomigliano. I delinquenti si accorgono dell’arrivo delle forze dell’ordine e scappano a bordo della loro auto, una Opel Corsa. Quindi i militari si pongono immediatamente all’inseguimento dei fuggitivi. Un inseguimento rocambolesco per le vie di Pomigliano, durato chilometri. Alla fine i carabinieri riescono a bloccare la vettura dei rapinatori, che vengono invitati a scendere sotto il tiro delle armi. I quattro finiscono in manette. Mentre vengono interrogati nella stazione locale giungono i loro genitori, tutte persone senza particolari problemi economici.

Per i tre rapinatori maggiorenni viene disposto il rito direttissimo. Il quindicenne è invece trasferito al centro di prima accoglienza per minori dei Colli Aminei.

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