Intervista a Ciro Esposito, il presidente dei commercianti della città della Fiat che ha dovuto chiudere il negozio.
Un carattere da sempre allegro, solare. Tutti da queste parti descrivono così Ciro Esposito. Ma il presidente dei commercianti della città delle fabbriche non ha tanta voglia di sorridere ora che ha perso il negozio. L’anno scorso a Pomigliano si sono suicidati due negozianti finiti sul lastrico.
Adesso come fa a vivere?
“Faccio l’agente di commercio, ma gli ordini già stanno venendo meno. Per fortuna avendo una famiglia molto grande e unita riesco a contare sull’aiuto dei miei. Ma non mi sento umiliato. In passato, quando potevo, ho dato una mano anch’io”.
Può indicare una causa specifica del suo problema?
“Le mercerie sono state uccise dai centri commerciali e dalla crisi delle fabbriche. Nel mio settore, quello dei detergenti, se non fai incassi sostanziosi sei perdente in partenza. La mia clientela era prevalentemente composta da famiglie di lavoratori dipendenti della Fiat e del suo indotto. I gravi problemi sono iniziati proprio dal ridimensionamento del settore automobilistico”.
Ma ci sono anche problemi causati dalla presenza della camorra, della criminalità organizzata?
“Direi soprattutto problemi di usura, che striscia silenziosa ma inesorabile. Vent’anni fa mi sventrarono la vetrina del negozio con una bomba carta perché non volli pagare 100mila lire per una stella di Natale, una piantina. Ora la situazione è diversa: c’è l’usura. Spremere un limone già spremuto è inutile per cui è meglio prestare il danaro a chi è in difficoltà. E ormai sono quasi tutti in grave difficoltà. Solo in pochi si salvano, magari perché hanno capitali su cui contare. Io però non ho mai ceduto alla tentazione di farmi prestare danaro facile. Ma ci sono anche altri problemi. Ci sono per esempio piccole catene di negozi che danno parecchio fastidio perché praticano una concorrenza sleale”.

