Il tormentone rifiuti: l’altro ieri la magistratura civile ha approvato il concordato preventivo chiesto dall’azienda di nettezza urbana controllata dal comune.
Rifiuti e società partecipate: scongiurato il fallimento della Enam di Pomigliano. L’altra sera il tribunale di Nola ha infatti approvato il concordato preventivo, cioè il piano di ammortamento dei debiti da pagare ai creditori.
Ora i 120 addetti dell’azienda di nettezza urbana controllata dal comune tirano un sospiro di sollievo. Torna dunque un po’di sereno dopo tante tensioni. Questo perché serpeggiava lo spettro del fallimento, che a un certo punto sembrava cosa probabile. Una prospettiva considerata ferale da tutti, lavoratori in primis, e che nella città delle fabbriche avrebbe portato il servizio di raccolta dei rifiuti ai tempi bui del tracollo della precedente società, la Pomigliano Ambiente, collassata nel 2008 dopo una micidiale interdittiva antimafia. Interdittiva seguita da inchieste giudiziarie, di natura amministrativa e patrimoniale, che hanno trascinato un’intera classe dirigente locale davanti alla magistratura penale.
Ora però la magistratura civile tende la mano alla Enam, azienda che dalla Pomigliano Ambiente ha ereditato il servizio di raccolta dei rifiuti e un numero impressionante di dipendenti, circa 144 otto anni fa. Un numero notevole determinato soprattutto dal fatto che la Pomigliano Ambiente era riuscita a espandersi molto, inglobando una serie di comuni del territorio a est di Napoli. Poi però i comuni sono venuti meno per cui è stato possibile continuare ad effettuare il servizio nella sola Pomigliano. Intanto gli addetti sono diminuiti a 120 per effetto di un trasferimento di parte del personale al comune.
Alla Enam negli ultimi quattro anni sono stati notevoli i sacrifici imposti ai dipendenti, in particolare ai pochi impiegati in organico. Sacrifici che hanno conosciuto momenti di forte contrapposizione con la società guidata dal presidente Nicola Di Raffaele. Ma adesso, dopo la buona notizia, arriva la fase paradossalmente più difficile. Di Raffaele dovrà cioè applicare nella realtà concreta quanto comunicato al tribunale nell’ambito della richiesta di concordato. Il presidente dovrà convincere i creditori ad accettare le soluzioni formulate dall’azienda ed avallate dalla magistratura.
Per il momento l’azienda fa registrare conti in rosso per un equivalente di alcuni milioni di euro (si parla di una cifra che oscilla tra i quattro e i cinque milioni). Debiti che dovranno essere ripianati nei termini e nei modi stabiliti in sede giudiziaria. Comunque i sindacati sono cauti. Le organizzazioni di categoria chiedono di verificare quanto concordato con i giudici. Sperano che il percorso che è stato appena avviato non si ripercuota negativamente sui lavoratori. E c’è chi auspica anche il recupero progressivo dei diritti a cui i dipendenti hanno rinunciato negli ultimi tempi.
Basti pensare ai demansionamenti e alle riduzioni di ore lavorate che hanno dovuto subire alcuni impiegati, che si sono visti i loro stipendi drasticamente decurtati per effetto di un accordo sindacale puntato al salvataggio della società.

