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Ottaviano: i candidati a sindaco, Lucullo e l’importanza del contorno

A Ottaviano non accadrà che il “contorno” dei candidati a sindaco si muova per le piazze con il portamento solenne dei senatori romani. Il nostro bonus per le risate è già esaurito.

Il terribile duello tra Cesare e Pompeo si concluse il 9 agosto del 48 a.C., nella pianura di Farsalo, in Tessaglia. I capi dei Pompeiani erano così sicuri di trionfare che la sera dell’ 8 agosto, a 12 ore dall’inizio della mischia, si riunirono , non per limare e mettere a punto il piano di battaglia, ma per spartirsi il patrimonio di Cesare e gli uffici del potere: io mi prendo la villa, a te toccano i giardini, a te, invece, le case al mare.

La spartizione fu meticolosa, tutto venne assegnato, anche le briciole, anche le presidenze del consiglio comunale e delle commissioni, anche gli assessorati, perfino gli incarichi di mastro di festa per le feste rionali. Non fu un’operazione facile: ci furono contrasti e dissapori, il malcontento risultò grande soprattutto intorno a certi affari della speculazione edilizia: i capi dei Pompeiani, se avessero vinto, si sarebbero presi a mazzate. Per fortuna loro, il giorno dopo persero: e con vergogna. Si racconta pure che già prima della battaglia Pompeo andasse in giro portando in testa la corona d’alloro del Trionfatore: è come se un candidato sindaco si facesse già chiamare sindaco dai suoi : non è di buon auspicio: anzi porta sfiga. E Cicerone?

Cicerone avrebbe voluto schierarsi con Cesare: ma essendo vanitoso, non si proponeva: sperava di essere invitato, pregato, coccolato. Aspettò fino all’ultimo giorno utile, manovrò attraverso qualche amico per far sì che Cesare gli mandasse questo benedetto invito: ma non ci fu nulla da fare. Cesare non lo volle con sé. E Cicerone se ne andò da Pompeo: e il sospiro di sollievo di Cesare si sentì fino in India. Mi auguro che i candidati a sindaco (mi si passi questo nesso, improprio ma pratico) riflettano sul senso e sul sugo di queste vicende. Può capitare – non so se a Ottaviano sia già capitato – che qualche membro del “contorno“ di un candidato sindaco cammini per strada – cammini ? – dovrei dire: inceda, avanzi, proceda con passo lento e solenne, il corruccio stampato sulla fronte, il mento stretto tra le dita, lo sguardo assorbito da profondi e severi pensieri, lento il respiro, dritta la testa pur sotto il cumulo dei problemi: insomma, il ritratto di un senatore romano nelle ore più gravi di Roma.

Può capitare. Ma poiché il momento non si addice al ridere e, tra l’altro, noi ottajanesi da tempo abbiamo esaurito il bonus delle risate, è meglio che da noi non capiti: i candidati a sindaco dovrebbero suggerire ad amici e sostenitori una camminata sciolta, una postura fluida, sguardi tranquilli e cortesi. Sappiamo e vediamo quanti e quanto gravi sono i problemi che affliggono la nostra Ottaviano, ma sappiamo pure che alcuni ferventi sostenitori di questo o di quel candidato sindaco i problemi di Ottaviano non li affrontano oggi per la prima volta: e perciò, non avendoli risolti né ieri, né l’altro ieri, non se ne facciano una malattia, se non li risolveranno nemmeno domani. Non si spremano: gli sforzi di spremitura sono pericolosi.

Lucio Licinio Lucullo fu un grande generale. Conquistò l’ Armenia, mise spalle al muro Mitridate, un nemico implacabile di Roma, e avrebbe allungato le mani su tutto l’Oriente, se l’invidioso Pompeo, che voleva prendere il suo posto nella direzione della guerra, non l’avesse bloccato mettendogli contro una parte dell’esercito. Lucullo mandò tutti a quel paese e si ritirò negli ozi di Napoli, dove si dedicò all’arte della cucina e all’invenzione dell’aggettivo “luculliano“ che, abbinato alla parola “pranzo“, significa sfarzoso, sontuoso, fastoso: insomma, il lusso nel piatto. Ebbene, questo patrono dei gourmets, questo fondatore della filosofia della tavola imbandita esortava i seguaci a considerare attentamente l’ importanza non dei primi o dei secondi piatti, ma dei contorni.

E’ il contorno – egli predicava – che svela il significato essenziale della portata, ne esalta l’odore e il sapore, ne sottolinea il colore. Se sbagli contorno, anche un arrosto di cinghiale e una lepre farcita scadono al livello di un anonimo lesso di ali di pollo. I candidati a sindaco farebbero bene a meditare sulle dottrine culinarie di Lucullo. E a ricordare, di passaggio, che per sobillare l’esercito contro di lui Pompeo si servì di Publio Clodio, che di Lucullo era cognato. Non è questione di tradimenti e di pugnalate alle spalle. E’ solo questione di vanità. Spesso i contorni non solo sono inopportuni e fastidiosi alla vista, al gusto e all’olfatto, ma sono anche presuntuosi: vogliono essere e apparire importanti come il piatto di portata. E talvolta anche più.

Deis iuvantibus, nella puntata di martedì prossimo: a chi tocca l’eredità dell’amministrazione Iervolino?
(Foto: Ottaviano negli anni ’60)

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