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Napoli. Dalle intelligenze artificiali alle condivisioni reali

Saltellare dalla tradizione alla modernità attraverso le risorse informatiche. La composizione di spazi cibernetici sfruttati con ingegno per il miglioramento della qualità della vita reale napoletana.

 Che internet sia una risorsa è ormai chiaro da un bel po’. Con il cyberspazio è possibile creare sempre nuovi collegamenti, istantanei salti sinaptici, espansione di reti, propagandare al massimo informazioni, riuscire addirittura a vivere vite parallele a quelle reali.

Questa democratica forma di comunicazione è, senza alcun dubbio, il metodo più rivoluzionario con cui l’uomo tenta di informare. Il messaggio proposto dal mittente raggiunge il destinatario, o anche più destinatari, con un’immediatezza straordinaria ed efficace. Immaginiamo adesso questo mondo virtuale di internet, un mondo asettico, scientifico, illuminante e rivoluzionario, dopodiché immaginiamo Napoli, il suo golfo, la sua musica, la sua magnificenza, il ragù della domenica e i disagi del territorio. Che cosa tiene collegate queste due dimensioni? Più di quanto possiamo immaginare. Ogni città globale, chi di meno, chi di più, ha utilizzato internet e le sue risorse. Anche in questo caso Napoli si è proposta negli ultimi anni con devastanti genialità.

Impegnandoci con una ricerca non molto complicata, è possibile raccogliere alcuni dati interessanti, come ad esempio: i cittadini di Napoli negli ultimi dieci anni, più che in qualsiasi altra città, hanno creato spontaneamente decine e decine di siti internet, blog, e-book, e svariate composizioni virtuali, per archiviare e proporre le meraviglie artistiche e intellettuali della nostra città. Un istinto di protezione verso la nostra città che è lo specchio di quel timore reale di essere giudicati per ciò che si è in apparenza ma non per ciò che si è nell’essenza. Basti pensare ai blog che difendono Napoli dallo stereotipo della città esclusivamente deviata e corrotta. Questo senso di appartenenza e di esaltazione delle qualità collettive, è stato ed è magistralmente sceneggiato nei blog dei giovani napoletani.

Se una volta era esclusivamente il teatro a mettere in scena l’esaltazione della “grandezza artistica partenopea”, oggi ci pensano i blog e gli spazi virtuali a ricordare alla nazione e al mondo intero cosa c’è in questo territorio. Questo immaginario cibernetico non solo stimola la fantasia ma può essere una vera e propria arma da non sottovalutare nella ridefinizione delle metodologie nelle politiche sociali per la lotta ai disagi collettivi. Si pensi già soltanto al fatto che, la maschera protettiva creata dallo schermo dei nostri computer, ingigantisce il nostro ego, consentendoci la manifestazione di caratteristiche personali che, nella vita reale, difficilmente mostreremmo con così tanta libertà di azione.

Stesso discorso vale quindi per la denuncia. In una città in cui il crimine viene fin troppo spesso “protetto” dall’omertà, i sistemi informatici potrebbero creare reti ancora più solide di assistenza e di partecipazione, affinché l’utente in difficoltà possa sempre più liberamente comunicare le sue paure e le minacce ricevute, condividendo sintomi e terapie a tal punto da liberarsi del problema nella sua vita reale. L’estro dei napoletani si manifesta anche in iniziative come quella organizzata dall’Associazione Peepul, che lotta quotidianamente per i diritti dei diversamente abili: il team di quest’associazione sta definendo un esperimento informatico di eccezionale importanza. L’obiettivo è quello di creare un applicazione scaricabile su smartphone, che conterrà con rigorosa precisione, dati e informazioni per l’accesso a musei, bar, ristoranti e tante altre strutture che si presentano privi di barriere architettoniche.

Un servizio rivoluzionario e comodo per il turismo dei disabili, utile inoltre, a facilitare la vita quotidiana di tutti qui residenti che lottano fin troppo spesso con le barriere architettoniche. Se il futuro adesso è di queste applicazioni per dispositivi mobili, è interessante pensare a quante potrebbero essere le idee da mettere in campo per la sicurezza della città di Napoli, magari idee studiate dai giovani napoletani stessi, un team di esperti nel settore selezionati, ad esempio, dal Comune di Napoli, con lo scopo di creare applicazioni e spazi on line, strategicamente strutturati per facilitare la qualità della vita dei cittadini. Un piano questo, che non prevede un eccessivo dispendio di capitali economici e che, scusate se è poco, potrebbe anche generare opportunità di lavoro per i giovani nostrani.

Se nella realtà a governare è il caos nonché il timore degli spazi urbani degradati, internet può essere uno spazio confortevole in cui riordinare le idee di gruppi in difficoltà. Confrontarsi con chi ha paura o con chi ha superato la paura, alimentando così un senso vivo di appartenenza e un coraggio emotivo utilissimo e rassicurante, da utilizzare nei comportamenti sociali della vita reale. Costruire un’identità di partecipazione attraverso spazi “puliti” on line, può indurre la realizzazione di nuove volontà atte a creare anche fisicamente spazi puliti di confronto e di sostegno reciproco. Per chiarire questo concetto si pensi alle denuncie on line contro la camorra, che creano conseguenti reti di sostegno in cui la vittima è protetta dall’anonimato in una fase iniziale, quella necessaria per sentirsi al sicuro e raccogliere informazioni, fino a stabilire un legame di fiducia con l’ente pronto a combattere il fenomeno.

Questo tipo di collegamento, intimo, protettivo, rivoluzionario, si tramuta pian piano in una reale denuncia esposta in prima persona poiché sostenuta dalla fiducia di un’ampia rete di sostegno. Si pensi anche alla crescita colturale di un territorio che può essere nutrito enormemente dai canali informatici. La pagina facebook “Pasquale Romano siamo noi” dedicata al giovane napoletano ucciso per errore dalla camorra, contiene ad oggi, quasi cinquemila partecipanti. Cinquemila ragazzi in un solo gruppo. Cinquemila persone difficilmente raggruppabili quotidianamente in una piazza, ma che invece ogni giorno si riuniscono nello stesso spazio virtuale.

Cinquemila persone che si ascoltano, che riflettono su quanto accaduto, che ridefiniscono la propria personale scala di valori. Si spera che una buona fetta di costoro potrà realmente comprendere la necessità di estraniarsi del tutto dalla mentalità corrotta e infame della camorra, facendo così in modo che quella pagina virtuale sarà risultata efficace per rimodellare le identità culturali di coloro che vivono gli spazi reali ogni mattina.
(Fonte foto: Rete Internet)

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