Dopo otto mesi, rimane ancora avvolta nel mistero la scomparsa di Ciro Triunfo. La madre rivolge un appello alle Istituzioni, scongiurandole di farle conoscere la verità.
Di Simona Carandente
Ha 64 anni la sig.ra Maria Rosaria, ma è come se ne avesse “venti di più”. Non ha avuto una vita facile: un marito non vedente, invalido al 100 per cento, ed un unico figlio, Ciro, intelligente e vivace quanto ribelle (foto).
Gente semplice la famiglia Triunfo, persone tranquille, assolutamente estranee ad ogni contesto criminale. Unico “pecora nera” Ciro, che sin da giovanissimo comincia a far uso di sostanze stupefacenti, e perciò a macchiarsi di piccoli reati contro il patrimonio.
Lo scorso 29 settembre, in circostanze ancora tutte da chiarire, Ciro Triunfo è morto all”interno del carcere di Poggioreale, dove si trovava appoggiato in attesa della celebrazione di un processo a suo carico.
“Il 28 settembre Ciro è arrivato a Napoli dal carcere di Matera” spiega l”avv. Luigi Musolino, legale della famiglia Triunfo. “Appena giunto a Poggioreale si è sentito male ed è stato portato all”Ospedale Cardarelli, dove gli hanno diagnosticato un”overdose da metadone. Dopo poche ore si è inspiegabilmente ripreso, al punto da poter firmare il consenso ad uscire. Alle 21.25 del 28 settembre è poi rientrato nella Casa Circondariale”.
Quello che è successo qui, in carcere, nelle ore successive è ancora un mistero. L”unico dato certo è che l”indomani mattina, il 29 settembre, Ciro morirà, dopo esser stato trasportato nuovamente al Cardarelli, ove era giunto in condizioni disperate.
Il giallo della sua morte è avvolto da numerose incognite. “Innanzitutto” chiede l”avv. Musolino, “come è possibile che, a pochissime ore dal primo ricovero, Ciro sia stato ritenuto in grado d lasciare l”ospedale di propria volontà? Ed ancora, in che condizioni è giunto a Napoli, visto che a Matera, da diversi mesi, non faceva più uso di sostanze?”.
“Mio figlio aveva alla spalle anni di tossicodipendenza” spiega la madre. “Per lui una dose di metadone era come acqua fresca. Quanto devono avergliene somministrato a Poggioreale, per farlo morire così? E soprattutto, perchè?”
La verità su come Ciro abbia trascorso quell”ultima, terribile notte è custodita nella memoria degli allora compagni di cella, loro malgrado spettatori dell”agonia del compagno. In una lettera inviata dal carcere, uno di questi ha raccontato che il ragazzo, nel corso di quella maledetta notte, si è lamentato ininterrottamente, a nulla valendo i loro tentativi di farlo stare meglio.
A distanza di tanti mesi, le cause della morte di Ciro sono avvolte da tanti, troppi interrogativi.
“La procura sta facendo tutte le indagini del caso” conclude il legale Musolino. “Sulla vicenda, del resto, stanno indagando sia la magistratura che il penitenziario stesso”.
L”ultima volta che la famiglia ha sentito la voce di Ciro è stato il 25 settembre, il venerdì prima di morire. “Era preoccupato per la causa” dice la madre, “si sentiva che sarebbe stato condannato. Però stava bene, era vispo, in salute. Rivolgo solo un appello alle istituzioni: prima di morire, voglio sapere come è morto mio figlio e perchè. Non riesco a darmi pace”. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Repertorio)




