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Pregi e limiti dell’ opera di don Luigi Saviano. Le vicende di Ottaviano nei libri in cui Silvio Cola e Luigi Iroso ricostruiscono la storia di San Giuseppe Ves.no. I contributi di Adolfo Ranieri e di Raffaele Mezza. La lezione di Francesco D’Ascoli.

La storia”locale” è la vera storia, se fa parlare gli uomini e le cose.

L’avv. Adolfo Ranieri, figlio del farmacista Amilcare che fu protagonista della storia sociale di Ottajano nella seconda metà dell’ Ottocento, pubblicò nel 1907 un volumetto intitolato “Il Vesuvio e Ottajano attraverso la storia”. Inizia così la storiografia ottajanese: e inizia tardi, troppo tardi per una comunità in cui già nel ‘600 c’era un numero cospicuo di uomini di toga e di penna. Ma si sa che noi ottajanesi coltiviamo, da sempre, le virtù della discrezione e della riservatezza. L’avvocato tentò a lungo di convincere gli amministratori a far qualcosa che ricordasse il rapporto tra le origini della città e Augusto: ma nessuno gli diede ascolto. Il tempo e l’ingratitudine condannarono la sua opera e il suo nome all’oblio. Mi parve giusto proporre, qualche anno fa, che una strada della città portasse il nome di Adolfo Ranieri, primo storico di Ottaviano: e il sindaco Michele Saviano approvò.

Anche Silvio Cola fu persuaso che il Vesuvio svolgesse un ruolo fondamentale nel definire l’identità degli Ottajanesi. Del libro di Silvio Cola, “San Giuseppe Ves.no nella storia- Il Vesuvio e le sue eruzioni ” ho letto la seconda edizione, pubblicata nel 1958: la prima era stata stampata nel 1911, e nella prefazione l’autore aveva scritto: “non ho potuto fare a meno di dare notizie su Ottaviano, su Terzigno e su San Gennarello”, poichè, “quantunque non facciano parte del nostro Comune, pure hanno uniformità di tradizioni e di vita con la nostra terra natale”. Il lavoro del Cola è di grande sostanza. Egli consultò, parzialmente, ma con metodo, gli archivi statali, gli archivi comunali e quelli delle famiglie importanti, fece buon uso delle fonti orali, ebbe una solida conoscenza della storia di Napoli. La battaglia per l’autonomia di San Giuseppe è il tema centrale della sua opera: egli lo tratta con sobrietà, poichè sapeva che, se avesse descritto quella lunga battaglia con toni garibaldini, o come se fosse una crociata, si sarebbe coperto di ridicolo.

Originale è stato il contributo che Francesco D’Ascoli ha dato alle ricerche sulla storia di Ottajano. I suoi articoli di storia, pubblicati su quotidiani e riviste, suggerivano approfondimenti, aprivano prospettive, indicavano all’ indagine temi e argomenti, offrivano lezioni di quel metodo che egli applicò magistralmente raccontando, con Michele D’Avino, la storia di Napoli attraverso i suoi sindaci. La storia di Ottaviano, diceva, non è storia “locale”, perchè parte nel nome di Augusto. Inoltre egli intuì che non tanto i Medici quanto le famiglie di imprenditori che governarono la città nel primo Novecento, i Galliano,gli Scudieri, i Mazza, i Menichini, i Bifulco, i Ranieri, avevano contribuito a creare l’immagine di quello “stile” ottajanese che incominciò ad appannarsi solo nella seconda metà del Novecento.

Sono certo che l’ Amministrazione deciderà di ricordare Francesco D’ Ascoli in un modo degno del lustro che egli ha dato alla nostra città.
Don Luigi Saviano, parroco della chiesa dell’ Annunziata, è l’autore della sola storia di Ottaviano che possa considerarsi, almeno formalmente, un lavoro organico. Egli consultò gli archivi della Curia nolana, gli archivi di alcune famiglie, i manoscritti del Ranieri, l’opera del Remondini e prestò attenzione alla tradizione orale, spesso attendibile, talvolta fantasiosa. Ma non lesse nessuno dei documenti dell’archivio comunale, e non aprì nessuno dei fasci – sono migliaia – di carte “ottajanesi” conservati negli archivi statali a Napoli, a Caserta, a Salerno.

I volumi più interessanti della sua opera sono il III e il IV, dedicati alla storia religiosa e ai personaggi di Ottaviano. Preziose sono le pubblicazioni sulle congreghe. Documento notevole dei costumi e delle tradizioni ottavianesi nella seconda metà del Novecento sono gli articoli di Raffaele Mezza, di cui don Luigi teneva in grande conto consigli e suggerimenti.
Gli archivi pubblici non hanno più segreti per Luigi Iroso, che ha dedicato alla ricerca delle carte, all’esame e alla pubblicazione delle notizie patrimoni di tempo e di energia. Il suo metodo di ricostruzione è quello “primario” della cronaca minuziosa, che segue l’ordine delle date, prima ancora che la linea degli eventi: spesso l’autore entra in questa trama, da attore e da giudice.

Il metodo a qualcuno ricorda Braudel e de Certeau: io penso agli autori degli annali di monasteri e abbazie, affascinati dalla oggettività delle cose e dei fatti, e, direbbe Umberto Eco, dal piacere del catalogare. Credo che la ricerca storica di Luigi Iroso abbia concluso la prima fase e che ormai lo studioso si accinga a tirar fuori dalla mole dei documenti un disegno organico della storia di San Giuseppe: che, per quel poco che conosco, è una storia interessante, con tratti di originalità nelle forme dell’economia e del sistema sociale. A meno che egli non abbia voluto raccontare la storia della sua città soprattutto come modello di “società recitata”: ma non avrebbe dovuto trascurare l’alimentazione, i costumi sociali, i suggestivi profili di artigiani, i riti della religiosità e della cultura del popolo: ancora nei primi anni del ‘900 a San Giuseppe, accanto a medici di prima fila, operavano fattucchiere , “mmerechesse” e abili manipolatrici di erbe.

Già i titoli di due libri, “L’autonomia negata” e “L’autonomia conquistata” ci dicono che Luigi Iroso legge la storia della sua città come la cronaca epica di una lunga guerra che San Giuseppe combatte per conquistare la “libertà” da Ottajano, e per piegare l’opposizione ostinata e talvolta sleale dei principi Medici e dei “signori” ottajanesi: che infine sono costretti ad arrendersi. Rispetto il punto di vista dello storico: mi permetto solo di ricordare che dei “signori” sangiuseppesi non si agitarono troppo per l’autonomia di San Giuseppe, che nella seconda metà dell’Ottocento importanti imprenditori di San Giuseppe godevano, nei palazzi napoletani del potere, della protezione di Giuseppe IV Medici, di suo figlio Michele, e delle famiglie imparentate con i Medici, e, infine, che i “signori” sangiuseppesi che ottennero l’autonomia della loro città erano, nei giochi della politica napoletana e nazionale, compagni di partito dei “signori” di Ottajano.
Ma si può parlare di una identità ottajanese?

(Foto: Ottajano, manifesto della Galliano, primi anni del sec. XX)

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