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I finanziamenti in mano alle folle, grazie ad internet.

Il fund raising è un’espressione inglese che vuol dire letteralmente “raccolta fondi”. Il verbo “to raise”, oltre che raccogliere, vuol dire anche aumentare, sollevare, coltivare. Mai espressione fu più appropriata allora, poiché l’obiettivo principale è quello di trovare le risorse monetarie necessarie per sostenere un’idea senza finalità di lucro. Il fundraising è nato, infatti, nell’azione delle organizzazioni non profit e si è poi espanso in vari contesti, anche perdendo la sua iniziale vocazione “no profit”.

I dati Istat confermano che il fundraising oltre ad essere elemento basilare per le oltre 300mila organizzazioni non profit italiane, è diventato uno strumento chiave anche per la Pubblica Amministrazione. L’esigenza di nuovi modelli di sostenibilità è emergente in svariati contesti, primi fra tutti la cultura, la sanità, le imprese sociali e le amministrazioni; scenari nei quali questa strategia diventa a tutti gli effetti una modalità di co-produzione di valore sociale. Di recente creazione è una piattaforma di raccolta fondi tutta italiana “Worth Wearing”: una piattaforma online per creare magliette on demand a costo zero e sostenere le proprie idee. L’idea è quella di creare t-shirt stampate, rigorosamente biologiche e sostenibili, dove il must è un’idea di cambiamento, una frase, un messaggio da condividere.

Appare evidente la domanda e la centralità di una figura professionale in grado di implementare questa strategia. Il fundraiser oltre a dover ben conoscere tutte le modalità di raccolta fondi – tra cui marketing diretto, telemarketing, e-mailing, web marketing, faccia a faccia – deve essere in grado di gestire le relazioni con il donatore e competente nella gestione dei database. In effetti, ad oggi, le fondamenta del fundraising sono le piattaforme tecnologiche e le nuove ICT (Information and Communication Technology), indispensabili non solo per aumentare la fruibilità del servizio e il numero di potenziali donatori, ma anche per ridurre i costi di accesso.

Presso l’Università di Bologna ha sede la prima scuola italiana di raccolta fondi, The Fund Raising School, promossa dall’area Alta Formazione di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit). Inutile sottolineare come con l’evoluzione tecnologica e la crescente attitudine delle persone all’acquisto in internet, il fundraising online diventa decisamente l’aspetto più rilevante. Costola “commerciale” del fenomeno sin qui descritto è il “crowdfunding”, che significa letteralmente “finanziamento della folla”. In questo caso si parla di fondi destinati, non più unicamente a scopo di beneficenza o senza fini di lucro, ma a progetti creativi, venture capitalist, start-up, progetti imprenditoriali o micro-prestiti.

Non c’è modo più veloce ed efficace di internet per raggiungere le folle, ed è questo il bacino in cui stanno spopolando questi siti in cui chiunque può pubblicare e condividere un’idea, dettagliandola nelle caratteristiche pratiche e nell’aspetto finanziario, chiedendo a chiunque di contribuire. Nella maggior parte dei casi chi finanzia, con somme minime (anche 1 euro), non ottiene nulla in cambio, a meno che la piattaforma non preveda una forma di ricompensa o addirittura di condivisione del progetto. Su Crowdfunding-Italia, chi presenta un progetto ha l’obbligo di impostare almeno due premi di donazione per due diverse soglie e il tempo massimo per raccogliere fondi, prima che venga eliminato dalla piattaforma, è di 90 giorni.

Moltissimi i progetti e le idee che hanno trovato realizzazione grazie a questo sito, due tra tante l’apertura di un Social Market a Milano in un locale confiscato alla mafia e la costruzione di un Centro Comunitario di Salute ad Accra in Ghana. Attualmente online c’è l’organizzazione del “1° Festival della musica napoletana in crociera”.