Per celebrare i 40 anni dall’uscita, torna nelle sale uno dei film dell’orrore più famosi di tutti i tempi.
Nel 1973 la storia dell’orrore al cinema trova uno dei suoi capolavori. L’esorcista di Friedkin usciva nelle sale con una trama sconvolgente per il pubblico, in grado di generare discussioni, citazioni e rifacimenti ancora oggi.
Gli ingredienti per il cult c’erano tutti: la storia di una possessione demoniaca, di una ragazzina stravolta dal diavolo che cammina a ragno sulle scale, fa volare gli oggetti, urla, vomita, insulta. Poi le tante sequenze proibite, tagliate in molte trasmissioni, che hanno contribuito alla leggenda del film. La materia de L’esorcista – tratto da un romanzo di Blatty – nasce per far discutere, ma Friedkin riesce anche a creare un film formalmente perfetto, in grado di resistere al tempo e di spostare i confini di un genere pur rispettandone i parametri.
La progressione, prima di tutto. Friedkin accumula tensione una scena dopo l’altra. La ragazzina (Linda Blair) e la madre (Ellen Burstyn) seguono un percorso parallelo, con l’avanzare della “malattia” della prima che si manifesta prima come un malore, poi con un comportamento bizzarro ad una festa e arriva infine al soprannaturale e all’orrore. Il film si svela lentamente, con il pathos che si accumula nelle scene meno turbolente. Gli effetti speciali, straordinari per l’epoca, non sono invasivi ma costituiscono un tassello di una regia attenta ai particolari, quasi attendista, fino alle inevitabili esplosioni.
In un periodo di zombie-movie irriverenti, dal linguaggio complesso e pieni di implicazioni culturali, L’esorcista si innalzava come un baluardo del cinema dell’orrore classico, al suo livello più alto. È un film pieno di simboli che tocca temi delicati, ma con un obiettivo e uno stile molto semplici. Tutto il cinema horror successivo – quello più sottile, meta-narrativo, parodistico oppure ironico – sarà da quel momento costretto a confrontarsi con l’opera di Friedkin e con la sua straordinaria capacità di creare un meccanismo immediato ma efficace per generare tensione.
Ci sarebbe molto da discutere circa gli aspetti più scandalistici del film, sul significato della storia, sul rapporto tra scienza e religione e tra questa e il suo lato più oscuro. L’incredibile Tubular Bells di Mike Oldfield, la misteriosa e simbolica sequenza iniziale, le scene cult (su tutte quella del crocefisso), l’ottima prova del cast, i salti negli aspetti più torbidi della religione, il volto del diavolo e le altre immagini subliminali inserite per pochi fotogrammi…tanti, troppi, sono gli elementi che hanno concorso alla creazione del mito.
Oltre a tutto questo, alle polemiche e al significato controverso, L’esorcista resta soprattutto un’opera che ha immortalato in modo impeccabile gli strumenti classici di un intero genere, diventandone un’opera di riferimento, che affascina e inquieta anche quarant’anni dopo.
Regia di di William Friedkin, con Ellen Burstyn, Max von Sydow, Linda Blair, Jason Miller, Lee J. Cobb
Genere: horror
Durata: 120 minuti
Voto: 8/10
(Fonte foto: Rete Internet)

