Nella “culla” del conflitto politico e sindacale il segretario generale della Fiom fa il punto sulla vertenza Fiat insieme ai giornalisti Ritanna Armeni e Francesco Romanetti.
La presentazione, ieri sera, del libro della giornalista Ritanna Armeni intitolato “ lo squalo e il dinosauro ”, dove provocatoriamente la parola squalo è associata alla figura di Sergio Marchionne e quella di dinosauro alla Fiom, è stata l’occasione per Maurizio Landini, segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, di fare il punto della situazione in cui si trova la vertenza Fiat, il conflitto sindacale nel più grande gruppo imprenditoriale privato italiano. Il dibattito, moderato dal giornalista de Il Mattino Francesco Romanetti, si è prolungato per due ore nella sala conferenze del centro sociale “ex distilleria ”, a Pomigliano, cioè a pochi passi dalla grande fabbrica automobilistica, dove nel 2010 iniziò il braccio di ferro tra l’azienda torinese e il sindacato diretto da Landini.
“La Fiat – ha detto Landini – sta cercando di cacciare la Fiom ma non c’è riuscita. Se la Fiom avesse firmato l’accordo di Pomigliano avrebbe tecnicamente firmato la sua morte. La Fiat ha scelto quella cosa lì per affermare un cambiamento radicale, per negare dovunque la contrattazione della prestazione lavorativa ”. Quindi, la stoccata ai sindacati firmatari del si a Marchionne: “ tutto ciò ha segnato la nascita di un sindacato aziendale e corporativo ”. E alla domanda di Romanetti sulla possibilità di una ricomposizione dell’unità sindacale, il leader della Fiom ha risposto così: “L’unità sindacale è un diritto delle persone che lavorano e che si può ricostruire solo con la democrazia nei luoghi di lavoro, eliminando la norma Sacconi ed approvando una legge sulla rappresentanza”.
Parte della discussione è stata dedicata anche all’interrogativo di Ritanna Armeni nel frattempo avanzato circa “la subalternità psicologica verso la Fiat”. “Penso agli articoli di Pietro Ichino ”, uno degli esempi riportati dalla giornalista. “ Ma se la situazione è questa è possibile ipotizzare una politica che tenti di fare una politica economica ?”, la successiva domanda di Romanetti. A quel punto Landini ha citato una serie di fatti, dalla presenza dello Stato nella Volkwagen e nella Renault allo stesso salvataggio della Chrysler “consentito dagli aiuti di Obama” .
Poi, la “provocazione” finale, firmata da Romanetti e relativa al sospetto sempre più serpeggiante di una Fiom che si voglia trasformare in un vero e proprio partito politico. Secca ma articolata la risposta di Landini: “ Se la Fiom decidesse di farsi partito morirebbe: la Fiom è visibile perché ha coperto un vuoto, perché combatte per i lavoratori e perché grazie ai suoi delegati e alla sue strutture territoriali riesce a resistere”.
(Fonte Foto: Rete Internet)






