Oggi in tutto il mondo lo straordinario evento “One billion rising” porterà nelle piazze e nelle strade un miliardo di donne e di uomini che le appoggiano per una colossale manifestazione contro la violenza sulle donne.
Oggi in tutto il mondo lo straordinario evento “One billion rising” porterà nelle piazze e nelle strade un miliardo di donne e di uomini che le appoggiano per una colossale manifestazione contro la violenza sulle donne. Da mesi sul web si sta organizzando l’evento con dettegli organizzativi inediti e interessantissimi, come ad esempio una canzone ed una coreografia creati ad hoc, facili da imparare, spiegati attraverso video chiarissimi, in modo che la stessa danza sia realizzata in tutto il mondo in maniera simile. Oppure la possibilità di utilizzare il sito per aderire ad eventi già programmati o programmarne uno nuovo, invitando alla partecipazione attiva e creativa una massa enorme di persone. Il risultato sono migliaia di adesioni di gruppi e associazioni e decine di migliaia di eventi in tutto il mondo.
A Napoli per l’evento che si svolgerà in piazza Plebiscito alle 16 e alle 17 alla Galleria Umberto, da un paio di settimane si svolgono prove per la danza “break the chain”, spezza la catena. A titolo di esempio citiamo il centro di Rio Abierto e la sede di Movimento Danza. Ma perché la danza? Nel testo della canzone si dice “danzo perché ne ho avuto abbastanza, danzo per fermare il dolore, per rompere le regole, per fermare le urla, per buttare tutto all’aria”. La danza viene proposta come un atto di insurrezione, come forma di liberazione e strumento di riparazione al dolore, all’identità strappata e fatta a pezzi dal violentatore. Davvero la danza ha questo potere? Sulla valenza terapeutica del movimento espressivo credo non ci siano più dubbi da tempo.
Il movimento è terapia a livello psico-fisico e da anni si sta sviluppando in tutto il mondo la danza terapia, che è una tecnica terapeutica specifica basata sulla creatività nel movimento. Nessuna violenza fisica è solo fisica e la violenza sessuale è tra le forme più distruttrici e devastanti per l’animo umano. E’ nel ritrovare il proprio corpo come spazio autentico e autonomo di dignità, come spazio della propria integrità psico-emotiva, della propria individualità espressiva e creativa che è possibile curare le più profonde ferite inferte dalla violenza. E la danza e il movimento appartengono da sempre al sapere originario e istintuale, agli strumenti più antichi che gli esseri umani hanno usato per curarsi e cucire o ri-cucire relazioni.
Ma nell’evento di oggi la danza viene proposta con ancora un altro significato. “Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro, basta scuse, basta abusi, noi siamo belle, belle creature”, sono altri versi della canzone. Un corpo che danza è un corpo vivo, attivo, che proclama la sua vitalità e la sua libertà, con una potenza ed immediatezza che nessun altro tipo di messaggio avrebbe. Un corpo che danza per qualcuno è una provocazione, ed è esattamente questo il motivo per cui danzare ed affermare la libertà di farlo, nelle piazze e nelle strade di tutto il mondo, diventa un atto di insurrezione.
Certo non è possibile pensare che la violenza sulla donna si possa sconfiggere solo con quest’arma.
Da questa rubrica già altre volte abbiamo sottolineato l’importanza dell’inserimento organico nel sistema di istruzione di strategie di lotta alla sottocultura che genera la violenza di genere e invece tutto è sempre affidato alla buona volontà di pochi. Da qualche mese, ad esempio, il libro “Non lo faccio più”, che è un libro testimonianza, una raccolta dei racconti di vittime e violentatori, è diventato un sito e un progetto per le scuole. L’obiettivo è quello di costruire semplicemente uno spazio di riflessione su queste questioni, lasciando emergere il vissuto personale, le idee, le proposte dei ragazzi, in modo che si confrontino e inizino a parlare. Iniziative di questo tipo dovrebbero essere costantemente e coerentemente inserite in tutti i curricoli scolastici
(Fonte Foto: Rete Internet)




