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L’altra faccia del progresso. “Mangio una sola volta al giorno e ci riesco grazie alla Caritas”: la storia di Claudio

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Anziano, solo e senza una casa in cui vivere. Da dieci anni Claudio, settantenne invalido, non ha un lavoro e “sopravvive” grazie alle cure dei volontari della Caritas.

Seduto sul ciglio della strada, in attesa di un bus. Dall’alto osserva i volti felici dei bagnanti, ed il suo sguardo tradisce un velo di tristezza. Eppure la forza per sorridere Claudio la trova sempre. “Arriverà tra poco”, mi dice, guardandomi mentre nervosamente fisso l’orologio e mi rassicura dicendomi che ogni giorno a quell’ora torna a casa in pullman. Faccio per ringraziarlo ed allontanarmi, ma sento di dover restare quando esclama: “Sono appena stato alla mensa della Caritas, in costiera ci vengo ogni giorno, ma non per il mare”, afferma sarcastico.

Allora, incurante del sole e del gran caldo, mi siedo accanto a lui ed ascolto la sua storia. In fondo Claudio ha solo bisogno di parlare con qualcuno.
“Mangio una sola volta al giorno, mi spiega, e ci riesco grazie alla Caritas. Anche oggi che è domenica, non ho nessun altro posto in cui andare”, dichiara con tono sommesso ed i suoi occhi d’un tratto diventano lucidi.
Gli chiedo allora se ha una famiglia, qualcuno che si prenda cura di lui, ma il racconto che ne segue è di quelli che lasciano senza parole:

“I miei genitori sono entrambi morti durante il terremoto dell”80, quello che colpì l’Irpinia facendo danni irreparabili”, ricorda. ” Ho una sorella, ma è troppo indaffarata per occuparsi di me”. “Eppure non sono sempre stato solo, racconta, prima lavoravo. Ero un allevatore di bestiame, mi svegliavo all’alba, la fatica era molta, ma ero contento perchè riuscivo a guadagnarmi da vivere ed avevo tanti amici”, afferma, e dal sorriso sulle sue labbra trapela la felicità di quei giorni.

E poi cos’è successo?
“Un giorno mi ferì ad un braccio mentre lavoravo, credevo fosse una sciocchezza, ma purtroppo non era così. Uno stupido incidente, quella macchina la utilizzavo ogni giorno. Eppure quel 17 luglio di 10 anni fa, mi distrassi un attimo e la mia vita cambiò per sempre. Ho perso in parte la funzionalità del braccio sinistro, lo Stato mi riconosce un’invalidità parziale per la quale mi corrisponde una minima pensione. Inutile dire che l’azienda di cui ero dipendente se ne è lavata le mani, impedendomi di continuare a lavorare. Non le dico che mi abbia licenziato, perchè non poteva farlo, visto che non avevo neppure uno straccio di contratto”.

Ha provato a chiedere consiglio ad un avvocato?
“L’ho fatto, ma è stato del tutto inutile. I diversi legali che ho contattato erano tutti concordi nello sconsigliarmi di intraprendere una battaglia legale che avrebbe comportato un dispendio enorme di tempo e denaro, ed io non potevo permettermelo. Ho cominciato quindi a bussare alle porte di amici e conoscenti per chiedere qualsiasi tipo di impiego, mi sarei accontentato di tutto pur di riuscire a vivere dignitosamente, ma ho ricevuto solo ‘porte sbattute in faccia’. Nessuno aveva voglia di prendere a lavorare ‘uno come me’, e da allora mi sono accontentato di sopravvivere”.

In che senso?
“Nel senso che la mia non è vita, ma solo sopravvivenza. Non ho nemmeno una casa, solo un posto per dormire, in un appartamento di amici. Non posso neppure usare la cucina, ed il bagno che mi hanno riservato è lontano dalla camera da letto. Ma ringrazio Dio di avere almeno un tetto per ripararmi dal freddo durante l’inverno. E poi ci sono i volontari della Caritas. Grazie a loro, non muoio di fame, nutro corpo e spirito ed è una delle mie poche gioie. E poi lì siamo tutti amici. Non devo vergognarmi del mio aspetto, nè dei miei “stracci”. Nessuno mi giudica, come non lo faccio io. Sono loro la mia famiglia, la mia unica ancora di salvezza”, sussurra quasi in lacrime ed il silenzio che ne scaturisce viene rotto improvvisamente dal clacson del bus.

“Il pullman è arrivato”, esclama poi ritrovando il sorriso, ed una volta a bordo, saluta i suoi compagni di viaggio, quei volti dimenticati dall’Italia del progresso e dell’indifferenza.
(Fonte foto: Rete internet)

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