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Il corpo è, per il bambino, lo strumento, il solo o quasi, prima del linguaggio, attraverso cui esprimere una sofferenza psicologica.

 Il termine "somatizzazione" indica il processo che porta ad esprimere un disagio psicologico mediante la comparsa di sintomi fisici. È da specificare che i sintomi lamentati dal paziente (crampo, sensazione di gonfiore, di rigidità, nausea etc) non sono affatto immaginari, è solo che non corrispondono ad un problema che origina dalla zona a cui è riferito il sintomo (ad esempio intestino, stomaco, etc.), ma origina invece dal sistema nervoso. Per dirla in altri termini, nella somatizzazione, il corpo si fa portavoce di conflitti intrapsichici e di disagi interiori: il corpo diventa dunque il palcoscenico privilegiato per esprimere in modo visibile determinati stati emotivi.

Oggigiorno, con i ritmi di vita sempre più veloci ed il moltiplicarsi dei fattori di stress cui ognuno di noi è sottoposto, le malattie psicosomatiche sono in netto aumento e rappresentano le risposte estreme dell’organismo di fronte a problematiche di natura affettiva ed emotiva e sotto le pressioni di tipo socio-ambientale. A questo proposito le "regioni" maggiormente interessate dalle malattie psicosomatiche sono: sistema cardiovascolare, sistema respiratorio, apparato gastroenterico, superficie cutanea e malattie dermatologiche, sistemi endocrino ed immunitario.

Tale discorso, si applica anche e soprattutto ai bambini. Molti sintomi e disturbi dei bambini e degli adolescenti costituiscono l’immagine somatica di un disagio psicologico, di una conflittualità affettiva ed ambientale. I bambini, infatti, quanto più sono piccoli, tanto più utilizzano il corpo come "il luogo ed il mezzo" privilegiato attraverso il quale esprimere il proprio malessere. Il corpo è infatti il primo mezzo con cui il bambino si pone in relazione con le figure significative e per questo motivo diviene luogo di veicolazione di importanti significati riguardanti la qualità dei propri legami affettivi e della strutturazione del Sé. Quando, invece le modalità di relazione con le figure di riferimento, in primis con la madre, risultano carenti, l’esperienza corporea può dare origine al sintomo somatico come tentativo di difesa da sentimenti di angoscia e di dolore.

I sintomi infantili sono segnali di un forte disagio personale ed interpersonale, sono delle reali richieste di aiuto, che in questa fase di vita non assumono svariate forme: si esprimono in maniera differente secondo l’età e l’organizzazione del sistema familiare e difficilmente passano attraverso la via della comunicazione verbale, privilegiando invece i canali comportamentali o somatici. Nella presa in carico terapeutica di un piccolo paziente è dunque molto importante non cadere nella trappola di svalorizzare la sintomatologia e di non dar credito ai sintomi lamentati dal bambino ma ascoltare tutto con attenzione, fornire al bambino e alla sua famiglia un luogo dove tale disagio viene accolto e sistematizzato ma soprattutto creare una solida e fattiva collaborazione tra specialisti, principalmente tra pediatra e psicologo.

Fonte foto: rete internet