Michele Andonaia, candidato di SEL alla Camera dei Deputati nella lista di Campania 1, parla dell’importanza della cultura e della scuola per lo sviluppo del Vesuviano.
Ci fu un tempo in cui il P.C.I., il partito comunista italiano, era una vera e propria Chiesa, tanto che i suoi capi avevano il diritto e il potere di scomunicare gli eretici e i liberi pensatori. Il numero delle dichiarazioni eretiche e delle immediate scomuniche crebbe di numero dopo che l’ Armata Rossa invase l’ Ungheria. Era l’autunno del 1956. I capi del PCI, esaminando l’elenco degli “eretici“ italiani che protestavano contro l’invasione e, perfino, strappavano la tessera, trovarono la conferma a un sospetto che da tempo rendeva agitati i loro sonni: quasi tutti i “liberi pensatori“ avevano studiato il latino e il greco.
Si decise dunque di sradicare definitivamente la sconcezza: e partì, tra cembali e grancasse, la campagna per liberare la scuola media dal nefasto insegnamento del latino, e per togliere aria al Liceo Classico. Con un motto d’ordine: il latino è classista, è antipopolare, è antioperaio. Del greco, non ne parliamo. La cavolata fu detta e ripetuta, per decenni, anche a Ottaviano. E a nulla valse far notare che tra il ’60 e il ’70 il Liceo Classico di Ottaviano permise ai figli di contadini, di uscieri, di tipografi, di barbieri, di diventare medici, ingegneri, fisici, avvocati. A nulla valsero le proteste di Concetto Marchesi, comunista della prima ora, umanista immenso, a cui Togliatti chiese di rivedere e mettere a posto grammatica e sintassi del testo della Costituzione.
Ma anche lui “eretico“: a confermare la regola. Nel 1946, quando l’ Assemblea Costituente si accingeva a votare l’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione Italiana, Marchesi era uscito dall’aula, per non votare una tale mostruosità giuridica e politica, un tale scempio della laicità dello Stato.
L’ottavianese Michele Andonaia, candidato da SEL alla Camera per Campania 1, è docente di Italiano e Latino presso il Liceo Diaz di Ottaviano (dovrei chiamarlo I.S.I.S. Diaz, ma la sigla mi dà l’impressione, non so perché, di una palestra fisioterapica). È un “libero pensatore“. Mentre una parte cospicua della sinistra strizza l’occhio alle sirene del liberismo, Michele attraverso la scuola e attraverso l’attività sindacale – è rappresentante di FLC-CGIL – ha potuto sperimentare quali danni produca il liberismo in salsa italiana, applicato a una società bloccata, in ogni sua parte, da interessi di casta. Il professore è un “libero pensatore“ che osa ancora credere che la scuola e la cultura siano al centro di tutto.
“Recentemente – gli dico- Fulvio Tessitore ha notato che nessuno, in questa campagna elettorale, parla di cultura, di scuola, di università, soprattutto a Napoli.“. E Michele commenta, amaro, che il nostro territorio fa notizia solo nella prospettiva negativa degli episodi di “mala politica“, della criminalità organizzata, della gestione “dissennata“ della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti“. «Bisogna rovesciare la prospettiva», dice, e lo ripeterà più volte, nel corso del colloquio. «Bisogna parlare dei valori positivi. Si dimentica con troppa facilità l’enorme contributo che la cultura può dare anche all’economia delle nostre zona. Bisogna Investire in cultura, tanto più nei momenti di crisi economica: essa salva il Paese dal degrado morale e dalla deriva economicista, perché cultura significa innovazione e creatività. Innovare per allargare la base produttiva, creando ricchezza da ridistribuire».
Mi fa piacere che Michele Andonaia parli di creatività e di innovazione. Solo la cultura può salvare il nostro territorio e il nostro Paese, poiché è necessaria l’intelligenza analitica per capire le radici dei problemi, e serve l’ intelligenza sintetica per trovare le soluzioni. Sul finire degli anni ’90, quando incominciarono a manifestarsi i primi segni della crisi del sistema, Umberto Eco e Luciano Canfora – due che si sono nutriti anche di latino e di greco – furono tra i primi a dire ai giovani che bisognava diventare “eretici“ contro certi aspetti del capitalismo e passare dalla cultura del “trovare un posto di lavoro“ a quella, più rischiosa, ma più affascinante, del “crearsi occasioni di lavoro”. Diventava indispensabile ridisegnare compiti e funzioni della Scuola, e ridefinire il rapporto tra Scuola e territorio. Mi pare che sia stato fatto poco.
«Purtroppo – dice Michele Andonaia – la Scuola si apre ancora troppo poco al territorio. L’habitat culturale e naturale del Vesuviano è uno straordinario museo vivente, che la Scuola ha l’obbligo di far conoscere agli studenti. A Ottaviano, per esempio, le chiese, i palazzi “trasudano” di cultura e di storia. Il Vesuvio ha la propria porta naturale nel comune di Ottaviano e da qui si apre quello scenario unico di bio-diversità che caratterizza il Parco Nazionale del Vesuvio. Sulle sue pendici è stata scritta la storia del nostro territorio, dagli Osci, ai Greci ai Romani sino all’epoca presente. Con i mie alunni ci divertiamo spesso a riscoprire nella toponomastica ottavianese il retaggio culturale del passato. È necessario che i nostri studenti entrino in contatto con tale inestimabile patrimonio attraverso un percorso di didattica mirata».
Michele Andonaia è docente presso un Liceo che per decenni è stato frequentato dai ragazzi di tutti i comuni del Vesuviano interno, da Volla a Terzigno. La crisi catastrofica della Circum minaccia anche la sopravvivenza delle scuole, delle loro funzioni culturali, della memoria storica: se non circolano le persone, non circolano le idee. Michele Andonaia si infiamma:
«La storia della circolazione del Vesuviano è intimamente legata alla Circumvesuviana. L’indecorosa parabola discendente del trasporto su ferro è un vulnus per tutto il territorio. Le logiche imprenditorialistiche e capitalistiche stanno mortificando la dignità delle popolazioni del Vesuviano impedendo il diritto allo studio e al lavoro La Campania ha bisogno di una nuova politica dei trasporti. Ne hanno bisogno gli utenti, i lavoratori e le Aziende, per non distruggere il patrimonio industriale necessario a tutta la collettività. Purtroppo, anche il trasporto su strada è al collasso. Nella stessa ottica va ripensata e definitivamente conclusa la SS268. I troppi lutti che la “superstrada” ha causato in questi anni impongono una riflessione attenta e matura. Una classe politica seria non può più permettersi il lusso dell’improvvisazione, ma deve agire con coraggio e fermezza». Coraggio e fermezza: in queste due parole è racchiuso ciò che resta della speranza.
(Quadro: Il Vesuvio e la Reggia di Portici, particolare. Di G.B. Lusieri, 1784)





