Ecco perchè i carabinieri e la direzione distrettuale antimafia puntano sul movente legato al fattore “C ” ( che sta per camorra ), l’unica economia forte dell’hinterland napoletano, territorio ad alto tasso mafioso.
Il sindaco di Brusciano, Angelo Antonio Romano, medico di base, è al centro di due inchieste e ha subito nel 2006 la rimozione con un provvedimento antimafia del governo. Romano, al suo secondo mandato, l’anno scorso è stato condannato in primo grado dal tribunale di Nola a 6 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici. L’accusa: aver chiesto una tangente di 500mila euro in cambio del rilascio di una licenza edilizia, finalizzata alla costruzione di 70 appartamenti, a un noto imprenditore locale del cemento, Angelo Perrotta, che lo ha denunciato non senza aver prima registrato la conversazione della presunta tentata concussione. Registrazione poi finita al centro del processo. Di recente un’altra tegola è caduta sul sindaco.
Quattro giorni fa il pubblico ministero della procura di Nola, Giuseppe Visone, nell’ambito di un altro processo, ha chiesto per il politico ex Udc una pena a 2 anni e 2 mesi di reclusione per aver assunto nel suo staff, in violazione delle norme statutarie del comune, il cugino di primo grado di un consigliere comunale di maggioranza. “ E’ una persecuzione mediatica – la smorfia del sindaco – io ho fatto tante cose buone per Brusciano, che volutamente non sono mai state messe in evidenza ”. Nel febbraio del 2006, quando Romano era al suo primo mandato, il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Tre le motivazioni dello scioglimento, la questione edilizia.
“ Nella variante al piano regolatore sono state valorizzate aree di proprietà di soggetti gravitanti in ambienti malavitosi – si legge nel decreto di scioglimento – inoltre una concessione è stata rilasciata, con una procedura in contrasto per diversi aspetti con la normativa di riferimento, al legale rappresentante di una cooperativa, strettissimo congiunto di un pluripregiudicato ritenuto elemento di spicco del clan egemone nella zona ” . A ogni modo tempo dopo il Consiglio di Stato ha bocciato il provvedimento riabilitando sindaco e consiglieri comunali. Resta però inquietante il quadro descritto dalle forze dell’ordine al momento della rimozione degli organi elettivi.
Nel decreto governativo di scioglimento del consiglio comunale la commissione d’accesso antimafia, spedita dal prefetto a indagare sulle sospette connivenze tra politica e camorra, ha “ acclarato – così è scritto testualmente – la sussistenza di anomalie, irregolarità ed illegittimità nella gestione dell’ente, che si sono concretizzate anche in atteggiamenti di favore nei confronti di personaggi gravitanti nell’ambito della criminalità organizzata. In particolare – si aggiunge – sono apparse sintomatiche della soggezione dell’apparato politico a scelte estranee agli interessi dell’ente, le procedure amministrative finalizzate all’assegnazione di locali da destinare ad attività commerciali.
La circostanza che allo svolgimento di queste procedure abbia direttamente presieduto un amministratore politico al posto del dirigente comunale e che le istanze pervenute siano state perfettamente coincidenti, nel numero e nelle tipologie richieste, agli esercizi da assegnare, ha fatto supporre alla commissione che le assegnazioni fossero state preordinate. Infatti – la specifica circostanza scoperta dagli investigatori – fra i beneficiari delle assegnazioni figura anche un soggetto in rapporti di contiguità con la criminalità organizzata locale. Soggetto che, qualche anno dopo, sulla base di certificazione tecnica, peraltro redatta da un parente che ricopre anche una carica amministrativa, nel comune, appunto, ha ottenuto l’assegnazione più vantaggiosa di un altro esercizio commerciale.
E ad assegnazione avvenuta, l’amministrazione comunale ha consentito alla stessa persona di beneficiare senza motivo dell’immobile a condizioni economiche più favorevoli rispetto a quelle del bando,e questo a danno delle casse comunali. L’organo ispettivo ha ipotizzato che l’ente abbia voluto disincentivare, con la previsione nel bando di condizioni particolarmente onerose, la partecipazione alla selezione, relativamente alla quale è infatti pervenuta la sola istanza del predetto, accordando poi condizioni più vantaggiose ad assegnazione avvenuta ”. Quindi il paragrafo relativo agli appalti pubblici. “ Anche nel settore degli appalti pubblici – si legge ancora nel decreto di scioglimento, risalente a sei anni fa – è emersa un’accentuata propensione dell’amministrazione comunale a deviazioni dal sistema di legalità.
Diversi appalti pubblici sono stati affidati anche a ditte i cui titolari hanno rapporti parentali o di frequentazione con esponenti della malavita organizzata. Negli affidamenti diretti per somma urgenza sono state riscontrate diverse irregolarità, quali l’insufficiente motivazione del ricorso alla procedura di urgenza, le gravi carenze nella documentazione relativa alla fase progettuale, la mancata acquisizione di notizie sui requisiti di ordine generale e tecnico-organizzativo-economico in possesso alla ditta prescelta. Particolarmente significativa è stata ritenuta dalla commissione la circostanza che il sindaco abbia di fatto prorogato l’applicazione del protocollo di legalità, stipulato dal medesimo con la prefettura per prevenire infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, subordinando la sua applicazione alla formale presa di conoscenza delle clausole in esso contenute da parte della giunta comunale, la quale solo venti giorni dopo ha espresso in un’apposita delibera la volontà di aderire all’accordo.
Nel frattempo e’ stata indetta una gara cui hanno preso parte anche ditte controindicate ai sensi della normativa antimafia. La commissione ha anche accertato che la giunta comunale ha unilateralmente dato disposizione agli uffici comunali competenti in deroga alle norme del protocollo. E’ stato inoltre evidenziato che in occasione dell’aggiudicazione di alcuni lavori a trattativa privata, l’amministrazione, sebbene avvertita dalla prefettura che per la ditta affidataria sussisteva il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata, non ha inteso provvedere alla risoluzione del contratto. Analogamente, e’ risultato che l’amministrazione ha proceduto ad approvare, in contrasto con il dettato normativo, gli interventi connessi ad una perizia di variante che al momento dell’ approvazione erano già stati eseguiti ed ultimati, con l’evidente scopo di sanare i maggiori lavori effettuati dall’ impresa affidataria.
Anche in questa circostanza, sebbene avvisato dal segretario dell’ente della illegittimità dell’atto, il sindaco non ha inteso procedere al suo annullamento né alla risoluzione del contratto. Da ulteriori approfondimenti è poi emerso che l’amministratore unico della ditta affidataria dei lavori è imparentato ad esponenti di spicco di un sodalizio criminale operante nella zona ”. Infine, la questione edilizia: “ Con riferimento al dilagante fenomeno dell’abusivismo edilizio, la commissione ha verificato una sterile attività di contrasto da parte dell’ente, inidonea quindi al concreto raggiungimento dei fini della tutela del territorio. Infatti non risulta mai definito l’iter sanzionatorio, con la demolizione del manufatto abusivo o la sua acquisizione al patrimonio comunale.
Nel settore edilizio la commissione ha ritenuto emblematiche di una gestione finalizzata al perseguimento di finalità diverse dal pubblico interesse, sia le determinazioni assunte dall’amministrazione comunale in sede di variante al piano regolatore generale, censurate poi dal competente organo provinciale, determinazioni con le quali venivano valorizzate aree nella titolarità di soggetti gravitanti in ambienti malavitosi, sia la concessione edilizia rilasciata, con una procedura in contrasto per diversi aspetti con la normativa di riferimento, al legale rappresentante di una cooperativa, strettissimo congiunto di un pluripregiudicato ritenuto elemento di spicco del clan egemone nella zona" . Il segretario comunale dell’epoca subì un’aggressione fisica da parte di un esponente politico del comune, irritato dall’atteggiamento del dirigente municipale teso alla tutela della legalità.
(Fonte Foto :Rete Internet)

