La necessità di cambiare: la speranza e la tenacia come punti di partenza

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Ieri sul lungomare liberato, tra una rissa e un gelato, si parlava degli ultimi eventi: Papa nuovo, governo precario, marò rispediti per evitare danni economici e il ricordo di un coraggioso don Peppe.

 Gli ultimi giorni sono stati intensi e pieni di eventi, proviamo a comporre un grandangolo delle notizie di quest’ultima settimana passata. La primavera torna ad illuminare la città di Napoli, ognuno si gode la città come può, ad esempio passeggiando sul lungomare liberato. Ieri erano tanti i grandi e i bambini che passeggiavano respirando l’odore del mare.

Tutto molto poetico se facciamo però finta che non sia successo niente di spiacevole. Qualcosa a dare fastidio ci deve pur sempre stare. Lungo la passeggiata di via Partenope, ieri è scoppiata una furiosa rissa tra venditori ambulanti, uno italiano e l’altro di origine asiatica. Una probabile lotta per la “difesa del territorio” un po’ come cani che sbranano gli altri cani marcando poi la zona facendo pipì. La categoria dei cani non si offenda per il triste paragone con attori sociali dementi che destabilizzano la serenità di una bella passeggiata mattutina. Un piccolo evento che un po’ rovina la seconda notizia da descrivere in questa riflessione: l’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli ha organizzato per i giorni 3, 4 e 5 aprile le “Giornate per la Cultura”.

Incontri che avverranno presso il convento di San Domenico Maggiore. Tanto per essere sintetici, la migliore descrizione dell’iniziativa è quella riportata nel sito del Comune di Napoli, eccone uno stralcio: “Temi centrali degli incontri saranno individuati nella cultura come bene comune, con particolare riguardo all’utilizzo degli spazi pubblici e urbani, alla tutela dei beni culturali come riappropriazione da parte dei cittadini e con nuovi modelli di gestione. Saranno inoltre raccontate e valorizzate esperienze ed identità che rappresentano punti focali di azione culturale sul territorio per un sentiero di sviluppo e crescita civile: la cultura come forza per la comunità che affonda le radici nell’attività educativa, nella promozione sociale dove i talenti e le vocazioni territoriali dialogano con il tessuto urbano e ne rimodellano gli spazi”.

La primavera torna ad illuminare la città, dicevamo, e come prevede il luogo comune, si spera che la nuova stagione porti una nuova vitalità e nuove speranze di successi. Intanto, tra una speranza e buon augurio, il Presidente della Repubblica Napolitano, impazzisce (ma nemmeno più di tanto) per trovare una soluzione adatta a questa nazione. La necessità di dare il comando a qualcuno per governare la nostra nazione è richiesta ormai da tutti, Europa compresa, quell’Europa che una volta vedevamo come madre e adesso come matrigna. Il risultato è un mandato precario e tanta attesa di sviluppi positivi. Per ora dobbiamo attendere e accontentarci. “Senza dubbio in questo momento abbiamo bisogno di unità” ha dichiarato ieri il Presidente Giorgio Napolitano, unità e senso di patria, e possibilmente coraggio, credibilità e coerenza nel difendere le proprie scelte, aggiungiamo noi. Tutto ciò andrebbe messo in pratica più che enunciato.

Sarebbe, infatti, interessante ascoltare cosa pensano davvero, a telecamere spente, i due marò in India dopo l’imbarazzante tiritera dei giorni scorsi che i decisori vogliono far passare per scelta diplomatica, sempre convinti che gli italiani siano stupidi e non notino piuttosto, quanto questa nazione debba imparare ad essere meno ridicola. Speriamo nei prossimi tempi quindi, affinché ovviamente, qualcosa migliori anche qui da noi in Campania. E’ giusto il caso di ascoltare Papa Francesco che ieri ha detto nel suo discorso “Non lasciatevi rubare la speranza, per favore, non lasciatevi mai rubare la speranza”. Sua Santità fa parte delle novità di questi ultimi giorni, un po’ una sorpresa per tutti.

Una sorta di mito salvifico di cui questa contemporaneità aveva davvero bisogno. Quando una popolazione vive un grande periodo di crisi, si percepisce profondamente la necessità di adorare miti visibili, tutori antipanico e portatori di cambiamento. Speriamo solo che questo entusiasmo sia tenuto in vita dai fatti. Negli ultimi giorni, restando in tema, è avvenuto poi lo storico incontro tra Papa Francesco e Benedetto XVI. La rappresentazione carismatica che acquisisce chi diventa Papa, non è soltanto una questione religiosa, è anche e soprattutto una questione sociale. Sia per chi è credente, sia per chi non lo è. Un Papa, con atti e simbolismi, può determinare l’andamento arbitrario delle scelte inconsce e pubbliche delle comunità mondiali.

Vedere poi, contemporaneamente nello stesso contesto storico, due Papi, è significativo per tradurre questa coincidenza unica, nell’evoluzione culturale e mutevole dello scibile umano nella modernità mondiale. Un ultimo pensiero va a don Peppe Diana. E’impossibile crescere senza ricordare chi ha favorito il cambiamento. Il 19 marzo si è commemorata la sua scomparsa avvenuta alle 7.25 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico. Un killer, figlio di questa camorra vigliacca e di questo Stato assente, gli sparò cinque colpi di pistola, uccidendo all’istante un uomo impegnato con tenacia contro il crimine organizzato.

Un sacerdote, un ministro della Chiesa, ma soprattutto un uomo, che ha fatto a pugni, rimboccandosi le maniche dei paramenti, contro i sistemi minacciosi e contro le guapparie di chi toglieva ossigeno e dignità alla povera gente. Buona settimana Santa a tutti i lettori e a tutti coloro che questa speranza la alimentano con il coraggio delle iniziative positive.

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