Il villaggio globale non ha fatto sparire la geografia. Anzi, ha accentuato i divari tecnologici tra connessi ed esclusi, proponendo nuove fratture territoriali che si sommano alle altre.
La diffusione delle nuove tecnologie nei settori della comunicazione e dell’informazione, negli ultimi anni, non è stata omogenea e ha aggiunto una nuova frattura alle disuguaglianze che separano Stati e regioni nei livelli di sviluppo. La favola del mondo più piccolo e connesso, se è vera per una porzione ristretta del globo (e all’interno di questa non per tutte le regioni), è un falso gigantesco se si ragiona alla scala globale. I nuovi strumenti stanno ulteriormente aprendo i divari tra chi può accedervi e chi no, con conseguenze prevedibili in termini sociali ed economici.
L’innovazione tecnologica facilita la comunicazione e la circolazione di idee e, oltre all’impatto sulla vita quotidiana di ognuno, ha un ruolo determinante nel risolvere alcuni nodi della crescita.
La tutela dell’ambiente, l’istruzione, la creazione di infrastrutture adeguate, la produttività economica, tutti questi obiettivi possono trarre benefici dalla diffusione di idee e strumenti nuovi tra gli imprenditori e la popolazione. Le grandi organizzazioni internazionali stanno da tempo incentivando questa diffusione nelle aree meno sviluppate, ma l’aumento numerico dei dispositivi – per quanto importante – non è sufficiente se non è accompagnato da un incremento delle conoscenze e della “cultura” tecnologica.
Gli indicatori statistici fotografano diverse sfumature, più complesse di una semplice spaccatura Nord-Sud. Negli ultimi 20 anni il divario nel numero di PC per abitante tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo si è notevolmente ridotto; ma all’interno dei due “blocchi” la realtà è assai diversificata.
L’Europa meridionale – Spagna, Portogallo, Italia – presenta numeri molto bassi, circa 30-40 computer ogni 100 abitanti, cifre lontanissime da quelle dei Paesi dell’Europa del Nord ma anche dai dati di alcuni Paesi asiatici come la Corea del Sud (65-70 su 100). Il miglioramento nella dotazione dei Paesi in via di sviluppo è il risultato soprattutto della crescita economica di alcuni giganti come Brasile, Sudafrica e Cina, mentre larga parte dell’Africa sub-sahariana, dell’America latina e dell’Asia sono completamente tagliate fuori dalle connessioni, con cifre record (in negativo) di 1 computer ogni 100 abitanti registrate in diversi Paesi.
La forbice tra Nord e Sud si allarga se si passa al dato delle connessioni internet.
Il divario anche in questo caso è in leggera diminuzione, ma a ritmi molto lenti e per merito di un numero ristretto di Paesi. In Africa, solo il 5% della popolazione ha un accesso internet. In America Latina le cose vanno leggermente meglio, con il 15% della popolazione-utente.
Dall’altra parte del mondo (non in senso geografico), Paesi come Norvegia e Paesi Bassi hanno circa il 90% della popolazione connessa. Ancora una volta, il cambio di scala a livello regionale porta nuovi spunti di riflessione; nell’aria UE la distanza tra i Paesi nord-occidentali e quelli meridionali è ancora altissima, mentre sorprende la diffusione della rete internet nei nuovi Stati membri orientali, che fanno registrare percentuali molto vicine a quelle dell’Europa occidentale e settentrionale e in media molto più alte rispetto ai Paesi del sud europeo (Italia compresa).
Le differenze nella distribuzione dei domini sono ancora più marcate: Stati Uniti (primato assoluto) ed Europa occidentale accentrano la quasi totalità delle registrazioni.
Un dato ovvio, sul quale comunque vale la pena riflettere, è la correlazione tra sviluppo economico e diffusione delle nuove tecnologie. Al vertice non mancano alcune sorprese, in particolare quelle di Paesi ad alto reddito ma ancora indietro nelle tecnologie (alcuni stati asiatici), mentre in fondo si registra una distribuzione più regolare: le economie più povere del mondo sono anche quelle meno sviluppate nell’innovazione.
La soluzione del problema è stata cercata soprattutto attraverso la diffusione degli strumenti e degli incentivi.
Anche in Italia si punta al miglioramento quantitativo, con i sussidi per l’acquisto di PC e l’aumento delle aree di territorio coperte dalla connessione veloce. La dotazione materiale non risolve certo il problema, in quanto risulta necessaria anche la diffusione di una cultura tecnologica (utilizzo, manutenzione, opportunità) che faccia partecipare effettivamente le fasce oggi escluse alla (presunta) connessione globale, senza confinarle al ruolo di semplici consumatori.
Ma un’analisi svolta a scale diverse ci insegna anche che il divario tecnologico non è solo una questione tra Nord e Sud del mondo. Esistono tanti Nord. Il Regno Unito non è la Svezia, l’Italia non è il Regno Unito, il Mezzogiorno non è il Nord del Paese. Le linee di frattura sono complesse e diversificate e, in tutti i campi, sono ostacoli decisivi per lo sviluppo locale.
(Fonte Foto:Rete Internet)

