La Casa di Fede Alvarez rilegge il cult di Raimi senza scopiazzarlo ma riproponendo con personalità gli elementi classici del genere.
Fede Alvarez è un giovane regista uruguaiano che nel 2007 raggiunse una grande visibilità grazie ad una piccola produzione pubblicata su Youtube. L’operazione low cost fu un successo e portò Alvarez all’attenzione delle case di produzione americane. Da quei primi contatti è nato La Casa, supervisionato e prodotto da Sam Raimi.
Il film dell’uruguaiano non è un remake o un sequel del celebre cult di Raimi (del 1981). Si potrebbe parlare piuttosto di aggiornamento di un classico, che ne riprende in parte la trama ma con uno stile e un’interpretazione personali. Il plot vede il solito gruppo di ragazzi alle prese con un weekend in una casa nel bosco per risolvere i problemi con la droga di una di loro. L’incubo inizia quando, dopo la lettura di un misterioso libro trovato nella casa, la più debole del gruppetto sembra posseduta dai demoni. La storia del genere horror è stata piena di alti e bassi, rinascite improvvise e lunghi periodi di stagnazione. La saga di Raimi ebbe il merito di rileggere l’orrore con ironia, pratica non diffusissima negli anni Settanta.
Da quel momento una delle principali spaccature del genere divenne proprio quella tra i film “che si prendono sul serio” e gli altri. L’età dell’oro dell’horror asiatico ha partorito opere pesanti e cervellotiche, seguite dai relativi remake americani; la scuola spagnola, invece, ha preferito spesso un linguaggio volutamente esagerato e divertito. L’operazione di Alvarez era rischiosa sotto molti punti di vista, sia per le difficoltà del genere sia per il confronto inevitabile con il “mito” originale. Nel complesso il risultato può essere considerato soddisfacente.
In primo luogo il grande merito del regista di Montevideo è stato di cercare una via personale alla rilettura del classico. Dove la saga di Raimi, soprattutto nei capitoli successivi al primo, arrivava quasi a una dimensione parodistica, La Casa di Alvarez sceglie una chiave seriosa e di conseguenza molto più oscura e terrificante. Il regista pesca dai clichè truculenti e costruisce momenti di terrore e violenza puri, con una buona dose di splatter e senza pause per lo spettatore. La Casa è un film duro e denso, con la tensione che si accumula una sequenza dopo l’altra. La regia riprende trovate e strumenti noti con tagli originali. La sceneggiatura fa un lavoro discreto, senza strafare, ma mostrandosi più solida e logica rispetto alla media dell’horror contemporaneo.
Alvarez ha creato un’opera con le fattezze dei classici. Il suo linguaggio serio e sanguinolento rinuncia allo stesso tempo sia alle riletture ironico-postmoderne sia allo stile più onirico e visionario che aveva caratterizzato i pochi horror apprezzabili degli ultimi anni. Questo è un pregio e un limite insieme: la buona tenuta complessiva del film tiene i piedi saldi nella tradizione, per quanto riletta con stile personale. La Casa riesce nel miracolo di ottenere un risultato difficile (fare un buon film dell’orrore oggi) nel modo più semplice (pescando tra i classici). Messe da parte le influenze surreali, le citazioni, le finezze meta-narrative e le altre tendenze contemporanee del genere, Alvarez impacchetta un film solido e quadrato, dove l’elemento di innovazione vero è la capacità ritrovata di creare tensione.
Regia di Fede Alvarez, con Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore
Genere: Horror
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: 9 maggio 2013
Voto 6,5/10
(Fonte foto: Rete Internet)

