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La Terra dei Fuochi brucia: l’offensiva della Forestale

I cittadini sono esasperati. Intanto il Corpo Forestale mette a segno una serie di arresti. E nel disegno di legge di stabilità il governo stanzia dieci milioni all’anno per un triennio.

La Terra dei Fuochi brucia di nuovo: roghi dappertutto e popolazioni esasperate. Gente avvilita, che in alcuni territori,ad Acerra per esempio, ha improvvisato istintive quanto inutili ronde notturne per scovare gli inquinatori. Intanto le fiamme di veleni sono state spente dal caso, da una santa madre pioggia che ieri ha interessato tutto l’entroterra napoletano e casertano.

Ma la sensazione è quella della tregua armata in una guerra tornata a divampare, nonostante la recente legge che prevede l’arresto per il reato d’incendio di rifiuti. Ma è scattata la controffensiva dello Stato. Il Corpo Forestale ha infatti messo a segno un’operazione contro gli avvelenatori di terra, aria e suolo. Nello spazio degli ultimi due giorni sono state arrestate tre persone, a Villa Literno, a Giugliano e a Caivano. Gli uomini del generale Sergio Costa hanno elaborato un nuovo metodo investigativo, che stavolta esula dai controlli aerei o stradali e che si basa su un complicato incrocio di indizi documentali. Sempre ieri il governo ha approntato una serie di misure destinate alla Terra dei Fuochi: dieci milioni di euro all’anno inseriti nel disegno di legge di stabilità.

Finanziamenti da destinare nel triennio 2015-2017 per il rafforzamento dei controlli e la repressione dei reati ambientali. Però lo sconforto resta. L’incendiario di veleni può essere chiunque. Basta dare un’occhiata agli ultimi tre arresti della Forestale. In manette sono finiti, nell’ambito di altrettante operazioni distinte, un imprenditore del settore nautico, una nomade e un giovane disoccupato. L’imprenditore, 45 anni, aveva bruciato rifiuti speciali, scarti di lavorazione, in una grossa graticola di metallo installata nella sua fabbrica di Villa Literno. Giudicato per direttissima, ha subito una condanna a 16 mesi. La donna, 51enne, di etnia rom, è stata invece sorpresa in una località di campagna, Masseria del Pozzo, a Giugliano. Stava trasportando quindici fusti, enormi, da 200 litri, contenenti dicloropropene, un pesticida usato in agricoltura.

Durante i controlli soltanto due dei bidoni sono risultati ancora pieni. E’ stato accertato che il resto del carico sia stato versato nella campagna. La donna è stata denunciata per avvelenamento. Svuotare i fusti di metallo è un business redditizio. Ferro e rame vengono infatti fusi nei roghi clandestini che flagellano la Terra dei Fuochi. Infine, l’ultimo arresto: una storia di povertà e ignoranza. A Caivano, in località quattro vie, è stato bloccato un giovane di 25 anni, di Afragola, senza lavoro da sempre. Stava bruciando alcuni elettrodomestici, tra i quali un frigorifero, accanto a un campo di bietole. Anche in questo caso il rogo sarebbe servito a separare grossolanamente le parti in ferro da quelle in gomma proprio per ricavare quanto più metallo possibile. Tre casi diversi, dunque, per un unico effetto: la contaminazione sistematica di un ecosistema già compromesso.
(Fonte foto: Rete Internet)

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