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La Russia e la pace

“La pace nel mondo può passare soltanto attraverso la pace dello spirito, e la pace dello spirito solo attraverso la presa di coscienza che tutti gli esseri umani sono come membri della stessa famiglia…”

Nel mondo c’è una continua corsa al riarmo. Crescono a dismisura le spese militari. Una politica economica finalizzata all’aumento delle spese militari costituisce una strada pericolosa da percorrere e fa aumentare anche la corruzione interna a quella nazione, oltre ad invogliare quel Paese a intraprendere azioni militari con una probabilità decisamente più notevole. E la crisi tra Russia e Ucraina ne è un esempio. La tensione tra i due Paesi è arrivata a un punto tale in cui l’uso della forza militare è, purtroppo, ormai una possibilità concreta.

Questo prevedibile comportamento russo rappresenta, secondo alcuni esperti osservatori, la conseguenza se non l’inevitabile passo finale di una politica economica strumentale al riarmo. L’economia russa, infatti, è debole in questo momento della sua storia e, a questa, si associa un’eccessiva spesa militare. Di tale evoluzione sono responsabili Vladimir Putin e il suo gruppo di potere.

All’indomani della Guerra Fredda, infatti, la Russia aveva drasticamente tagliato le sue spese militari. Ma una volta salito al potere Putin alla fine del 1999, in pieno dissesto socio-economico, il cambio di rotta è risultato evidente: all’auspicata stabilizzazione macroeconomica sono associati, infatti, l’offensiva militare in Cecenia e spese militari che sono aumentate in un solo anno del 36%. Negli anni che sono seguiti la tendenza si è consolidata. L’azione militare russa, sempre secondo attenti osservatori, seppure avesse successo in termini strategici, non risolverà in ogni caso i problemi del futuro declino economico del Paese.

Essa viceversa accelererà lo sgretolamento di un sistema economico fragile e dipendente dai prezzi internazionale di petrolio e gas naturali. La spirale devastatrice che si è innescata è destinata, purtroppo, a non arrestarsi in tempo breve ma a riproporsi e rimodellarsi. Invertire questo processo è possibile, secondo molti. Ma il nuovo corso dovrebbe basarsi su una stretta cooperazione e integrazione economica con i Paesi guida dell’economia mondiale, vale a dire Stati Uniti, Unione Europea e Cina. La Russia di Putin, però, a questo punto è sola nella sua ossessione militare.

Il Segretario di Stato vaticano, parlando di questa delicata situazione ha detto: “L’auspicio è che nella situazione, che è preoccupante, come tutti hanno rilevato, ci si possa parlare. Noi auspichiamo che si cerchino soluzioni negoziate e io credo che in Ucraina si può cercare una soluzione in cui ciascuna delle parti possa salvaguardare i suoi interessi e, salvaguardando i suoi interessi, soprattutto salvaguardare il bene del Paese e della popolazione”. Anche la Chiesa italiana ha invitato tutti i cristiani domenica prossima a pregare per la pace in quelle terre. È importante far sentire la presenza e la nostra vicinanza ai fratelli ucraini (tanti soggiornano nelle nostre case, per accudire i nostri malati e anziani) che vivono con grande apprensione questo momento di incertezza sociale nel loro Paese, in particolare a quanti, lontani da casa, convivono col senso di impotenza per non poter aiutare concretamente i propri cari.

La storia ci insegna che le guerre si fanno sempre per “affari economici”. Vista la dipendenza europea dalle forniture di gas russo, mi chiedo se sarà possibile, in un domani venturo, trovare fonti di approvvigionamento alternative, per non dipendere più dalla Russia e per evitare future aggressioni. Diceva il Dalai Lama: “La pace nel mondo può passare soltanto attraverso la pace dello spirito, e la pace dello spirito solo attraverso la presa di coscienza che tutti gli esseri umani sono come membri della stessa famiglia, nonostante la differenza di fedi, di ideologie, di sistemi politici ed economici”.
(Fonte foto: Rete internet)

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